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Attenti a quei 3: gli uomini chiave coinvolti nell’inchiesta di TPI sull’ospedale di Alzano Lombardo

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 10 Apr. 2020 alle 10:00 Aggiornato il 10 Apr. 2020 alle 13:35
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Immagine di copertina
Il direttore generale dell'Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Bergamo Est Francesco Locati, il direttore sanitario Roberto Cosentina e il direttore medico Giuseppe Marzulli

Il direttore generale dell’Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Bergamo Est Francesco Locati, il direttore sanitario Roberto Cosentina e il direttore medico Giuseppe Marzulli sono i tre uomini (i primi due legati alla Lega) che che hanno avuto un ruolo chiave nella gestione dell’emergenza Coronavirus presso l’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano Lombardo.

In quella struttura, che fa parte dell’ASST Bergamo Est con sede a Seriate, il 23 febbraio – due giorni dopo lo scoppio del primo focolaio di Codogno –  vengono accertati due casi positivi di Covid19. L’ospedale viene immediatamente “chiuso”, per poi riaprire – inspiegabilmente – alcune ore dopo. Nei giorni successivi si apprende che diversi medici e infermieri risultano contagiati. Proprio lì è partito il focolaio di Bergamo, il peggiore d’Europa.

Bergamo Est, un impero sanitario leghista

L’Azienda socio sanitaria territoriale (Asst) Bergamo Est comprende la sede centrale di Seriate, poi Gazzaniga, Piario, Lovere, Trescore Balneario, Sarnico. Oltre a quello del Presidio 2, cioè Alzano.

Ma torniamo agli uomini del Carroccio. Locati, Cosentina e Marzulli dovrebbero spiegare che cosa è successo esattamente all’ospedale di Alzano tra venerdì 21 e lunedì 24 febbraio. Il primo responsabile di questo caos è il direttore generale Francesco Locati. È arrivato al vertice della sua Asst nel gennaio 2016, quando la Regione Lombardia punta 19 miliardi di budget del bilancio regionale. Poi viene riconfermato nel 2018.

C’è un importante auto-gol che sottolinea il potere della Lega nel gioco di poltrone della sanità lombarda: la lottizzazione dei manager sanitari per appartenenza politica viene “autodenunciata” nel 2016, per un errore dell’Arca Lombardia, la centrale acquisti della Regione. Viene infatti pubblicata una cartina con i nomi dei prescelti e il simbolo del partito d’appartenenza sul sito di Arca e viene mandata via email all’indirizzario della Regione. L’Arca smentisce e oscura la pagina. Ma è la realtà stessa a confermare questa spartizione: nel 2016 il governatore è Roberto Maroni, leghista, e i 35 direttori generali sono 13 in quota Lega, 11 Forza Italia, 10 Ncd, un Fratelli d’Italia.

Nel 2018, altro giro altra corsa, il governatore Attilio Fontana sceglie 24 dirigenti sanitari della Lega, 14 di Forza Italia, due di Fratelli d’Italia. Francesco Locati viene sempre riconfermato. Ha un rapporto diretto con Matteo Salvini e una relazione forte con Roberto Anelli, oggi capogruppo della Lega in Consiglio regionale, ma anche ex sindaco e attuale consigliere comunale di Alzano, dove tutto iniziò.

Condanne che pesano

Il suo vice, il direttore sanitario Roberto Cosentina, ha ricevuto a gennaio una condanna a due anni e sei mesi per omessa denuncia e favoreggiamento personale dell’ex medico Leonardo Cazzaniga, condannato in primo grado all’ergastolo per 12 morti in corsia al presidio ospedaliero di Saronno. Cosentina era tra i medici della commissione nominata dall’ospedale per verificare l’operato del vice primario Cazzaniga.

Cosentina, nonostante la condanna, non è stato sospeso e ha continuato a lavorare all’interno della sanità lombarda passando dall’Asst Valle Olona a quella di Bergamo Est di cui fa parte anche l’ospedale Pesenti-Fernaroli di Alzano Lombardo. Quando a fine gennaio viene pronunciata la sentenza però Cosentina è già a Seriate (sede dell’Asst Bergamo Est) da quattro anni. Il suo ruolo è il medesimo di Saronno, ossia quello di coordinatore dell’organizzazione tecnica e funzionale dei servizi e del possesso dei previsti titoli professionali da parte del personale, nonché di garante ultimo dell’assistenza sanitaria ai pazienti e del coordinamento del personale sanitario sui criteri di qualità e sicurezza. Gerarchicamente è inferiore solo al direttore generale che lo ha fortemente voluto, Francesco Locati.

L’ultimo anello

Poi c’è il direttore medico dell’ospedale di Alzano Lombardo, Giuseppe Marzulli. Quel 23 febbraio aspettava ordini dall’alto, dai dirigenti dell’ASST Bergamo Est, che gli impongono di tenere l’ospedale aperto. Per descrivere la situazione ai superiori, Marzulli scrive una lettera ufficiale riportata su carta intestata della struttura ospedaliera datata martedì 25 febbraio – che noi di TPI abbiamo rivelato in esclusiva – in cui dice: “Presso il Pronto Soccorso stazionano tre pazienti senza che vengano accolti né dall’ospedale di Seriate né da altre strutture aziendali… È evidente che in queste condizioni il Pronto Soccorso di Alzano Lombardo non può rimanere aperto”. Ad Alzano è stato chiesto in un primo momento di attendere l’esito del tampone sui 3 pazienti. “Tale indicazione” – continua la lettera del direttore dell’ospedale di Alzano – “è assurda (ed uso un eufemismo) in quanto come noto i tempi di refertazione sono mediamente intorno alle 48 ore e ciò vuol dire far stazionare tali pazienti per 48 ore presso il Pronto Soccorso di Alzano Lombardo, cosa contraria a qualunque protocollo e anche al buon senso”. La lettera si conclude con la richiesta di un intervento urgente dopo che, una volta sollevata l’assurdità della disposizione, in un secondo momento era stato comunicato che il problema era diventato “la mancata disponibilità di posti letto”.

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Nella nostra inchiesta in più parti, noi di TPI ci siamo chiesti perché i ricoverati con sintomi sospetti furono ricoverati insieme agli altri pazienti? Perché quel 23 febbraio l’ospedale è stato brutalmente riaperto? Perché una serie di tamponi furono trasportati da Alzano al Policlinico San Matteo di Pavia per le analisi? Perché la direzione sanitaria si è lasciata scappare di mano la situazione, portando così i contagi a moltiplicarsi a dismisura? Ecco, i tre uomini della Lega dovrebbero rispondere a tutti questi quesiti.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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