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La videolettera di Riccardo Bocca: “Cari virologi, siete i testimonial del caos”

Di Riccardo Bocca
Pubblicato il 26 Nov. 2020 alle 10:42
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La videolettera di Riccardo Bocca: 26 novembre 2020

Carissimi virologi,
vi invio questa videolettera perché nei lunghi mesi della pandemia voi siete diventati il fulcro dell’attenzione collettiva, presenti per fortuna dentro gli ospedali ma anche più di chiunque altro negli studi televisivi.

Che audacia, esporvi con l’umanità in burrasca di fronte alle telecamere a incarnare il verbo della Scienza con la esse maiuscola: quella che, mentre paura e morti iniziavano a esplodere, è diventata l’unica fonte di speranza e salvezza. Quella stessa Scienza fondamentale da cui tutti noi, esausti, abbiamo iniziato a chiedere risposte chiare ed esaurienti.

Il problema, cari virologi, è che la stragrande maggioranza della popolazione vi ha applaudito da principio come divinità pagane: titolari di un sapere tanto fondamentale e oscuro, almeno a noi comuni mortali, da risultare quasi magico, e per questo accolto – tramite i mass media – con estrema gratitudine nei vostri confronti.

Poi, però, l’idillio è finito. Presto. Molto presto. Perché è stato banalmente chiaro come ciascuno di voi – si chiamasse Galli, Zangrillo, Gismondo, Burioni – porgesse una propria verità che era il frutto dell’interpretazione dei dati disponibili in quel momento. E come nessuna delle vostre verità fosse assoluta, ma zoppicasse tra i tentativi di comprensione del virus e la natura stessa della scienza, che richiede tempo e studi per dare il meglio di sé.

A quel punto il pubblico ha iniziato a fare quello che fa sempre il pubblico di fronte alle star: si è affezionato, sempre di più. Con grande convinzione e con nessuna competenza tecnica. E ha iniziato a tifare come in curva sud per l’uno o l’altro di voi virologi, ospiti di uno, cento, mille talk show dove si è tanto detto e purtroppo anche tanto confuso.

Un effetto collaterale, cari virologi, che avreste potuto evitare prima che i riflettori vi fagocitassero in un tele-vortice fatto di nozioni, vanità e duelli da far west. Bastava continuare a lavorare – come avete sempre fatto e continuate a fare molto bene – in corsia e dentro i laboratori, senza cedere alla bulimia da video. E soprattutto risparmiandovi il ruolo scomodo di testimonial di uno sconcertante caos informativo.

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