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Home » Esteri

Reuters: “Il Pentagono ipotizza la sospensione della Spagna dalla Nato e altre sanzioni per gli alleati che si sono rifiutati di aiutare gli Usa contro l’Iran”

Immagine di copertina
A sinistra, il premier spagnolo Pedro Sánchez. A destra, il presidente Usa Donald Trump. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Proposta anche la revisione della posizione statunitense in merito alle rivendicazioni del Regno Unito sulle Isole Falkland contese con l’Argentina

Il Pentagono ha cominciato a valutare una serie di opzioni a disposizione degli Stati Uniti per sanzionare gli alleati della Nato che non hanno sostenuto la guerra scatenata da Washington e da Israele contro l’Iran, tra cui la sospensione della Spagna e una revisione della posizione statunitense in merito alle rivendicazioni del Regno Unito sulle Isole Falkland contese con l’Argentina. L’indiscrezione, pubblicata in esclusiva dall’agenzia di stampa britannica Reuters sulla base di un’e-mail interna e delle dichiarazioni di un funzionario del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, mostra la frustrazione dell’amministrazione Trump nei confronti degli alleati europei.

Opzioni americane
L’e-mail interna al Pentagono, ha spiegato a Reuters un anonimo funzionario statunitense, delineano le proposte politiche per la Casa bianca contro la presunta riluttanza o il rifiuto di alcuni alleati di concedere agli Stati Uniti i diritti di accesso, di base e di sorvolo del proprio territorio per le operazioni militari contro la Repubblica islamica, definiti “il punto di riferimento assoluto per la Nato”, Opzioni che, ha aggiunto la fonte citata dall’agenzia di stampa britannica, stanno già circolando ai più alti livelli del Pentagono. Tra queste figura persino la sospensione dei Paesi considerati “difficili” dalle posizioni più importanti e prestigiose all’interno dell’Alleanza atlantica, con l’obiettivo di “ridurre il senso di supponenza acquisita da parte degli europei”. Il memo citato includerebbe persino una riconsiderazione del sostegno diplomatico statunitense ai “possedimenti imperiali” europei, come le Isole Falkland contese tra il Regno Unito e l’Argentina, oggetto di una guerra costata la vita, nel 1982, a circa 650 soldati di Buenos Aires e a 255 militari britannici e conclusasi con la vittoria di Londra. Non è chiaro invece se tra le proposte contenute nel documento figuri anche il ritiro di parte delle truppe statunitensi dal Vecchio continente.

LEGGI ANCHE: [L’ex segretario generale ad interim della Nato, Alessandro Minuto-Rizzo, a TPI: “C’è un problema politico tra Europa e Usa. Ma Trump non si ritirerà dall’Alleanza”]

Il futuro dell’Alleanza
Prima le minacce contro la Danimarca per ottenere la Groenlandia e poi la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno sollevato seri dubbi sul futuro della Nato. Per la prima volta dopo 77 anni di storia infatti un presidente degli Stati Uniti non solo ha ventilato la possibilità di non intervenire in aiuto degli Alleati europei in caso di attacco, ma ha persino annunciato di stare valutando la possibilità di ritirarsi dal Patto atlantico. Un’ipotesi però che, secondo la fonte citata da Reuters, non è contemplata nell’e-mail circolata ai piani alti del Pentagono.
Gli alleati europei hanno rifiutato di unirsi alla campagna di bombardamenti lanciata il 28 febbraio scorso da Usa e Israele contro l’Iran e di partecipare a una missione navale che contribuisse a garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, minacciata da Teheran dopo l’attacco israelo-statunitense.
Regno Unito, Francia, Germania, Italia e altri Stati membri dell’Alleanza hanno chiarito a Washington che aderire al blocco navale statunitense equivarrebbe a entrare in guerra contro la Repubblica islamica. Poi però Londra, Parigi, Berlino e Roma si sono dette disponibili, a guerra finita, a inviare una missione navale nello Stretto di Hormuz. Molti intanto, come il Regno Unito e la Germania, hanno continuato a fornire le proprie basi per lo spostamento delle truppe statunitensi in Medio Oriente. La Spagna invece ha negato agli Stati Uniti il sorvolo del proprio spazio aereo e l’uso della base navale di Rota e di quella aerea di Morón per attaccare l’Iran.

LEGGI ANCHE: [Il “caso” Spagna, l’esperto Pol Bargués a TPI: “L’Ue è un vassallo degli Usa, Sánchez ha una linea coraggiosa”]

Le reazioni
“Come ha affermato il presidente Trump, nonostante tutto ciò che gli Stati Uniti hanno fatto per i nostri alleati della Nato, loro non sono stati al nostro fianco”, ha commentato all’agenzia di stampa britannica il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson. “Il dipartimento della Guerra garantirà che il Presidente disponga di opzioni credibili per assicurare che i nostri alleati non siano più una tigre di carta e che facciano invece la loro parte”. “Non si può parlare di una vera alleanza se ci sono Paesi che non sono disposti a sostenerti quando ne hai bisogno”, ha affermato all’inizio di aprile in conferenza stampa il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth.
“Non ci basiamo sulle email. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti”, ha commentato invece il premier spagnolo Pedro Sánchez, prima di partecipare al Consiglio dell’Unione europea a Cipro.

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