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Mancata zona rossa, Crisanti consulente della Procura di Bergamo: “Risultati in 90 giorni”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 22 Giu. 2020 alle 15:25 Aggiornato il 22 Giu. 2020 alle 19:54
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Credits Video: Gessica Costanzo, Valseriananews

Crisanti in procura a Bergamo come consulente: “Risultati in 90 giorni”

Oggi, lunedì 22 giugno, è arrivata la nomina ufficiale: il dottor Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova, ha accettato l’incarico a consulente della Procura di Bergamo nell’ambito delle indagini per epidemia colposa sulla mancata zona rossa nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro e sulle eventuali negligenze commesse all’interno del presidio ospedaliero “Pesenti Fenaroli”, argomento su cui TPI ha pubblicato un’inchiesta in più parti.  Come avevamo anticipato sabato scorso, il professore sarà il super consulente tecnico-scientifico e lavorerà a stretto contatto della pm Maria Cristina Rota.

Crisanti è entrato in Procura oggi a mezzogiorno ed è uscito alle 13:30 con tutti i documenti utili per fare chiarezza sulla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo e sulla mancata zona rossa. Quattro i quesiti a cui il virologo dovrà rispondere per stabilire se le decisioni prese in bergamasca abbiano veicolato il virus. “Per i risultati – ha detto Crisanti – mi prendo 90 giorni, tre mesi di tempo in cui lavorerò in team“.

La sua posizione sull’istituzione della zona rossa la si può leggere nelle dichiarazioni che ha rilasciato a TPI: “Il 21 febbraio bisognava chiudere tutto subito: la Lombardia e parte del Veneto. Questo l’ho detto immediatamente”.

Chi è Andrea Crisanti

Il virologo è ormai conosciuto per la gestione dell’emergenza in Veneto dove ha affiancato il governatore Zaia. Crisanti è stato il primo ad aver trovato un test rapido in grado individuare con tamponi di saliva il Coronavirus in meno di tre ore, quello che poi è diventato il tampone fatto su scala nazionale. Già il 4 febbraio 2020 l’ospedale dell’Università di Padova era pronto ad effettuare i test, che inizialmente sono stati fermati e non finanziati dalla Regione (come abbiamo raccontato in questa inchiesta), anche se il Veneto risultava già il secondo focolaio dopo la Lombardia. Poi il governatore Zaia fa marcia indietro e il Veneto diventa capofila della politica dei tamponi “a tappeto”, di cui oggi Crisanti chiede la paternità.

Leggi anche: Mancata zona rossa, Crisanti sarà il super consulente della procura di Bergamo: “Ora voglio scoprire la verità”

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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