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Coronavirus, anche Salvini vuole lo scudo penale per i politici. Poi la retromarcia

Dopo la proposta di modifica al decreto Cura Italia del Pd, che vuole proteggere dalla responsabilità penale i dirigenti medici e amministrativi, ne arriva una simile a prima firma Matteo Salvini. Poi il dietrofront: "L'emendamento si presta a fraintendimenti"

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 4 Apr. 2020 alle 14:55 Aggiornato il 4 Apr. 2020 alle 15:58
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Immagine di copertina
Il segretario della Lega Matteo Salvini. Credit: ANSA/ANGELO CARCONI

Coronavirus, scudo penale per i medici e le amministrazioni: ritirato l’emendamento della Lega

Solo qualche giorno fa, TPI aveva svelato che il Pd ha depositato un emendamento (a prima firma Marcucci) al decreto Cura Italia per introdurre uno scudo penale per dirigenti medici e amministrativi alle prese con l’emergenza Coronavirus. Non si tratta però dell’unica proposta di modifica del ddl (attualmente sotto esame in Commissione Bilancio al Senato) avanzata in questo periodo. Anche la Lega ne ha presentata un’altra, ma Matteo Salvini, primo firmatario dell’emendamento leghista, si è affrettato ad assicurare che la proposta di modifica verrà ritirata.

Ma andiamo con ordine. L’emendamento proposto dalla Lega esonera dalla responsabilità “penale, civile, contabile e da rivalsa” i datori di lavoro di operatori sanitari e socio-sanitari e tutti i soggetti preposti alla gestione della crisi legata al Coronavirus. Al contrario, rimane inalterata la responsabilità civile per “il solo ente di appartenenza del soggetto operante”. In altre parole, la Lega ha chiesto che – in caso di danni agli stessi operatori o a terzi – non si possa agire nei confronti della dirigenza di strutture come case di riposo, ospedali, asl, ma che si possa soltanto chiedere il danno all’ente stesso. Uno scudo penale, dunque, per i dirigenti di tali strutture sanitarie, ma anche per “tutti i soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria”. Una formula, quest’ultima, che come spiegato a TPI dall’avvocato bergamasco Roberto Trussardi, che segue da vicino il caso di Alzano Lombardo, “si presta anche all’eventuale difesa dei soggetti propriamente politici, qualora vengano imputati in concorso con i dirigenti sanitari”.

Il controverso emendamento in questione, come già anticipato, è stato ritirato dalla Lega stessa. “Tutelare la vita e il lavoro di tutti coloro che sono in prima linea – ha dichiarato infatti stamattina Salvini – come medici, infermieri, operatori sanitari, dirigenti è e resta il nostro obiettivo. Per questo ritiriamo un emendamento su tutele e responsabilità che si presta a fraintendimenti, confidando che il governo si faccia carico della questione della difesa di chi sta lavorando in prima linea per salvare vite. Rimane valida, invece, la proposta della Lega che propone di detassare il 70 per cento degli stipendi di tutto il personale medico sanitario”.

Il testo dell’emendamento al decreto Cura Italia proposto dalla Lega e poi ritirato

“Facile capire il motivo – spiega ancora l’avvocato Trussardi – per cui la Lega ha ritirato un emendamento scomodo. In fondo si trattava di un testo compatibile con quello del Pd. Basta che ne venga approvato uno dei due: i dem lo hanno presentato per primi, quindi faranno il lavoro sporco. E alla Lega basterà votare la loro proposta di modifica, o quella della maggioranza di governo, per raggiungere comunque lo stesso obiettivo”.

Rimane invece ancora in piedi la richiesta del Pd (prima firma Marcucci) di modificare il decreto Cura Italia. “L’emendamento del Pd – sottolinea Trussardi – è ancora più peggiorativo di quello presentato e poi ritirato dalla Lega, perché elimina qualsiasi responsabilità civile e penale a meno di ‘macroscopiche colpe gravi’. Se venisse approvato questo emendamento, il termine macroscopico verrebbe interpretato diversamente da difesa e accusa, dando vita a discussioni eterne in fase processuale. E resta, come nel caso della proposta leghista, la possibilità di estendere la validità della norma anche alle figure politiche in eventuali casi di concorso nel reato”.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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