ESCLUSIVO TPI – La catena di comando che poteva fermare il virus all’ospedale di Alzano Lombardo ma non l’ha fatto

Le rivelazioni esclusive di due dipendenti dell’ospedale di Alzano Lombardo. Le urla di quel lunedì 24 febbraio nel conflitto tra i dirigenti per quell’ordine dall’alto: “L’ospedale di Alzano deve rimanere aperto”, rivela la testimone. E poi: il pronto soccorso mai davvero sanificato, almeno fino al 27 febbraio, diversamente da quanto continua a riferire la Regione. Pazienti Covid lasciati nei corridoi anche per 48 ore e abbandonati dalla Direzione Generale dell'ASST di Bergamo Est. Il panico tra medici e infermieri per la paura del contagio. Ecco come sono andate davvero le cose tra il 23 e il 25 febbraio all’ospedale di Alzano, in quelle 72 ore cruciali per la diffusione del contagio. Infine, un documento inedito: quella lettera disperata, del 25 febbraio, scritta su carta intestata dal direttore medico di Alzano alla ASST Bergamo Est: “Vi prego fateci chiudere”. Le preziose testimonianze esclusive raccolte nella Parte III dell’inchiesta di Francesca Nava su TPI rivelano la catena di comando che poteva fermare il virus ma non l’ha fatto

Di Francesca Nava
Pubblicato il 10 Apr. 2020 alle 11:31 Aggiornato il 11 Apr. 2020 alle 15:25
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La catena di comando che poteva fermare il virus all’ospedale di Alzano Lombardo ma non l’ha fatto

Le rivelazioni esclusive di due dipendenti dell’ospedale di Alzano Lombardo. Le urla di quel lunedì 24 febbraio nel conflitto tra i dirigenti per quell’ordine dall’alto: “L’ospedale di Alzano deve rimanere aperto”, rivela la testimone. E poi: il pronto soccorso mai davvero sanificato, almeno fino al 27 febbraio, diversamente da quanto continua a riferire la Regione. Pazienti Covid lasciati nei corridoi anche per 48 ore e abbandonati dalla Direzione Generale dell’ASST di Bergamo Est. Il panico tra medici e infermieri per la paura del contagio. Ecco come sono andate davvero le cose tra il 23 e il 25 febbraio all’ospedale di Alzano, in quelle 72 ore cruciali per la diffusione del contagio. Infine, un documento inedito: quella lettera disperata, del 25 febbraio, scritta su carta intestata dal direttore medico di Alzano alla ASST Bergamo Est: “Vi prego fateci chiudere”. Le preziose testimonianze esclusive raccolte nella Parte III dell’inchiesta di TPI sulla gestione della crisi Coronavirus ad Alzano Lombardo.

ESCLUSIVO TPI, di Francesca Nava – Il dirigente condannato è Roberto Cosentina, direttore sanitario dell’Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Bergamo est, condannato a gennaio in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione per favoreggiamento e omissione in atti di ufficio sul caso dei morti in corsia attribuite all’ex medico di Saronno Leonardo Cazzaniga, condannato all’ergastolo con una sentenza di primo grado. L’assessore responsabile è il titolare del Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera. Se la catena di comando che non ha fermato il virus all’ospedale di Alzano si è innescata la responsabilità è sua, e oggi dovrebbe trarne le conseguenze. Il direttore pentito è Giuseppe Marzulli, direttore medico del presidio ospedaliero di Alzano Lombardo, che in quei giorni del 23-24-25 febbraio urlava contro la direzione sanitaria di Bergamo Est pur di chiudere, ma glielo hanno impedito, e lui ha documentato questa sua avversione alla apertura con una lettera scritta, che abbiamo pubblicato in esclusiva. A questi si aggiunge infine anche il direttore generale della ASST Bergamo Est, Francesco Locati (nominato in quota Lega nel 2015), come abbiamo riportato in questo articolo. È questa la catena di comando che non ha fermato il virus all’ospedale di Alzano Lombardo.

Le rivelazioni del dipendente dell’ospedale di Alzano

Poi ci sono i testimoni eroi. Un dipendente dell’ASST Bergamo Est, da cui dipende l’ospedale di Alzano Lombardo “Pesenti Fenaroli”, denuncia, per la prima volta, in una video testimonianza esclusiva di TPI.it cosa è successo davvero tra il 23 e il 25 febbraio in quel Pronto Soccorso, chiuso e poi inspiegabilmente riaperto poche ore dopo l’accertamento dei primi due casi di Covid-19. È da lì che è iniziato il Focolaio di Alzano. E lo fa anche un’infermiera, che conferma i dettagli e racconta di come i pazienti COVID in quei giorni fossero stipati nei corridoi senza alcuna protezione e senza che l’ospedale fosse sanificato. “La riapertura dell’ospedale di Alzano Lombardo è avvenuta per ordini superiori. Il direttore, il dott. Marzulli, era chiaramente contrario alla riapertura del Pronto Soccorso e si è espresso più volte in questo senso. Quel lunedì 24 febbraio io ero in servizio e dal suo ufficio lo si sentiva urlare con la Direzione generale, la Direzione sanitaria, la Direzione strategica di Seriate (struttura ospedaliera capofila dell’ASST Bergamo Est), che poteva essere la figura del Direttore Sanitario piuttosto che del Direttore Generale, che gli hanno imposto la riapertura. C’è stata una situazione di conflitto, ma ha eseguito gli ordini”, dice il dipendente dell’ospedale di Alzano.

“Il Pronto Soccorso ha riaperto senza nessuna sanificazione specifica e senza che venissero predefiniti percorsi di sicurezza, non è stata allestita immediatamente la tenda di pre-filtraggio, ma solo nei giorni successivi, ed è stato riaperto accogliendo i pazienti affetti da Coronavirus insieme agli altri. Nell’ospedale di Alzano, a partire dal 15 febbraio, erano già stati accolti pazienti poi risultati positivi al Covid-19”, continua. Il dipendente dell’ospedale racconta inoltre che: “Domenica 23 febbraio, appena confermata la notizia di due casi positivi da Coronavirus, il pronto soccorso di Alzano era stato chiuso e poi riaperto dopo solo cinque ore, senza che fosse stata presa alcuna misura di sanificazione specifica. E gente sintomatica ha continuato a lavorare, comunque finché non è stato eseguito il tampone, personale sanitario che circolava liberamente e la sera faceva rientro a casa”.

E aggiunge: “Visto quello che era successo domenica 23, all’ospedale di Alzano il lunedì successivo, 24 febbraio, c’era un clima quasi di panico, di paura generale, più che altro c’era una corsa al tampone, tutti i dipendenti volevano fare il tampone: ‘Ne ho più diritto io, No ne ho più diritto io perché nel mio reparto c’è stato un ricoverato’, c’è stata un po’ una mezza litigata perché i tamponi non erano sufficienti per tutti e piano piano si è dovuto procedere alla verifica di tutti, è stata fatta diluita nel tempo, nei giorni”. Dopo i primi casi accertati di Coronavirus all’ospedale di Alzano (uno di loro transitato dal pronto soccorso e due persone trasferite al Papa Giovanni XXIII di Bergamo e poi decedute) e il caos in cui era degenerata la situazione tra pazienti, visitatori e personale sanitario per la paura del contagio, il 25 febbraio il presidio ospedaliero accoglie altri 3 pazienti con sintomi Covid-19.

ESCLUSIVO TPI – La lettera del direttore medico di Alzano scritta quel 25 febbraio: “Vi prego fateci chiudere”

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Qui arriva la stoccata finale: in una lettera ufficiale riportata su carta intestata della struttura ospedaliera, datata martedì 25 febbraio e pubblicata in esclusiva da TPI, il direttore dell’ospedale di Alzano scrive che “presso il Pronto Soccorso stazionano tre pazienti senza che vengano accolti né dall’ospedale di Seriate né da altre strutture aziendali … È evidente che in queste condizioni il Pronto Soccorso di Alzano Lombardo non può rimanere aperto”. Ad Alzano è stato chiesto in un primo momento di attendere l’esito del tampone sui 3 pazienti. “Tale indicazione” – continua la lettera del direttore dell’ospedale di Alzano – “è assurda (ed uso un eufemismo) in quanto come noto i tempi di refertazione sono mediamente intorno alle 48 ore e ciò vuol dire far stazionare tali pazienti per 48 ore presso il Pronto Soccorso di Alzano Lombardo, cosa contraria a qualunque protocollo e anche al buon senso”. La lettera si conclude con la richiesta di un intervento urgente dopo che, una volta sollevata l’assurdità della disposizione, in un secondo momento era stato comunicato che il problema era diventato “la mancata disponibilità di posti letto”.

I tamponi sono stati fatti in maniera disordinata, su un numero limitato di persone e soprattutto in ritardo. Ma l’informazione più sconvolgente che questa infermiera ci consegna riguarda la direttiva della ASST di Seriate di far stazionare i pazienti con sospetto Covid nel pronto soccorso di Alzano Lombardo, fino all’arrivo dell’esito del tampone. L’ordine, in pratica, è quello di non trasferire in nessun altro ospedale della provincia di Bergamo e nemmeno nei reparti del “Pesenti Fenaroli” nessun paziente fino all’arrivo della diagnosi accertata di Covid. Una diagnosi che sappiamo può tardare anche 48 ore prima di arrivare. Questa indicazione “assurda” e “contraria a qualunque protocollo” è sottolineata anche dallo stesso direttore sanitario Marzulli in una disperata nella disperata lettera datata 25 febbraio in carta intestata alla direzione di Seriate.

Nella lettera su carta intestata si legge: “Presso il Pronto Soccorso stazionano tre pazienti senza che vengano accolti né dall’ospedale di Seriate né da altre strutture aziendali … È evidente che in queste condizioni il Pronto Soccorso di Alzano Lombardo non può rimanere aperto”. Ad Alzano è stato chiesto in un primo momento di attendere l’esito del tampone sui 3 pazienti. “Tale indicazione” – continua la lettera del direttore dell’ospedale di Alzano – “è assurda (ed uso un eufemismo) in quanto come noto i tempi di refertazione sono mediamente intorno alle 48 ore e ciò vuol dire far stazionare tali pazienti per 48 ore presso il Pronto Soccorso di Alzano Lombardo, cosa contraria a qualunque protocollo e anche al buon senso”. La lettera si conclude con la richiesta di un intervento urgente dopo che, una volta sollevata l’assurdità della disposizione, in un secondo momento era stato comunicato che il problema era diventato “la mancata disponibilità di posti letto”. Qui la lettera ufficiale firmata dal direttore dell’ospedale di Alzano Lombardo.

ESCLUSIVO TPI – Parla un dipendente dell’ospedale di Alzano: “Ordini dall’alto per rimanere aperti coi pazienti Covid stipati nei corridoi”

ESCLUSIVO TPI, di Francesca Nava – Chi ha ordinato la chiusura e la riapertura del pronto soccorso dell’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano Lombardo domenica 23 febbraio? Da chi è arrivato l’ordine di non sgomberare e sanificare immediatamente l’intera struttura ospedaliera? Chi ha lasciato che il personale medico, gli utenti e i loro famigliari tornassero a casa quel giorno stesso senza essere messi in quarantena e diagnosticati, dopo che i primi casi di Covid19 erano stati accertati? Da dove sono partiti gli ordini? E chi poteva opporsi a quelle richieste che oggi, possiamo dirlo, hanno messo a repentaglio la salute di migliaia di persone e causato migliaia di morti? Noi di TPI queste domande ce le facciamo caparbiamente da quasi un mese con un’inchiesta pubblicata in più parti. Da quasi un mese lavoriamo ininterrottamente per ricostruire pezzo per pezzo una catena di comando, che chiama in causa direzioni generali e sanitarie, aziende territoriali, uffici regionali e soprattutto la politica. Quando ormai sono stati certificati 4.500 decessi da Covid19 solo nel mese di marzo, solo nella provincia di Bergamo, ecco che il muro di omertà inizia a sgretolarsi e alcune importanti risposte iniziano ad arrivare. E arrivano da testimoni oculari, da dipendenti dell’ospedale “Pesenti Fenaroli” — struttura regionale oggi al centro di una delicata inchiesta giudiziaria – che hanno vissuto in prima persona quelle ore frenetiche a partire dalla mattina del 23 febbraio e che per la prima volta vuotano il sacco in esclusiva su TPI.

“La riapertura del pronto soccorso è avvenuta per ordini superiori, perché il direttore sanitario di Alzano (Giuseppe Marzulli ndr) era chiaramente contrario e si è espresso più volte in questo senso. Dal suo ufficio lo si sentiva urlare con la direzione generale, sanitaria, con la direzione strategica di Seriate (la ASST, l’Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo est ndr), che poteva essere la figura del direttore sanitario (Roberto Cosentina ndr) piuttosto che del direttore generale (Francesco Locati ndr) che gli hanno imposto la riapertura”. Arriva come una spada nella roccia la testimonianza di questo dipendente dell’ASST di Bergamo Est, che il 24 febbraio, il giorno dopo quella drammatica domenica, si trovava negli uffici della direzione sanitaria di Alzano. “C’è stata sicuramente una situazione di conflitto – racconta in esclusiva a TPI in una video-intervista il dipendente –  il direttore, il dottor Marzulli, non era d’accordo con la riapertura del pronto soccorso, ma ha eseguito quelli che sono stati gli ordini superiori. Il pronto soccorso è stato riaperto senza che venissero predefiniti dei percorsi di sicurezza e senza nessuna sanificazione specifica. La riapertura è avvenuta semplicemente con la riapertura. Non ci è stata fatta nessuna comunicazione. Non è stata allestita immediatamente la tenda di prefiltraggio, ma solamente nei giorni successivi e il pronto soccorso è stato aperto accogliendo i pazienti presunti affetti da Coronavirus insieme agli altri”.

La testimonianza di quest’uomo chiama in causa anche quel Roberto Cosentina, oggi direttore sanitario della ASST Bergamo est, condannato a gennaio in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione per favoreggiamento e omissione in atti di ufficio sul caso dei morti in corsia attribuite all’ex medico di Saronno Leonardo Cazzaniga, condannato all’ergastolo con una sentenza di primo grado. Cosentina è il vice di Locati e può fare le veci anche del direttore sanitario di Alzano Lombardo, Giuseppe Marzulli. Le parole che ci consegna questo dipendente del “Pesenti Fenaroli” inchiodano alle proprie responsabilità la direzione generale e sanitaria dell’ASST Bergamo est di Seriate – da cui dipende anche l’ospedale di Alzano Lombardo. Una azienda regionale. Il capo supremo di questa ASST si chiama Francesco Locati, nominato in quota Lega durante la giunta Maroni nel 2016. Noi di TPI lo abbiamo cercato telefonicamente al cellulare e via mail tramite posta certificata, a partire già dal 13 marzo, senza ricevere mai nessuna risposta.

ESCLUSIVO TPI – Parla un’infermiera del Pronto Soccorso di Alzano Lombardo

Che sulla discussa riapertura del pronto soccorso e sulla gestione di questa emergenza Covid al “Pesenti-Fenaroli” ci sia stata una evidente situazione di conflitto tra le due direzioni sanitarie, quella di Seriate e quella di Alzano, lo si capisce anche da un’altra testimonianza fondamentale, quella di un’infermiera del pronto soccorso che accetta di parlare in esclusiva con noi di TPI: “All’ospedale di Alzano Lombardo dopo quella maledetta domenica non doveva più entrare e uscire nessuno, fino a che non si fossero stabiliti dei percorsi precisi”. Qui di seguito l’audio-testimonianza dell’infermiera di Alzano:

La donna aggiunge anche che “la sanificazione dell’ospedale è stata fatta quattro giorni dopo, per tutto quel tempo le attività hanno proseguito come se nulla fosse. La gente ha circolato in zone infette, senza saperlo. Il nostro direttore sanitario (Giuseppe Marzulli ndr) ha chiuso subito il pronto soccorso, ha avvisato i vertici, il 118 e l’utenza in sala d’attesa, che però fino a tarda sera non se ne è andata. È stato detto chiaro e tondo a tutti: abbiamo un caso di Coronavirus e dovete andarvene, ma molte persone sono rimaste lì fino a sera. Nel frattempo ci siamo messi a redigere una lista di pazienti transitati nel pronto soccorso, nei reparti, i ricoverati, i famigliari, il personale entrato in contatto, lo abbiamo fatto insieme con la capo sala, lo abbiamo fatto noi autonomamente, mentre i vertici si confrontavano sul da farsi. Ma di fatto tutto il personale medico è stato mandato a casa e il giorno dopo si è ripresentato al lavoro”.

Attenti a quei 3: gli uomini chiave coinvolti nell’inchiesta di TPI sull’ospedale di Alzano Lombardo

Il direttore generale dell’Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Bergamo Est Francesco Locati, il direttore sanitario Roberto Cosentina e il direttore medico Giuseppe Marzulli sono i tre uomini (i primi due legati alla Lega) che che hanno avuto un ruolo chiave nella gestione dell’emergenza Coronavirus presso l’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano Lombardo. L’Azienda socio sanitaria territoriale (Asst) Bergamo Est comprende la sede centrale di Seriate, poi Gazzaniga, Piario, Lovere, Trescore Balneario, Sarnico. Oltre a quello del Presidio 2, cioè Alzano. Locati, Cosentina e Marzulli dovrebbero spiegare che cosa è successo esattamente all’ospedale di Alzano tra venerdì 21 e lunedì 24 febbraio. Il primo responsabile di questo caos è il direttore generale Francesco Locati. È arrivato al vertice della sua Asst nel gennaio 2016, quando la Regione Lombardia punta 19 miliardi di budget del bilancio regionale. Poi viene riconfermato nel 2018.

C’è un importante auto-gol che sottolinea il potere della Lega nel gioco di poltrone della sanità lombarda: la lottizzazione dei manager sanitari per appartenenza politica viene “autodenunciata” nel 2016, per un errore dell’Arca Lombardia, la centrale acquisti della Regione. Viene infatti pubblicata una cartina con i nomi dei prescelti e il simbolo del partito d’appartenenza sul sito di Arca e viene mandata via email all’indirizzario della Regione. L’Arca smentisce e oscura la pagina. Ma è la realtà stessa a confermare questa spartizione: nel 2016 il governatore è Roberto Maroni, leghista, e i 35 direttori generali sono 13 in quota Lega, 11 Forza Italia, 10 Ncd, un Fratelli d’Italia. Nel 2018, altro giro altra corsa, il governatore Attilio Fontana sceglie 24 dirigenti sanitari della Lega, 14 di Forza Italia, due di Fratelli d’Italia. Francesco Locati viene sempre riconfermato. Ha un rapporto diretto con Matteo Salvini e una relazione forte con Roberto Anelli, oggi capogruppo della Lega in Consiglio regionale, ma anche ex sindaco e attuale consigliere comunale di Alzano, dove tutto iniziò.

Il suo vice, il direttore sanitario Roberto Cosentina, ha ricevuto a gennaio una condanna a due anni e sei mesi per omessa denuncia e favoreggiamento personale dell’ex medico Leonardo Cazzaniga, condannato in primo grado all’ergastolo per 12 morti in corsia al presidio ospedaliero di Saronno. Cosentina era tra i medici della commissione nominata dall’ospedale per verificare l’operato del vice primario Cazzaniga. Cosentina, nonostante la condanna, non è stato sospeso e ha continuato a lavorare all’interno della sanità lombarda passando dall’Asst Valle Olona a quella di Bergamo Est di cui fa parte anche l’ospedale Pesenti-Fernaroli di Alzano Lombardo. Quando a fine gennaio viene pronunciata la sentenza però Cosentina è già a Seriate (sede dell’Asst Bergamo Est) da quattro anni. Il suo ruolo è il medesimo di Saronno, ossia quello di coordinatore dell’organizzazione tecnica e funzionale dei servizi e del possesso dei previsti titoli professionali da parte del personale, nonché di garante ultimo dell’assistenza sanitaria ai pazienti e del coordinamento del personale sanitario sui criteri di qualità e sicurezza. Gerarchicamente è inferiore solo al direttore generale che lo ha fortemente voluto, Francesco Locati. Poi c’è l’ultimo anello, il direttore medico dell’ospedale di Alzano Lombardo, Giuseppe Marzulli. Quel 23 febbraio aspettava ordini dall’alto, dai dirigenti dell’ASST Bergamo Est, che gli impongono di tenere l’ospedale aperto.

Le domande senza risposta

“Siamo arrivati a una saturazione totale abbastanza in fretta, abbiamo dovuto mettere i pazienti nei corridoi, nella shock room, non sapevamo più dove sistemarli – racconta l’infermiera del pronto soccorso, che sulla catena di comando ha però un’idea ben precisa – qui ad Alzano è solo uno che può decidere ed è il direttore sanitario (Marzulli ndr). Se il direttore sanitario riceve degli ordini da gente che non è lì sul posto, ma che è dietro a una scrivania, può sempre decidere di non ubbidire. È come se un mio superiore mi chiedesse di dare del cianuro a un paziente, ecco io non lo faccio, perché altrimenti il paziente muore. Marzulli doveva rifiutarsi di eseguire gli ordini di Seriate, doveva prendere tempo e stabilire dei percorsi, isolare tutti, fare i tamponi e dire: quando avremo un percorso sicuro riapriremo”.

A chi tocca l’ultima parola? Quanto era informata la Regione Lombardia di questa situazione? Da cinque giorni chiediamo una intervista al presidente Fontana, ma veniamo rimbalzati quotidianamente. Quello che è certo è che nessuno, tra direzioni generali, sanitarie e assessorato al welfare può considerarsi immune da responsabilità. La sanità è competenza regionale. L’ospedale di Alzano Lombardo andava chiuso e sanificato, i pazienti, i famigliari e il personale sanitario andavano isolati e diagnosticati. Lo doveva disporre la Regione Lombardia. Per chiudere l’ospedale di Codogno e cinturare tutta la zona attorno è bastato un solo paziente positivo. Si è chiuso tutto in un solo giorno. Idem nel Veneto, a Mira e a Padova. Ma mentre l’Italia era concentrata su Codogno, come ha detto anche il professor Rezza dell’ISS in un’intervista al nostro giornale, a pochi chilometri di distanza era già attivo un altro focolaio micidiale, quello di Alzano Lombardo. Nessuno si è preoccupato di fermarlo. Migliaia di persone sono morte. Il più giovane ieri nella bergamasca, un uomo di 36 anni. A poco a poco stiamo ricostruendo la catena di comando che ha portato a questa strage che, ci auguriamo, trovi presto i suoi responsabili.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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