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Spunta un audio di Fontana: parla di 9 comuni da chiudere per l’emergenza Covid. Ma non fu mai fatto

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 17 Giu. 2020 alle 08:33 Aggiornato il 17 Giu. 2020 alle 13:45
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Immagine di copertina
Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana (Credits: Ansa/Matteo Corner)

Mancata zona rossa, audio di Fontana: “Ecco i 9 comuni da chiudere”

Mentre vanno avanti le indagini per accertare le responsabilità sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, su cui TPI ha realizzato un’inchiesta a puntate, spunta un audio che coinvolge il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: nella registrazione, riportata oggi da Il Fatto Quotidiano in edicola, il presidente della Regione indicava ben 9 comuni da chiudere a causa dell’emergenza Coronavirus. I paesi in questione si trovano tra Lodi e Cremona: tutti erano considerati ad alto rischio a causa dell’insorgenza dei primi focolai. Ma alla fine, come sappiamo, nessuno di essi è stato chiuso se non quando, con il Dpcm dell’8 marzo, il premier Giuseppe Conte ha reso gran parte della Regione zona arancione. Ma già allora era troppo tardi.

Alla riunione telefonica, avvenuta il 23 febbraio scorso (lo stesso giorno in cui esplodeva il Covid-19 nel pronto soccorso dell’ospedale di Alzano), erano presenti Fontana, alcuni sindaci, alcuni rappresentanti del Governo e il prefetto di Lodi Marcello Cardona. Nelle ore successive, l’esecutivo avrebbe decretato la chiusura di 10 comuni del Basso Lodigiano, oltre a Vo’. La riunione in questione riguarda proprio i comuni da rendere zona rossa. Ed è in quel momento che Fontana, a parte i 10 paesi già stabiliti (Codogno, Castiglione d’Adda, Casale, San Fiorano, Bertonico, Fombio, Terranova dei Passerini, Somaglia, Maleo e Castelgerundo) ne aggiunge altri nove: “Santo Stefano Lodigiano, San Rocco al Porto, Corno Giovine, Cornovecchio, Caselle Landi, Pizzighettone, Formigara, Gombito, Brembio”.

A quel punto, come ricostruito da Il Fatto Quotidiano, interviene il prefetto: “Sono tutti miei, tre a Cremona e il resto tutto a Lodi. Sto facendo il calcolo, credo che dobbiamo aggiungere altri venti, ci stiamo muovendo sulle 70mila persone. Noi stiamo lavorando su quei dieci che Attilio aveva già individuato, già individuati i check, già individuato il numero dei rinforzi”. I 10 comuni già stabiliti contavano circa 40mila abitanti in totale, ma in quel momento – ricordiamo, è il 23 febbraio – si valuta di allargare la cintura. “Appena Attilio mi formalizza questi comuni – continua il prefetto – ma già lo sapevo perché me lo aveva comunicato Giulio Gallera (l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, ndr), lavoriamo sui nuovi check perché li dobbiamo mettere su carta”.

Perché, allora, alla fine questi comuni non sono stati inseriti nella zona rossa? Il Viminale ha spiegato al Fatto Quotidiano che in realtà l’allargamento riguardò inizialmente i primi paesi attorno a Codogno. Una posizione in controtendenza rispetto all’audio della riunione del 23 febbraio. Altra cosa che stupisce è che, nella lista degli altri 9 comuni da chiudere, non sia stata inclusa Lodi: già il 21 febbraio, due giorni prima della riunione e quindi della chiusura dei primi comuni, in città c’erano già i primi positivi. Il Coronavirus era già fuori dalla zona rossa. E le conseguenze sono ben note.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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