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La rivolta dei prof e delle Regioni: la scuola tormenta il governo

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 28 Ago. 2020 alle 13:22
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Riapertura scuola, la rivolta dei prof e delle Regioni contro il Governo

Prima il caso del bando per i nuovi banchi, poi il braccio di ferro con i sindacati sui concorsi e le tensioni con le Regioni sui trasporti. E ora anche la rivolta dei professori che non vogliono rientrare. La riapertura delle scuole, in calendario il 14 settembre, è l’appuntamento che tutti aspettano: l’esame cruciale per il Governo sulla gestione del Coronavirus, la prova del nove per la ministra Lucia Azzolina. E, a due settimane dalla prima campanella, continua a creare divisioni.

Dai professori in rivolta che chiedono di non riaprire le scuole a quelli che non si presenteranno perché in condizioni “fragili” di salute, dall’obbligo di mascherina in classe al grande tema del trasporto pubblico per portare gli studenti a scuola, sono tanti gli aspetti su cui al momento non c’è una linea comune. E così, visto l’imminente arrivo del 14 settembre, c’è chi propone di prorogare la riapertura. Come il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che spinge affinché la data venga spostata a dopo le elezioni comunali e regionali del 20-21 settembre. Le decisioni prese nelle prossime due settimane, dunque, si riveleranno cruciali non sono per il ritorno tra i banchi, ma anche per la tenuta del Governo che su questo argomento si gioca una consistente fetta di credibilità: l’andamento del contagio, in autunno, dipenderà molto anche da come andrà la riapertura delle scuole.

Le linee guida dell’Iss: le regole in caso di contagio

Partiamo dalle regole che sono già nero su bianco. In ogni scuola ci sarà un “referente Covid”, che avrà il compito di monitorare le assenze e gestire eventuali casi di contagio in classe. Se uno studente presenta sintomi da Coronavirus, deve essere isolato in una apposita stanza, di cui ogni istituto deve essere fornito. La scuola non viene chiusa. Nel frattempo, vengono chiamati i genitori, che devono mettersi in contatto con il medico di base. L’Asl, invece, valuta cosa fare con il tracciamento dei contatti avuti dallo studente contagiato: decide sui tamponi, sulla quarantena della classe o persino dell’intera scuola e sull’attivazione della didattica a distanza. A ogni bambino, infine, viene misurata la febbre dai genitori la mattina, prima dell’ingresso a scuola. Nel frattempo, proprio in queste ore è in corso la consegna dei banchi monoposto – così come previsto dal ministero dell’Istruzione – alle scuole delle zone più colpite dal Coronavirus come Codogno, Alzano e Nembro. Il documento dell’Iss con le linee guida per la riapertura della scuola è stato approvato stamattina, 28 agosto, all’unanimità da Regioni, Comuni e Province durante una seduta straordinaria della Conferenza unificata, convocata dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia.

Quei professori che non vogliono tornare a scuola

Accanto alla preoccupazione dei genitori circa il ritorno degli studenti tra i banchi, si aggiunge anche quella di alcuni professori. In queste settimane, sono centinaia i presidi che hanno ricevuto delle lettere da parte degli insegnanti, nelle quali i dirigenti scolastici venivano diffidati a non riaprire senza un piano di sicurezza sufficientemente adeguato. TPI ha pubblicato in esclusiva alcune di queste missive, che potete trovare qui. In assenza di una risposta adeguata da parte dei presidi e del Governo, i professori sono anche pronti a non tornare a scuola. Anzi, alcune Regioni come Veneto, Liguria e Campania sono già in allarme sotto questo punto di vista.

Molti professori fanno parte della categoria dei “lavoratori fragili”, che secondo la legge comprende tutti coloro che sono affetti da più patologie contemporaneamente, gli immunodepressi, i pazienti oncologici. Inoltre, anche chi ha più di 55 anni (300mila su 730mila insegnanti di ruolo, in Italia) può richiedere la “sorveglianza sanitaria eccezionale” dal medico Inail, che comporterebbe l’esonero dal recarsi a scuola a causa del rischio contagio da Coronavirus. Non solo i dirigenti scolastici non sapranno cosa fare con quella che è comunque una minoranza di lavoratori, visto che non ci sono ancora delle linee guida che stabiliscano se metterli in malattia, spostarli ad altro servizio o fornir loro mascherine FFP2 con visiere al posto delle chirurgiche. Ma si ritroveranno anche con molti posti vacanti. Basti pensare che delle 85mila assunzioni promesse dalla ministra Lucia Azzolina, al momento sono state assegnate solo il 30 per cento delle cattedre. Il resto dei “buchi” verranno coperti dai precari, disponibili a trasferirsi in altre Regioni.

Il dilemma dei test sierologici prima di tornare dietro la cattedra

Oltre che sul ritorno dietro la cattedra, i professori si stanno impuntando anche per quanto riguarda i test sierologici. La comunità scientifica è concorde nel consigliare fortemente a tutti gli insegnanti, prima di tornare a scuola, di sottoporsi all’esame, che rimane non obbligatorio. Ma circa un professore su tre non ha intenzione di fare il test. Ieri, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo, in audizione alla Camera, ha dichiarato: “Io li avrei resi obbligatori per la tranquillità loro e di chi sta loro attorno: per un senso di responsabilità. Ma è una procedura invasiva che deve avere un percorso normativo”.

Riapertura scuola, il tema mascherine

Da settimane è in corso un acceso dibattito sull’obbligatorietà delle mascherine a scuola. Chi è contrario, infatti, obietta che sarà molto complicato per i bambini indossarla consecutivamente per cinque ore, mentre chi è favorevole continua a considerarlo uno scotto da pagare per evitare l’esplosione di nuovi focolai. Il responso definitivo arriverà solo il 1 settembre, con l’inizio dei corsi di recupero, ma ieri Miozzo ha dichiarato che il Cts sta valutando alcune modifiche alla normativa. Al di sotto dei 6 anni, i bambini non avranno l’obbligo di indossare le mascherine. I bambini della fascia 6-10 anni (che frequentano le scuole elementari) potranno togliere la mascherina solo quando saranno seduti al banco, previa autorizzazione dell’insegnante. Per i più grandi, invece, l’obbligo rimarrà immutato.

Il trasporto pubblico

Un altro punto che all’apparenza ha poco a che fare con la scuola ma che è assolutamente da non sottovalutare è quello relativo alle limitazioni imposte al trasporto pubblico per evitare il contagio da Coronavirus. Il Governo, infatti, deve mettere gli studenti nelle condizioni non solo di stare a scuola in sicurezza, ma anche di arrivarci. Per questo motivo, i governatori chiedono regole più chiare e soprattutto l’aumento della capienza sui mezzi pubblici (oggi al 50 per cento) fino a un massimo dell’80 per cento. In questo modo, spiegano i presidenti di Regione, gli alunni potranno andare a scuola senza grosse difficoltà o ritardi. Una possibile soluzione, che il Governo sta ancora valutando, sarebbe quella di aumentare la capienza al 75 per cento, imponendo l’obbligo di utilizzo della mascherina e soprattutto installando sui mezzi dei divisori in plexiglass. In ogni caso, l’ultima parola sul tema arriverà solo lunedì 31 agosto, quando la Conferenza unificata Stato, Regioni, Comuni e Province si riunirà nuovamente. “Sul trasporto è al lavoro la ministra De Micheli – ha dichiarato oggi il ministro Boccia – ma auspico che lunedì prossimo ci possa essere un documento unitario che garantisca in sicurezza i trasporti da Nord a Sud”.

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