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Coppia di escursionisti ritrovata viva dopo 5 giorni all’addiaccio sulle Dolomiti senza cibo: “Abbiamo mangiato erbe”

Immagine di copertina
Credit: Facebook

I due, marito e moglie, hanno atteso i soccorsi bevendo l'acqua di un torrente e dormendo su un letto di foglie

Una coppia di escursionisti marchigiani – marito e moglie, 41 anni lui, 38 lei – è stata ritrovata viva dopo cinque giorni trascorsi all’addiaccio sulle Dolomiti senza cibo. Il Soccorso alpino del Veneto li ha recuperati a una quota di 1.700 metri lungo un sentiero dismesso con molti tratti pericolosi e praticamente abbandonato, vicino ai ruderi del rifugio Casera Col Cadorin. Si erano ritrovati lì e, per evitare di mettersi in pericolo, avevano deciso di aspettare i soccorsi.

Lo scorso 2 luglio Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi, originari di Osimo, in provincia di Ancona, erano partiti dal rifugio Pordenone, in val Cimoliana, sulle Dolomiti friulane, ed erano diretti al rifugio Padova, sul versante veneto. Per quella sera avevano prenotato un pernottamento in una struttura, dove però non sono mai arrivati.

L’allarme è scattato, però, solo nel primo pomeriggio di lunedì, quando i due non sono rientrati a casa e i familiari hanno allertato i soccorsi. I loro telefoni erano stati agganciati per l’ultima volta da una cella il 2 luglio.

“Non abbiamo mangiato nulla per giorni. Siamo vivi grazie alla natura, il ruscello vicino a noi ci ha aiutato a sopravvivere e ci ha dato lo stimolo per continuare a crederci”, hanno raccontato i due, una volta ritrovati.

Mentre erano bloccati ad alta quota, Cesaroni e Pesaresi si sono nutriti di erbe spontanee e hanno riempito le borracce con l’acqua di un torrente, mentre come giaciglio hanno steso delle foglie a terra creando una copertura con dei rami.

Alle ricerche hanno preso parte il 118 del Veneto, la Protezione civile, il Soccorso Alpino, i Vigili del Fuoco e la Guardia di Finanza: complessivamente sono stati impiegati tre elicotteri e decine di uomini, che hanno percorso i principali sentieri su entrambi i versanti.

Nella giornata del 7 luglio i due sono stati recuperati e riportati al rifugio Pordenone, dove ad attenderli c’era ancora la loro auto. “Siamo esausti ma estremamente sollevati”, ha raccontato la coppia: “Abbiamo creduto in noi stessi e in chi ci ha aiutato, sperando che arrivassero i soccorsi”.

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