Il medico di Gaza in carcere in Israele senza processo: domani Hussam Abu Safiya rischia altri sei mesi di prigione
Il pediatra palestinese, arrestato a fine 2024 nell'ospedale Kamal Adwan, è detenuto da 16 mesi. Il suo legale e le Nazioni Unite denunciano le condizioni disumane della sua detenzione e ne chiedono la liberazione
Hussam Abu Safiya ha 52 anni, è un pediatra e neonatologo palestinese ma da 16 mesi è in carcere, senza processo, in Israele, dove domani un tribunale militare deciderà, per la terza volta, se prorogare o meno la sua detenzione di altri sei mesi.
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Detenzione senza fine
Nato nel 1973 nel campo profughi di Jabalia,
nel nord della Striscia,
da una famiglia di profughi palestinesi
cacciati dalla città di Hamama
durante la guerra arabo-israeliana del 1948,
ha studiato medicina in Kazakhstan,
dove si è sposato e da cui è tornato
a Gaza con la moglie nel 1996. Specializzato in neonatologia, ha cominciato a lavorare come medico per il ministero della Salute locale.
È prima diventato primario
del reparto di pediatria
e poi, nel febbraio 2024, direttore
dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia,
nel governatorato settentrionale
del territorio costiero palestinese.
Proprio qui, il 27 dicembre 2024, fu arrestato dalle forze armate israeliane (Idf) insieme ad altri membri del personale medico locale, dopo un assedio di oltre 20 giorni che portò alla chiusura della struttura sanitaria. Da allora, sebbene non sia accusato di aver commesso alcun reato e abbia sempre e solo operato in ambito civile, il medico palestinese si trova in carcere in base alla legge israeliana sui combattenti illegali.
Hussam Abu Safiya è stato trasferito prima nella prigione di Ketziot, nel deserto del Negev, nel sud di Israele, e poi nel carcere di Ofer, nel centro della Cisgiordania occupata, dove si trova attualmente. Ha avuto il permesso di incontrare un avvocato soltanto l’11 febbraio 2025, quasi due mesi dopo il suo arresto. Intanto la Corte israeliana di Beer Sheva, su richiesta della Procura generale militare, ha prorogato di sei mesi la sua detenzione per ben due volte, nel marzo e nell’ottobre dello scorso anno. Tutto questo nonostante il medico, secondo i suoi familiari, fosse stato inserito nella lista dei prigionieri palestinesi da rilasciare in occasione del cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza.
Condizioni inumane
Dal suo arresto, invece, Hussam Abu Safiya ha potuto vedere i suoi legali soltanto una decina volte, l’ultima il 15 ottobre 2025, il giorno prima dell’udienza a Beer Sheva a cui non gli è stato permesso di partecipare in presenza, ma solo in collegamento video dal carcere, e durante la quale è stato, come sempre, rappresentato dall’avvocato Muhammad Jabareen del Mizan Center di Gaza.
Quel giorno l’avvocatessa Gheed Kassem lo aveva potuto visitare nella cella n. 5 della 24esima sezione della prigione di Ofer per non più di un quarto d’ora. Allora il medico palestinese aveva denunciato di essere stato aggredito brutalmente, riportando lesioni a una coscia, a una mano, a un orecchio e a un occhio. Già il 28 agosto dell’anno scorso, durante una precedente visita, il legale aveva rivelato le condizioni inumane della sua detenzione imposte dal Servizio penitenziario israeliano, che applica severe restrizioni all’accesso dei detenuti palestinesi al cibo, a cure mediche adeguate e ai servizi igienico-sanitari. Il medico infatti, secondo Gheed Kassem, indossava “sempre gli stessi abiti”; aveva “perso un terzo del suo peso corporeo”; era “esposto alla luce del sole solo per trenta minuti al mese”; e aveva “non più di due minuti” al giorno per lavarsi; mentre “la scabbia e le piaghe” ne devastavano il corpo.
La denuncia dell’Onu
Anche i relatori speciali delle Nazioni Unite, Tlaleng Mofokeng e Ben Saul, avevano denunciato lo scorso mese le “gravi torture” a cui sarebbe stato sottoposto il medico palestinese. “Abbiamo ricevuto segnalazioni secondo cui il dottor Hussam Abu Safiya è stato sottoposto a torture e altri trattamenti crudeli e degradanti, e le sue condizioni di salute rimangono critiche”, hanno affermato gli esperti in una nota diramata il 24 marzo scorso. “Gli è stato sistematicamente negato l’accesso a esami e trattamenti medici fondamentali, ed è stato privato di cure essenziali a tal punto che la sua vita, la sua salute e il suo benessere sono stati gravemente compromessi”, hanno aggiunto. “In quanto prigioniero di Israele, il dottor Abu Safiya, stimato amministratore medico e pediatra palestinese, ha subito una privazione arbitraria della libertà, la violazione dei suoi diritti umani, compreso il diritto di ogni essere umano a essere libero da torture e maltrattamenti, e il suo diritto alla salute è in fase di erosione”, hanno concluso i due relatori speciali dell’Onu. “Israele deve rilasciare il dottor Abu Safiya e tutti gli operatori sanitari detenuti e garantire loro l’accesso a cure mediche adeguate”. Oltre a Hussam Abu Safiya infatti, secondo quanto denuncia l’ong israeliana Physicians for Human Rights Israel (PHRI), almeno altri 13 medici e “decine” tra infermieri e operatori sanitari risultano ad oggi detenuti illegalmente in Israele.