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    Premio Ischia a TPI: la più grande soddisfazione è il contributo che abbiamo dato a Bergamo

    Illustrazione di Emanuele Fucecchi
    Di Giulio Gambino
    Pubblicato il 30 Mag. 2020 alle 18:28 Aggiornato il 30 Mag. 2020 alle 20:12

    La copertura dell’emergenza scaturita dalla pandemia globale da Coronavirus ha comportato un incredibile lavoro da parte dei giornalisti e dei collaboratori di TPI. Permettetemi perciò, sapendo che non vi ricorro spesso, questo breve spazio per ringraziarli tutti in un momento particolarmente importante per la storia di questa testata, a margine del nostro decennale che festeggeremo insieme a voi a tempo debito, e di altri importanti traguardi che voglio qui condividere ora che l’emergenza sembra lasciar intravedere uno spiraglio di luce alla fine del tunnel e che quindi, sia pure per poco, possiamo rifiatare.

    I riconoscimenti valgono poco e i premi ancora meno. Quello che più mi appaga da sempre di questo mestiere è il cambiamento che può comportare nella vita delle persone, talvolta ben più di decisori e governanti che ne avrebbero la possibilità esecutiva. Ma per chi ancora non lo sapesse, da qualche giorno è stato annunciato che a TPI è stato assegnato il premio Ischia internazionale di giornalismo 2020, sezione web, per la copertura dell’emergenza Covid-19 e per le nostre inchieste sulla gestione sanitaria in Lombardia. Questo, che ritengo il più importante riconoscimento formale per il giornale che ho fondato dieci anni fa e di cui ancora oggi sono il direttore, è merito di chi ha dato l’anima per questa testata in questi mesi, non mollando di un centimetro nel tentativo di fare un’informazione sempre corretta e attenta, distinguendo i fatti dalle opinioni, e tirando fuori notizie.

    Innanzitutto voglio ringraziare tutti i redattori di TPI, nessuno escluso, quello che a volte viene genericamente definito desk, e che magari non sono spesso inviati sul campo e non intervistano i protagonisti delle storie che raccontiamo, ma senza i quali nulla di ciò che raccontiamo sarebbe possibile. A questo voglio aggiungere un ringraziamento a Stefano Mentana, Enrico Mingori, Luca Serafini per il supporto nel coordinamento del nostro giornale e per avermi supportato nelle decisioni più cruciali assunte in questi mesi. Impossibile non menzionare poi il lavoro sul campo, instancabile, a partire dal vero principio dello scoppio di questa epidemia, di Selvaggia Lucarelli, che come i lettori di TPI senz’altro ricorderanno fu la prima a entrare a Codogno, quella domenica 23 febbraio, e a realizzare un filmato del primo Comune italiano sottoposto a un totale isolamento, documento inedito che testimonia il primo impatto nel nostro Paese della pandemia da Coronavirus, con buone probabilità il fenomeno più importante dai tempi dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Senza dimenticare poi i suoi affondi sul modello sanitario lombardo, i fallimenti di una non-gestione di Fontana, quella Fiera del Gelato a Rimini, l’inferno emerso grazie alle sue inchieste nelle RSA italiane, quelle di Villa Torano, di Sant’Antonino a Piacenza, quella di Torino Convitto Principessa Felicita di Savoia, e quelle nel Lazio.

    A questo voglio aggiungere che Luca Telese, senza il quale non avrei saputo certo prendere alcune decisioni, ha supportato me e i redattori del giornale nella gestione di una crisi senza precedenti che ha imposto ritmi di lavoro forsennati, senza un giorno di riposo, senza dimenticare le sue analisi o i commenti, i punti di vista mai scontati e originali, e le interviste per cui è un talento senza limiti, la più belle delle quali è un long-read di 5mila e passa parole al virologo Alessandro Vespignani, alla faccia di chi dice che sul web si legge solo ciò che è breve e che il giornalismo online è per definizione di scarsa qualità. In tutto questo il lavoro di Francesca Nava, giornalista e documentarista d’inchiesta, da Bergamo è stato semplicemente clamoroso: i suoi racconti sul principio del contagio ad Alzano Lombardo, la nota riservata dell’ISS, i documenti che ha tirato fuori grazie a un meticoloso lavoro con le fonti locali, da quella lettera del direttore del presidio ospedaliero alle testimonianze chiave di chi ha ammesso che il pronto soccorso non venne in realtà mai sanificato adeguatamente, e il lavoro incredibile nel documentare la pressione delle imprese, compresa la ammissione del Presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte rivolte al nostro giornale in seguito a quanto trapelato grazie al nostro lavoro. Tutto questo ha reso giustizia non al nostro giornale, ma ai cittadini della Lombardia, verso i quali credo che TPI abbia fornito un servizio pubblico di importanza cruciale. A ciò si aggiunge anche il fatto che in seguito alle rivelazioni da noi tirate fuori sull’ospedale di Alzano e sulla mancata zona rossa, la procura di Bergamo ha aperto un fascicolo d’indagine contro ignoti per epidemia colposa, in un terreno di battaglia ormai unicamente politico che farà ancora molto discutere.

    A ciò si aggiunge il lavoro prezioso di supporto e di scrittura di Veronica Di Benedetto Montaccini, che ha lottato fino alla fine per fare il suo lavoro: fare domande, ottenere risposte, scoprire verità. Anche quando è stata criticata per aver tenuto banco e aver chiesto conto di alcune incongruenze tanto alla Protezione Civile, nelle consuete conferenze stampa quotidiane, quanto alla Presidenza del Consiglio. Le analisi taglienti di Marco Revelli hanno ristabilito ordine e messo un punto sullo sfacelo della sanità pubblica in Italia. Sullo sfondo di tutti questi articoli, che oggi sono finiti in un e-Book edito da Piemme Mondadori, un confronto-scontro con Regione Lombardia, dal governatore Attilio Fontana all’assessore al Welfare Giulio Gallera (si veda ad ampio l’ultimo teatrino in cui ci ha definiti pseudo-giornalisti che devono dormire sonni tranquilli e la nostra risposta). Ed è grazie a questo enorme lavoro, supportato da redattori, collaboratori, firme e altri ancora che è stato possibile ottenere questo Premio e questi importanti traguardi a dieci anni dalla fondazione del nostro giornale. A questo voglio aggiungere un ringraziamento speciale all’Avvocato Giulio Vasaturo, a Chiara Crescimbeni, a Federico D’Alto, a Gabriele Volpe e a Mateusz Owczarek.

    L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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