“Sua madre è peggiorata, anzi è stabile, anzi è morta”: un’assurda storia nell’Rsa Palazzolo di Milano

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 20 Apr. 2020 alle 13:11 Aggiornato il 22 Apr. 2020 alle 14:47
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Immagine di copertina
L'esterno dell'istituto Palazzolo don Gnocchi a Milano. Credit: Ansa/Matteo Corner

Rsa Palazzolo di Milano, un’assurda storia: “Così mia madre è morta”

Maura racconta la sua storia con la voce ferma di chi vuole la verità e la esige non solo per la madre, ma soprattutto per gli altri. Per chi ha o aveva un padre, un nonno, una sorella in quella Rsa. La Rsa è l’ormai tristemente famoso istituto Palazzolo, al centro di una denuncia da parte di 18 dipendenti e di un’indagine della Procura di Milano. La madre di Maura, Luciana, era lì dentro da 5 anni e lì dentro è morta il 26 marzo. “Si trovava nel reparto Montini 1, nel piano non protetto. A fine febbraio sono andata come sempre a trovarla e ho trovato i blocchi all’ingresso per i parenti, da parte di personale senza mascherine. Per me è stato l’inizio di una salita, perché mia madre non poteva comunicare, quindi dovevo confidare nelle loro comunicazioni”.
Che sono avvenute come?
“Mi hanno detto che si sarebbero fatti sentire loro una volta a settimana, visto che mia madre da due anni poverina era allettata, in condizioni stabili, ma senza poter più parlare o muoversi”.

Chiamavano?
“Mi chiama un’operatrice il lunedì seguente e mi rassicura: ‘Sua mamma sta bene, mangia, non si preoccupi!’. Mi sono incazzata come una bestia perché mia mamma da due anni era attaccata alla flebo e non ‘mangiava’. Ho detto ‘Lasciando stare il lato umano, vi do 2.500 euro al mese perché mia mamma sia accudita, pretendo che chi mi chiama sappia almeno chi è mia madre, altrimenti fate a meno di chiamarmi perché di essere presa per il culo non mi va!’. Una cosa davvero assurda”.

Le comunicazioni successive vanno meglio?
“Il primo marzo mi chiamano di nuovo: ‘Sua madre è stabile’. Il lunedì dopo: ‘Sua madre è stazionaria’. Il lunedì dopo ancora: ‘Sempre stazionaria’. Che poi, voglio dire, mia madre era stazionaria da due anni, quindi non mi stupivo”.
Siamo a fine marzo e le notizie sul Palazzolo iniziano a uscire sui giornali, lei le leggeva?
“Sì. Proprio il 23 marzo leggo sui giornali dei 18 operatori che avevano denunciato la direzione del Palazzolo. Non mi chiama nessuno. Io allora tempesto di telefonate l’istituto: rispondono, ma appena mi passano il reparto mi buttano giù il telefono. Mio marito il 24 marzo va dai carabinieri per un’altra questione, parlando con un carabiniere anche di quello che stava succedendo con mia madre al Palazzolo, lui gli dice che se al Palazzolo continueranno a non dargli notizie di sua suocera, manderanno dentro una pattuglia dei carabinieri”.

È andata così?
“No perché il giorno dopo, il 25 marzo, parlo finalmente col reparto. Mamma è stazionaria, mi tranquillizzano. Io però dico che ho letto i giornali, chiedo anche la situazione col Coronavirus lì dentro. ‘Non possiamo dirle niente, deve parlare con la caposala’, mi rispondono”.
Riesce a parlare con la caposala?
“Ovviamente non la trovo mai: o è a mangiare, o è uscita, o non c’è. Finché poi non arriva la telefonata del medico il giorno dopo, alle 8 del mattino: ‘Sua madre è morta’”.
Le dice per cosa è morta?
“Mi specifica: le assicuro che non è mancata per Coronavirus, da qualche giorno sua madre stava peggio. Peccato che mi dicessero sempre che era stabile”.

Ha pensato che le stessero mentendo?
“Io in quel momento ho solo recepito il fatto che mia madre fosse morta, non sono riuscita a pensare ad altro”.
Ha sentito più nessuno del Palazzolo?
“Due ore dopo mi chiama la caposala, mi dice: ‘In nome dell’amicizia (io andavo lì da 5 anni) volevo chiamarla personalmente per le condoglianze. Sappia che sua mamma non è morta di Coronavirus’. Poi le chiedo come sta la vicina di letto di mia mamma e mi risponde che è morta due giorni prima. A quel punto chiedo come sia la situazione lì, visto che ho sentito notizie pessime”.
E la caposala cosa risponde?
“Mi invita a non credere a quello che dice la stampa, che non è cosi, che loro hanno tutte le protezioni e aggiunge che hanno casi di Coronavirus anche nel reparto di mia mamma ma erano stati tutti isolati”.

Vi dite altro?
“Io le faccio notare che il medico che mi ha annunciato la morte di mamma mi ha detto che comunque mamma era peggiorata negli ultimi giorni e lei subito si mette sulla difensiva: ‘No assolutamente, sua mamma era stazionaria!’. Lì mi sono incazzata di nuovo, perché mi metto nei panni di persone che hanno parenti lì dentro che stavano meglio di mia madre e che magari sono stati presi per il culo in questo modo, con versioni diverse, con questa omertà alternata a notizie contraddittorie”.
Avete chiamato le pompe funebri a quel punto.
“Sì, un nostro conoscente delle pompe funebri è andato al Palazzolo il 26 marzo a ritirare i documenti e mentre era lì ci ha telefonato dicendo: ‘Qui c’è il delirio, gente che sta minacciando denunce, persone fuori di testa, persone che chiedono di sapere cosa sta accadendo'”.

Cosa pensa di tutta questa vicenda?
“Mi chiedo cosa sia successo là dentro. E dico una cosa: per mia madre la morte forse è stata una liberazione dopo due anni allettata in quel modo, ma lì dentro c’erano persone che stavano in condizioni di vita più che accettabili, persone per cui la trasparenza avrebbe potuto fare la differenza più che per mia madre, forse. Io parlo e denuncio per loro più che per me, queste persone e i loro parenti meritano la verità”.

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