Basta, la scuola deve riaprire! Certo, ma siamo sicuri di avere un piano adeguato che tuteli i nostri figli?

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 19 Ago. 2020 alle 17:40 Aggiornato il 19 Ago. 2020 alle 17:52
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Il 14 settembre prossimo le scuole italiane devono riaprire. Punto. Tutti vogliamo che ciò avvenga. Ma per far sì che questo possa accadere è necessario dotarsi quanto prima di un piano serio in grado di garantire il più ampio margine di sicurezza. In assenza di regole chiare il rischio con le scuole è davvero troppo alto, perciò serve cautela e precauzione massima, senza inversioni di rotta dell’ultim’ora. Anche perché sulla scuola il governo si gioca davvero tutto, molto più che sulle regionali o sul referendum, e su questo può davvero cadere.

Ad oggi, mentre scriviamo, la maggior parte degli esperti sostiene che non esista ancora un piano sicuro per la scuola, e che anzi sia tutto un po’ fumoso. Non pensiamo ai banchi e alle questioni di cui si è parlato negli ultimi 60 giorni. Pensiamo piuttosto alla sicurezza e alla salute degli 8 milioni di alunni che tra meno di un mese rientreranno in classe.

Il professore di microbiologia all’Università di Padova Andrea Crisanti (l’uomo che ha fermato i contagi in Veneto, tra i più accreditati scienziati in Italia), sostiene ad esempio che le linee guida per la scuola sono ancora inadatte a una riapertura nei modi in cui tutti auspichiamo che si riapra, a tal punto da lanciare un allarme. Il prof Crisanti dice: ‘Altro che discoteche, il vero problema verrà con la riapertura della scuola’. Ma non lo fa certo per mettere paura, incutere timore, quanto piuttosto per affrontare la realtà prima che si verifichino possibili contagi incontrollati (sebbene la speranza di tutti noi sia che ciò non accada mai). E se lo dice uno che negli ultimi sei mesi non ha mai toppato, tenderei a fidarmi.

Per esempio: a voi sembra normale che, in alcuni istituti, la febbre verrà misurata all’entrata in classe tramite apposito termoscanner mentre in altri casi saranno i genitori a farlo, senza però che esista un criterio di misurazione della febbre standardizzato? Lo stesso Crisanti propone che il limite della temperatura consentita venga abbassato da 37.5 a 37, come spiega molto meglio di me in questa intervista rilasciata al nostro giornale (e in cui argomenta ancora meglio quale deve essere il piano per la scuola).

Pensate veramente che non avverrà nessun contagio all’interno delle nostre scuole? Tutti auspichiamo di no, che non ne avvenga nemmeno uno, ma se avviene cosa facciamo? Meglio organizzarsi prima. Ad oggi questo, cioè quello che accadrebbe se avvenisse un contagio, non è chiaro. Per me quell’eventuale caso, e le persone a lui vicine, devono starsene a casa, altrimenti diventa il focolaio perfetto; uguale per gli insegnanti.

Crisanti ci viene in aiuto ancora una volta e parla dei focolai di quartiere, per cui se un ragazzo di Monteverde va in una scuola all’Esquilino dovrebbe essere isolato, nel caso in cui Monteverde diventa un focolaio. Ancora: Crisanti si augura che venga conferito ai presidi il potere di tenere fuori dalla scuola l’alunno che viene da quel focolaio.

Questo non vuol dire didattica a distanza per tutti, naturalmente. Nessuno la vuole e nessuno la auspica in alcun modo. Vuol dire però che chi risulta positivo, limitatamente per il tempo necessario, deve fermarsi e stare a casa seguendo le lezioni con la didattica a distanza. Non è una tragedia. Mi sembra persino ragionevole. Preferiamo questo o ulteriori contagi? E in tal senso: scrolliamoci anche questo mito che la didattica a distanza non possa e non debba essere migliorata con una rete migliore e accessibile, al netto degli strumenti per tutti.

Riporto di seguito la riflessione che ha condiviso con me una insegnante italiana. “Il principio dovrebbe essere questo: chi è positivo resta a casa, e stanno a casa tutti quelli che sono entrati in contatto con quel positivo. Se un genitore è positivo, non possiamo pensare che i figli possano andare a scuola come se niente fosse, vero? Inoltre, se un bambino è positivo ovviamente stanno in isolamento tutti gli insegnanti che sono entrati in contatto con l’alunno e quindi anche tutte le classi con cui ha lavorato quell’insegnante”.

Questo genera una domanda: e quindi cosa facciamo chiudiamo tutte le classi, isoliamo tutti gli insegnanti, chiudiamo la scuola? No. Vaccinazione anti-influenzale per tutti in modo da distinguere sintomi influenzali dal Covid, misurazione standardizzata della febbre, focolai di quartiere mirati, capacità di isolare subito studenti e di sostituire professori, con la possibilità di istituire un presidio sanitario presso ogni istituto, e soprattutto tracciare-tracciare-tracciare al fine di evitare chiusure inutili quando non ve ne è bisogno.

Non possiamo permetterci che avvenga il panico con chiusure fatte male e a caso. Ne abbiamo già avuto prova, con la Lombardia ad esempio. Le chiusure fatte male e di fretta portano quasi sempre ad altrettante aperture fatte male e frettolose, senza distinguo. Guardando all’imminente futuro, il 20 e 21 settembre si terrà in Italia un’importante tornata elettorale per le elezioni regionali e contemporaneamente l’appuntamento referendario per il taglio dei parlamentari. Pensate a cosa può succedere se la cosa viene gestita male, con una riapertura delle scuole una settimana prima e poi un ulteriore stop prolungato sette giorni dopo.

Parliamo in modo serio di un piano per la scuola. Mettiamo da parte l’ideologia del “dobbiamo riaprire a tutti i costi, non importa come, la scuola è un diritto costituzionale che è stato calpestato da questa dittatura sanitaria”. Per favore, non diciamo sciocchezze. Non ci stiamo, noi, a farci prendere per i fondelli da questa crociata negazionista che non pondera la realtà dei fatti.

In tutto ciò ad insegnanti, prof, presidi non pensa nessuno. La sicurezza e la salute del personale didattico non sono meno importanti di quella dei ragazzi. E soprattutto senza dimenticare che dal giorno 1 della riprese delle lezioni presidi e prof. faranno a gara, in parte comprensibilmente, pur di ottenere il più alto grado di deresponsabilizzazione possibile rispetto a quanto accade in classe, e infatti è già partita la corsa per la richiesta dello sgravio di responsabilità e dello scudo penale.

Dunque, alla fine resta una domanda: possiamo oggi dirci ragionevolmente sicuri che stiamo tutelando i nostri figli con il rientro in classe? Come vivono i genitori questo quesito? Naturalmente la certezza che i nostri figli siano tutelati e sicuri dentro un’aula non esiste per definizione, mai, nemmeno in era pre-Covid. Ma inutile nascondersi, sul piatto della bilancia, come spesso accade ci sono due fattori: il diritto all’istruzione (e la salute) e il diritto al lavoro. Tra economia e salute, da sempre, indovinate chi ha la meglio?

Una ultima nota va dedicata a chi ritiene che sia folle sostenere che nulla tornerà come prima per i prossimi cinque anni. Non lo dico io perché la mattina mi alzo storto, ma moltissimi esperti e tecnici. Quindi – vi anticipiamo – non c’è alcuna macumba ma un fatto che dobbiamo accettare. Nessuno vuole con cattiveria fare vivere le persone in modo anormale, negare la libertà a nessuno, ma è impensabile rifiutare le cose per quelle che sono. Vi prego, perciò, inutile che continuiate con questi complottismi patetici.

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