Mancata Zona Rossa ad Alzano e Nembro, tutte le tappe del disastro nella Bergamasca

Tutte le date chiave sull'inchiesta condotta da TPI sui due comuni della Val Seriana da cui, con ogni probabilità, si è originato il contagio che ha trasformato Bergamo nel lazzaretto d'Italia

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 7 Apr. 2020 alle 14:17 Aggiornato il 8 Apr. 2020 alle 11:57
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Immagine di copertina
La Val Seriana Credits: Ansa

La questione della mancata chiusura a Zona Rossa dei due comuni in provincia di Bergamo, Alzano Lombardo e Nembro può essere spiegata attraverso una linea cronologica. Un ritardo che ha portato quei due comuni a diventare l’epicentro del contagio in Europa, con un incremento dei morti fino al 2000 per cento, secondo i dati Istat. Ecco le date chiave dell’inchiesta condotta da TPI:

13-15 febbraio – Primo Covid – Primo ricovero Covid-19 all’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano: si tratta di Franco Orlandi ex camionista di 64 anni di Nembro, che ancora non sa di essere positivo.

22 febbraio – Secondo caso sospetto – Ernesto Ravelli, pensionato 84 anni di Villa di Serio va al Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo e viene ricoverato in Medicina Generale. Lo stesso giorno la Regione Lombardia alla segnalazione di un dirigente sanitario di creare ospedali ad hoc per fermare il contagio da Covid-19 risponde: “Non vogliamo leggere le tue cazzate”.

23 febbraio – DATA CRUCIALE: L’OSPEDALE FOCOLAIO – Questo è un giorno decisivo per l’emergenza Coronavirus. Arrivano infatti i risultati dei tamponi sui due uomini che erano stati ricoverati al Pesenti Fenaroli: sono i primi due pazienti positivi al Covid19, Franco Orlandi (in ospedale da una settimana) e Ernesto Ravelli, che muore una volta portato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. È il primo morto della bergamasca. Il 23 febbraio nel Lodigiano ci sono 90 casi e scatta immediatamente la zona rossa. Nella bergamasca ce ne sono 106, ma la zona rossa non scatta. Inoltre, quello stesso giorno il governo vara un decreto-legge, il numero 6, contenente “misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Solo il giorno prima, del resto, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato che il Coronavirus era una epidemia.

28 febbraio – Bergamo non si ferma – Confindustria Bergamo diffonde il video “Bergamo is running” per comunicar all’estero che la città non si ferma e continua le sue attività produttive.

29 febbraio – Contagio intercontinentale – Due turisti italiani, Sara e Luca, partono per Cuba. Lei tornerà a casa il 19 marzo, il compagno morirà nell’ospedale di Madrid per Coronavirus. I due hanno incontrato nel loro viaggio centinaia di persone.

2 marzo – L’ISS avverte il governo – L’Istituto Superiore di Sanità invia una nota tecnica al governo, in cui chiede l’immediato isolamento e chiusura a Zona Rossa dei comuni di Alzano Lombardo e Nembro.

5 marzo – Secondo richiamo dell’ISS – La La nota tecnica dell’ISS veniva successivamente dettagliata e arricchita di nuove informazioni in data 5 marzo.

6 marzo – Gallera ammette – L’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, in conferenza stampa conferma implicitamente di aver ricevuto la nota dell’Iss, scaricando la eventuale e futura responsabilità della mancata chiusura sul governo. “Tre giorni fa – afferma Gallera – l’Istituto superiore di sanità ha formulato una richiesta precisa al governo sull’istituzione di una zona rossa nei comuni di Nembro e Alzano Lombardo (…) Queste sono misure che hanno un senso se c’è una grande tempestività. È vero anche che il numero dei casi in questi comuni continua a crescere in maniera importante. Io più che prendere atto che tre giorni fa c’era stata, anche sulla base dei dati che noi avevamo fornito, una valutazione dell’Iss e poi prendere atto che invece dopo 3 siamo ancora qui, traete voi le conseguenze…”.

7 marzo – Sanificazione mai effettuata – Ospite di Agorà su Rai 3, invece, il 7 aprile lo stesso Gallera ammette: “Il 22 febbraio ad Alzano iniziano a farsi i primi tamponi su situazioni anomale, in ospedale da qualche giorno, ma che non avevano le caratteristiche che facevano pensare al Coronavirus. Da lì, inizia la sanificazione dell’ospedale e il tracciamento dei contatti diretti. In quei giorni abbiamo fatto una quantità enorme di tamponi”.

8 marzo – Lombardia isolata – L’intera Lombardia viene chiusa a “zona arancione”. È passata una settimana da quando l’ISS ha inviato la nota al governo.

9 marzo – L’Italia viene chiusa – Conte annuncia il lock-down su tutto il territorio nazionale.

17 marzo – Inchiesta parte I – TPI pubblica la prima parte dell’inchiesta a firma di Francesca Nava riguardante la mancata chiusura di Alzano e Nembro dal titolo: “Coronavirus Anno Zero, quel 23 febbraio all’ospedale di Alzano Lombardo: così Bergamo è diventata il lazzaretto d’Italia”.

21 marzo – I numeri – I dati dell’Istat fino al 21 marzo 2020 sono impietosi: a Nembro nei primi 21 giorni di marzo si è registrato il 1000 per cento in più di morti rispetto al 2019. Nella vicina Alzano Lombardo si è arrivati a + 1022 per cento. Con un picco massimo nel piccolo comune di San Pellegrino Terme, con un incremento del 2000 per cento. È una mortalità dell’1 per cento dell’intera popolazione di quei comuni, più alta di quella riscontrata a Wuhan, in Cina, e più alta che in qualsiasi altra parte del mondo.

23 marzo – Ferme le aziende – Il lock-down si intensifica, e riguarda da questa data anche lo stop delle attività produttive in Italia. Sono passati 21 giorni da quando l’ISS aveva chiesto l’isolamento di Alzano e Nembro.

26 marzo – Inchiesta parte II – TPI pubblica la seconda parte dell’inchiesta a firma di Francesca Nava, rivelando l’esistenza della nota tecnica dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che recitava: “L’incidenza di contagi da Covid-19 nei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro, e anche in quello bresciano di Orzinuovi, raccomandandone l’isolamento immediato e la chiusura, con la creazione di una zona rossa come quella di Codogno”. Nota che è rimasta inascoltata.
La sera stessa, durante la quotidiana conferenza stampa per il bollettino delle 18, la Protezione Civile conferma a TPI che la nota dell’Istituto Superiore di Sanità del 2 marzo era stata recepita e visionata dal comitato tecnico-scientifico.

31 marzo – Scudo penale – Viene presentato in Senato lo Scudo Penale Coronavirus, un emendamento al decreto ‘Cura Italia’ a prima firma di Andrea Marcucci del Partito Democratico per ridefinire, per il periodo di emergenza da Covid19, il perimetro della responsabilità per medici e operatori del settore. Si va da richieste di esonero totale, che cancellerebbero la responsabilità penale, civile, amministrativa ed erariale di tutti i protagonisti di questa vicenda, a richieste di rendere perseguibili penalmente le sole colpe gravi, fino alle richieste di chiedere il patrocinio gratuito dello Stato a chi sarà accusato di presunti errori. Interessante da notare il modo di agire della Lega: prima firma l’emendamento, poi ci ripensa e fa retromarcia. Se lo Scudo penale dovesse passare, passerà senza che Salvini si sia sporcato le mani.

6 aprile – Governo vs Regione – Il premier Conte ha inviato una nota formale a TPI per chiarire la posizione del governo sulla mancata chiusura per Coronavirus di Alzano Lombardo e Nembro. “Se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto farla tranquillamente”. A stretto giro è arrivata anche la replica al premier Conte da parte del governatore lombardo Fontana: “Io non ritengo – ha scritto il presidente della Regione Lombardia in una nota ufficiale – che ci siano delle colpe in questa situazione. Ammesso che ci sia una colpa, eventualmente è di entrambi. Forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso, ma dopo che era stata istituita una zona rossa (in tutta la Regione) noi non avevamo neanche da un punto di vista giuridico la possibilità di intervenire”. In serata, durante la conferenza stampa dopo il Cdm, il premier Conte risponde alle domande dell’inviata di TPI: “Abbiamo imposto la zona rossa per l’intera Lombardia, abbiamo preso questa decisione in scienza e coscienza, ce ne assumiamo la responsabilità. Riteniamo di aver preso una decisione ancora più stringente”.

7 aprile – Parla Confindustria – Marco Bonometti, leader degli industriali lombardi, intervistato da TPI dice: “Con la Regione ci siamo confrontati. Per fortuna non abbiamo fermato le attività essenziali, altrimenti i morti sarebbero aumentati. Perché così tanti decessi qui? Ci sono molti allevamenti, la movimentazione degli animali ha favorito il contagio”.

8 aprile – La Procura apre un’inchiesta – La Procura di Bergamo ha aperto un’inchiesta per epidemia colposa sulla gestione dell’emergenza Coronavirus – a partire dalle ultime due settimane di febbraio – presso l’ospedale “Pesenti Fenaroli”di Alzano Lombardo. Inchiesta partita grazie alle numerose denunce di operatori sanitari e cittadini raccolte anche da Francesca Nava su TPI, che ha portato avanti un’inchiesta giornalistica in più parti sul caos presso il pronto soccorso di Alzano (e sulla mancata zona rossa di Alzano e Nembro). Lì dove tutto iniziò: quel 23 febbraio, come abbiamo denunciato tre settimane fa, al Pesente Fenaroli succede un po’ di tutto: nonostante fossero stati accertati due casi Covid-19, il pronto soccorso chiude e riapre inspiegabilmente dopo 3 ore, senza essere sanificato.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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