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    Disastro La Russa: manganella “Bella Ciao” ma colpisce Meloni

    Di Riccardo Bocca
    Pubblicato il 10 Giu. 2021 alle 11:10 Aggiornato il 10 Giu. 2021 alle 15:00

    LA VIDEOLETTERA DI RICCARDO BOCCA: 10 GIUGNO 2021

    Carissimo Ignazio La Russa,
    le invio questa videolettera perché lei nei giorni scorsi ha manganellato duramente la proposta di eseguire durante le cerimonie del 25 aprile – quelle contro l’occupazione nazista e contro il regime fascista – la canzone “Bella Ciao” subito dopo l’inno nazionale.

    D’accordo: era prevedibile che l’idea non piacesse a lei, che di secondo nome fa Benito e che vicepresiede il Senato sotto la griffe di Fratelli d’Italia. Tantopiù che l’idea veniva da un parlamentare del Pd, seguito da Leu, Movimento 5 Stelle e Italia Viva.

    E però lei si è spinto oltre, dicendo che “Bella ciao” non è una canzone in generale dei partigiani, ma in particolare dei partigiani comunisti.

    Una querelle inutile, va sottolineato, dato che quelle parole e note furono poco frequentate durante la Resistenza, diventando molto popolari dopo la fine della guerra. E comunque il tema in questione non è questo. Il problema, caro La Russa, è la sua incapacità storico-culturale di comprendere cosa rappresenti oggi “Bella Ciao” per tutti gli italiani democratici.

    Cantarla o fischiettarla il 25 aprile – ma non soltanto il 25 aprile – è sinonimo luminoso di libertà, di contrasto deciso a qualunque forma di dittatura e violenza, ma anche di amore verso la nostra patria e di slancio al punto da sacrificare sé stessi. Valori toccanti per qualunque nostro connazionale, eppure da lei liquidati con il bollino rosso del “comunismo”.

    Atteggiamento peraltro gemello di quello tenuto dal suo collega di partito Fabio Rampelli, il quale ha presentato un’interrogazione parlamentare contro la scelta di una professoressa di far studiare ed eseguire ai propri studenti la canzone “Bella ciao”.

    Salti nel buio di una miopia che porta dritti in un passato triste e divisivo, e non certo alla costruzione di un futuro insieme. E anche un danno pesante alla sua capo-partito Giorgia Meloni, che tanto si impegna sui media a superare il tempo delle camicie nere.

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