Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 13:54
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Cronaca

Neomamma si addormenta in pausa pranzo e viene licenziata: il giudice annulla il provvedimento

Immagine di copertina
AGF

Risarcimento da 35mila euro

Una donna, impiegata in un’azienda, è stata licenziata a Varese dopo che si era appisolata durante la pausa pranzo ed era stata scoperta. La dipendente, che lavorava nella ditta da anni ed era rientrata dopo la maternità, dovrà adesso essere risarcita. Un riposino per recuperare il sonno arretrato, spezzato dalle notti in bianco passate ad accudire il figlio neonato. A tre anni di distanza il provvedimento è stato revocato dal giudice.

Alla donna è stato riconosciuto il risarcimento e il Tfr. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la 35enne impiegata amministrativa aveva deciso di anticipare il rientro dalla pausa pranzo proprio per riposarsi prima di ricominciare a lavorare. All’epoca, nel 2023, era diventata mamma da poco e per questo la notte non riusciva a dormire. La giovane si era recata nell’infermeria dell’azienda: qui si è stesa sul divanetto finendo per addormentarsi. Non potevano non accorgersene i superiori che hanno deciso di licenziare la donna.

La vicenda è finita in tribunale. La giudice Federica Cattaneo della seconda sezione civile, dopo aver ascoltato diversi testimoni e aver ricostruito i fatti, ha deciso di dichiarare nullo il licenziamento. Il fatto che la donna abbia timbrato il cartellino al rientro anticipato dalla pausa pranzo è stato ritenuto ininfluente e non idoneo a giustificare il licenziamento. Inoltre, l’impiegata era rientrata a lavoro a gennaio dopo il periodo di maternità. Il figlio era nato a giugno 2022. Il licenziamento è avvenuto quindi prima che il piccolo compisse un anno. In Italia questo è vietato per legge.

“La condotta della lavoratrice non integra affatto gli estremi della giusta causa di licenziamento […], piuttosto di un comportamento che avrebbe dovuto essere sanzionato esclusivamente con un provvedimento conservativo”, si legge nella sentenza. La 35enne in un primo momento aveva deciso di chiedere il reintegro, salvo poi rinunciare vista l’assunzione in un’altra azienda: ora le spettano 35mila euro di indennizzo, il Tfr e i contributi arretrati.

Ti potrebbe interessare
Cronaca / Alessandro Di Battista torna in Italia: oggi il volo sanitario da Cuba
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Cronaca / Bestemmia dopo aver schivato un pedone: multato per "oltraggio alle divinità della religione di Stato"
Ti potrebbe interessare
Cronaca / Alessandro Di Battista torna in Italia: oggi il volo sanitario da Cuba
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Cronaca / Bestemmia dopo aver schivato un pedone: multato per "oltraggio alle divinità della religione di Stato"
Cronaca / Emanuela Orlandi, spunta un flauto nei laboratori dei Ris: "Potrebbe essere il suo"
Cronaca / Milano, bambina di 2 anni muore in ospedale: era arrivata con un forte mal di pancia
Cronaca / Migliorano le condizioni di Alessandro Di Battista: "Dopo l'operazione ha parlato"
Cronaca / Strage di Pietralata: “È stata la moglie a sparare al marito e alla figlia”
Cronaca / La madre dell’assassino di Cinzia Pinna: “Mio marito mi ha picchiata e minacciata di morte per 30 anni”
Cronaca / Di Battista è stato operato a L’Avana: “Sta affrontando nel migliore dei modi la fase post-intervento”
Cronaca / Uccisi in ambulanza: “Spada era ossessionato e agiva con logica seriale”