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Ma quale colpa del Governo, le Regioni che volevano hanno istituito 117 zone rosse. Anche la Lombardia poteva

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 30 Mag. 2020 alle 17:31 Aggiornato il 1 Giu. 2020 alle 15:23
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E quindi, con un certo stupore, scopriamo che l’istituzione della zona rossa nella Bergamasca avrebbe dovuto essere “una decisione governativa”. Lo ha detto il procuratore capo Maria Cristina Rota ai microfoni del Tg3, e già viene da chiedersi perché il procuratore capo che sta indagando, anziché accertare i fatti senza condividere le prime considerazioni con la stampa, rilasci simili dichiarazioni proprio alla stampa. Aggiungendo poi: “Si tratta di indagini lunghe e complesse che richiederanno tempo”. Se si tratta di indagini lunghe e complesse come mai si è già giunti alla conclusione che era una decisione governativa? Fortuna che sono indagini lunghe e complesse. Fossero state brevi, saremmo già alla sentenza.

Inoltre, è vero che l’istituzione delle zone rosse nella prima fase dell’emergenza spettava al Governo? No. Secondo il ricercatore di diritto amministrativo dell’Università di Milano Stefano D’Ancona “è in capo al Ministero della Salute, al presidente della giunta regionale e al sindaco, la competenza ad adottare ordinanze urgenti tramite ordinanze libere in materia di igiene e sanità pubblica. (art.32 c.3, L.833/78)”. Se poi l’emergenza sanitaria può riguardare il paese intero e dunque sconfinare in altre regioni, può intervenire il Governo, ma in sostanza rimane invariata la possibilità delle regioni di istituire autonomamente “zone a contenimento speciale”.

E in effetti il Governo, nel suo decreto legge n. 6 del 23 febbraio 2020, ha determinato il potere di istituire zone a regime speciale (cosa che per esempio ha fatto con Vo’ e Codogno). Tale decreto legge però, non negava né limitava la possibilità sia per le regioni che addirittura per i singoli comuni di istituire delle zone rosse o arancioni. Quindi, la Regione Lombardia poteva prendere decisioni autonome sulla chiusura di Alzano e di altri comuni, senza attendere necessariamente le decisioni del governo. E ciò in qualunque momento.

A dimostrazione dell’indipendenza delle regioni sulle decisioni inerenti le chiusure di zone considerate focolai, si ricorda che nei mesi di marzo e aprile 2020 in Italia sono state istituite ben 117 zone rosse e arancioni. E a parte Vo’ e la zona di Codogno, le chiusure sono state predisposte tutte tramite ordinanze regionali. Già il 15 marzo, per dire, in Campania Vincenzo De Luca ha chiuso Ariano Irpino aggiungendo poi Saviano e Paolisi. Tra marzo e aprile il governatore della regione Abruzzo Marsilio ha chiuso ben 12 comuni (Arsita, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Montefino, Civitella Casanova, Elice, Farindola, Montebello di Bertona, Penne, Picciano, Contrada Villa Caldari di Ortona).

Cinque i comuni diventati zona rossa in Molise, 4 in Sicilia, 5 nel Lazio, 4 in Basilicata, ben 11 in Calabria (Oriolo, Torano, San Lucido, Melito Porto Salvo, Montebello Jonico, Cutro , Rogliano, Bocchigliero, Serra San Bruno, Fabrizia, Chiaravalle Centrale), una in Umbria (Giove. Discorso a parte poi lo merita l’Emilia Romagna in cui sono state istituite 70 zone arancioni (le province di Rimini e Piacenza con i loro comuni e frazioni) e un’unica zona rossa (Medicina, con la frazione di Ganzanigo).

Il presidente della regione Stefano Bonaccini commentò la sua decisione di chiudere affermando: “Uno degli atti più sofferti che io abbia assunto da presidente della Regione, ma le “informazioni e le indicazioni che ho raccolto dai tecnici non mi hanno permesso altra scelta”. L’ordinanza fu firmata da Bonaccini d’accordo con il Governo e il Prefetto di Bologna, il sindaco della Città Metropolitana di Bologna Virginio Merola e d’intesa con il sindaco del Comune di Medicina. Quindi non solo Bonaccini firmò l’ordinanza ma lo fece confrontandosi con governo e comune. Insomma, di autonomia regionale in tema di ordinanze e zone rosse se ne è vista un bel po’.

A quanto pare, solo Gallera e Fontana non sapevano di poter chiudere Alzano e perché no, magari anche Orzinovi e vari comuni del bresciano in cui il Coronavirus ha fatto un’autentica strage. In compenso, hanno aperto le Rsa. Quella libertà di azione non gli è sfuggita, purtroppo. Magari il procuratore Rota dirà che è colpa del Governo anche il Trivulzio, chissà.

Lista delle Zone rosse in Italia istituite con ordinanze regionali marzo/aprile 2020

Emilia Romagna: Medicina e Ganzanigo (zone rosse), Piacenza e Rimini (zone arancioni, 70 comuni circa coinvolti)
Lazio: Fondi, Nerola, Contigliano, Celleno, Rocca di Papa
Molise: Montenero di Bisaccia, Riccia, Cerce Maggiore, Pozzilli, Venafro

Sicilia: Troina, Agira, Villafrati, Salemi
Campania: Saviano, Paolisi, Ariano Irpino
Umbria: Giove
Basilicata: Irsina, Grassano, Tricarico, Moliterno

Abruzzo: Arsita, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Montefino, Civitella Casanova, Elice, Farindola, Montebello di Bertona, Penne, Picciano, Contrada Villa Caldari di Ortona
Calabria: Oriolo, Torano, San Lucido, Melito Porto Salvo, Montebello Jonico, Cutro , Rogliano, Bocchigliero, Serra San Bruno, Fabrizia, Chiaravalle Centrale

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Tutta l’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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