Sri Lanka, moglie di uno dei kamikaze si fa esplodere con i due figli durante perquisizione

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 23 Apr. 2019 alle 15:44 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:12
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Immagine di copertina
Uomini della sicurezza nella chiesa di San Sebastiano, una dei bersagli dei kamikaze in Sri Lanka (Credits: Jewel Samad/Afp)

Due giorni dopo gli attacchi in Sri Lanka, iniziano a circolare i primi identikit dei sette kamikaze che si sono fatti esplodere in chiese e alberghi di lusso nella domenica di Pasqua.

Mentre il bilancio delle vittime (arrivato a 321) continua drammaticamente a salire, la polizia cingalese è al lavoro per scoprire l’identità degli attentatori e per accertare il coinvolgimento della cellula jihadista locale National Thowheed Jamath. Nel frattempo, l’Isis ha rivendicato gli attentati.

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Uno dei primi profili venuti fuori dalle indagini è quello di Insan Seelawan, l’attentatore che si è fatto esplodere nell’hotel Shangri-La.

Una volta che gli agenti hanno capito di chi si trattava, sono andati nella sua abitazione, nella località di Dematagoda. La perquisizione, però, ha avuto un epilogo inaspettato e tragico.

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Non appena ha visto la polizia, infatti, la moglie dell’attentatore ha fatto esplodere una bomba, uccidendo se stessa e i suoi due figli. Ne ha dato notizia la polizia, citata dal sito cingalese Newsfirst.

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Anche il fratello del sospetto kamikaze, che la polizia ha tentato di catturare, ha fatto detonare una bomba: oltre a lui, sono rimasti uccisi tre agenti.

Negli attentati in Sri Lanka della domenica di Pasqua, dunque, era coinvolta una famiglia intera di kamikaze. La polizia cingalese è adesso al lavoro per ricostruire i dettagli su tutti gli altri terroristi che si sono fatti esplodere, provocando una vera e propria strage di cristiani.

Le autorità locali hanno già ammesso qualche responsabilità, parlando di “falle nel sistema di intelligence“. Pare infatti che i servizi segreti avessero segnalato con largo anticipo il grosso rischio di un attentato esplosivo in Sri Lanka.

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