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Mancata zona rossa, Crisanti sarà il super consulente della procura di Bergamo: “Ora voglio scoprire la verità”

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Nuovi sviluppi per l'inchiesta per epidemia colposa: con la nomina a consulente tecnico d'ufficio del direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova sbarca in Lombardia il "modello Veneto"

Crisanti consulente della Procura di Bergamo

Già la prossima settimana verrà formalizzata la nomina del direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova Andrea Crisanti come consulente tecnico d’ufficio della Procura di Bergamo nell’ambito delle indagini per epidemia colposa sulla mancata zona rossa nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro e sulle eventuali negligenze commesse all’interno del presidio ospedaliero “Pesenti Fenaroli”, argomento su cui TPI ha pubblicato un’inchiesta in più parti. A darne conferma è la Procura di Bergamo, che ha contattato il virologo come super esperto per fare luce sugli aspetti tecnico-scientifici di questa delicata vicenda.

Raggiunto telefonicamente da TPI, il professor Crisanti ha dichiarato: “E’ la prima volta che vengo chiamato a svolgere un ruolo così delicato e se l’incarico verrà confermato sarò molto contento di collaborare con la Procura di Bergamo. Ce la metterò tutta per aiutare i pm ad arrivare alla verità”. I dettagli dell’incarico e il numero di eventuali collaboratori su cui Crisanti potrà contare non sono ancora noti e saranno tema di discussione dell’incontro con i pm che avverrà a Bergamo nei prossimi giorni.

Crisanti, tuttavia, ci conferma che, come aveva già dichiarato a ridosso dell’esplosione del primo focolaio lombardo-veneto, “Il 21 febbraio bisognava chiudere tutto subito: la Lombardia e parte del Veneto. Questo l’ho detto immediatamente. Sono stato l’unico a dirlo. C’è una mia intervista su Il Tempo di quei giorni e non mi rimangio nulla di quello che ho detto. Il 25 febbraio c’erano i dati di Vo’ che dimostravano che c’era già il 3 per cento della popolazione infetta. La situazione era già drammatica e bisogna chiedersi su quale base sono state fatte certe dichiarazioni. Il 26 febbraio noi abbiamo pubblicato i dati di Vo’ e se già allora il 3 per cento della popolazione era infetta è chiaro che gli stessi livelli si sarebbero trovati in altre zone. Con un tempo di replicazione di 5 giorni e un RT di 3, ciò significa che il 4 marzo, quando ormai erano passati 15 giorni, il virus era già arrivato al 20 per cento. I dati erano lì davanti a loro, che cosa hanno fatto con i dati del Veneto? Errori ne hanno fatti tutti, ora stiamo ricostruendo. Io il 17 marzo ho presentato alla Regione Veneto un documento, che è stato acquisito, in cui chiedevo di testare e bloccare tutte le case di cura. Lo sa che nella delibera l’hanno levata questa cosa?”.

In pratica, il medico che ha lanciato il modello dei tamponi a tappeto in Veneto dovrà fornire consulenze sulla gestione dell’emergenza Coronavirus nell’area della bergamasca, dalle mancate zone rosse alle decisioni prese quel 23 febbraio per l’ospedale di Alzano dopo la conferma delle prime positività. Dunque, nell’inchiesta per epidemia colposa, che ha già due persone iscritte sul registro degli indagati, è il momento delle perizie scientifiche dopo le audizioni che sono già avvenute le scorse settimane con il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, con l’assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera, con il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti, con il premier Giuseppe Conte. e i ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. Nei mesi precedenti erano già stati sentiti anche il direttore generale dell’ASST Bergamo est, Francesco Locati e l’ex direttore generale dell’assessorato al Welfare, Luigi Cajazzo, sostituito in questi giorni da Marco Trivelli, volto della scuola ciellina cresciuta nel ventennio di Roberto Formigoni.

Crisanti si è già interessato al caso Lombardia. Infatti, in un articolo del giornale dell’Università di Padova Il Bo Live il virologo parla dei test sierologici nelle aree di Bergamo, Brescia e nella cintura industriale di Milano e dice chiaramente di “aspettarsi delle sorprese”. Secondo lui, “a fine febbraio la situazione nelle tre città era paragonabile a quella di Vo’, dove il virus aveva contagiato un abitante su venti. Quindi ci si devono aspettare dei picchi anche in alcune zone della Lombardia”.

Chi è Andrea Crisanti

Nato il 14 settembre 1954, Andrea Crisanti è un virologo e scienziato romano che è diventato un medico di fama mondiale. Nel periodo in cui ha insegna all’Imperial College di Londra, è riuscito ad eliminare i vettori della malaria in zanzare geneticamente modificate durante una sperimentazione. Autore di molti contributi scientifici apparsi su importanti pubblicazioni internazionali, nel 2011 diventa caporedattore della rivista “Annals of Tropical Medicine and Parasitology”.

Crisanti è stato il primo ad aver trovato un test rapido in grado individuare con tamponi di saliva il Coronavirus in meno di tre ore, quello che poi è diventato il tampone fatto su scala nazionale. Già il 4 febbraio 2020 l’ospedale dell’Università di Padova era pronto ad effettuare i test, che inizialmente sono stati fermati e non finanziati dalla Regione (come abbiamo raccontato in questa inchiesta), anche se il Veneto risultava già il secondo focolaio dopo la Lombardia. Poi il governatore Zaia fa marcia indietro e il Veneto diventa capofila della politica dei tamponi “a tappeto”, di cui oggi Crisanti chiede la paternità.

Per quanto in molti lo definiscano irriverente, schietto e ribelle, soprattutto dopo le puntualizzazioni che ha riservato al governatore Zaia, in realtà Crisanti è molto riservato e lo è anche in questa fase che precede la nomina ufficiale da parte della procura di Bergamo.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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