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Coronavirus, il ragazzo di 34 anni morto a Roma era sano e non aveva altre malattie: i risultati dell’autopsia

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 26 Mar. 2020 alle 10:46 Aggiornato il 26 Mar. 2020 alle 15:49
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Immagine di copertina
Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Coronavirus, i risultati dell’autopsia sul ragazzo di 34 anni morto a Roma

Sono arrivati i risultati dell’autopsia sul corpo di Emanuele Renzi, il ragazzo di 34 anni morto a Roma a causa del Coronavirus: i test dicono ciò che si temeva già, ovvero che il giovane non aveva alcuna patologia pregressa. E’ stato dunque solo il virus a uccidere – nella notte tra sabato e domenica – il ragazzo, dopo sei giorni passati nel reparto di terapia intensiva del policlinico Tor Vergata.

L’autopsia è stata effettuata all’ospedale Spallanzani e trasmessa subito dopo ai medici del policlinico Tor Vergata. Il referto è inoltre una dimostrazione di come l’infezione da Coronavirus possa essere letale per l’organismo: in pochi giorni, ha provocato infatti pericardite, miocardite e coagulopatia intravascolare disseminata. Per Emanuele Renzi, un ragazzo descritto dalla famiglia come “sanissimo, senza malattie, con un fisico da sportivo” non c’è stato nulla da fare.

Conte ricorda le vittime, l’applauso alla Camera:

Il 34enne, che lavora come responsabile nel call center Youtility (i cui lavoratori, che hanno raccontato a TPI tutti i loro timori per il virus, sono ora in subbuglio e chiedono all’azienda maggiore sicurezza) ha lasciato anche una figlia di sei anni. Nel frattempo, si sta cercando anche di capire dove il giovane originario di Cave – comune a 50 chilometri da Roma – abbia contratto il virus. L’ipotesi più accreditata, al momento, è che Emanuele sia stato contagiato durante un addio al celibato a Barcellona, dov’era stato dal 6 all’8 marzo.

Ciò che è certo, invece, è che il 34enne era sano ed è stato stroncato esclusivamente dal Coronavirus, “Parliamo della morte di un giovane sano – ha detto Stefano Andreoni, virologo dell’ospedale Tor Vergata a Repubblica – venuto a mancare nonostante siano stati applicati tutti i trattamenti a disposizione. È una nostra sconfitta, dovuta alle armi che abbiamo ora. Aiutano, ma non sono sicuramente vincenti e questo caso ne è la dimostrazione”.

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