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Incidente a Corso Francia, perché potrebbero avere ragione sia Genovese sia le due ragazze

Tengono ancora banco due diverse versioni su quel semaforo del tragico incidente del 22 dicembre

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 3 Gen. 2020 alle 12:49
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Immagine di copertina

Incidente Roma, quel semaforo giallo sotto indagine

Dopo il fatale incidente a Roma del 22 dicembre, ci sarebbero altri possibili indagati per la morte delle due 16enni Gaia e Camilla: i funzionari responsabili di Roma Mobilità, società partecipata totalmente dal Campidoglio. Il motivo? Il semaforo incriminato su Corso Francia non ha l’arancione, passa direttamente dal verde al rosso.

Sono molti i testimoni che in queste due settimane hanno sottolineato la pericolosità di quella che viene definita “l’autostrada di Roma Nord”, ma questo nuovo dettaglio cambierebbe le carte in tavola per le indagini.

Il semaforo della discordia

Sulla questione del semaforo, la ragione non trova la sua parte al momento. La “guerra delle perizie” vede due opposti schieramenti: il figlio del regista dice di essere passato col verde, mentre le famiglie di Gaia e Camilla sostengono che le due ragazze sono passate col verde. Probabilmente hanno ragione entrambe le parti: il rosso per i pedoni sarebbe scattato all’improvviso mentre le due attraversavano.

“Il semaforo per l’attraversamento pedonale ha una peculiarità obiettiva: non prevede, per avvertire i pedoni dell’imminente sopraggiungere del verde per le automobili il caratteristico ‘giallo per i pedoni’ ma prevede che al ‘verde per i pedoni’, che dura 26 secondi e mezzo circa, segua soltanto un ‘verde lampeggiante’ che dura appena tre secondi e 40, a cui segue repentinamente e immediatamente il ‘rosso’, sempre per i pedoni e contestualmente dopo un secondo circa, sopraggiunge il verde, cioè il via libera, per le automobili della carreggiata. La circostanza appare determinante sul profilo probatorio, spiega il legale.

Oggi, 3 gennaio, verranno sentiti anche i due ragazzi che erano in auto con Genovese, che hanno già messo a verbale la loro versione dei fatti. Così come tutti gli automobilisti che quella notte sono passati da lì.

Nei giorni scorsi, invece, era stato stato il legale dei genitori di Camilla Romagnoli, l’avvocato Cesere Piraino, a parlare sottolineando come il semaforo pedonale di Corso Francia dove sono morte Gaia e Camilla non prevede il giallo per chi attraversa.

Incidente Roma, domiciliari per Genovese

Pietro Genovese intanto è agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale plurimo e è “sconvolto e dispiaciuto” per la tragica morte delle due 16enni.

Negli uffici del gip di Roma, il 2 gennaio è andato in scena l’interrogatorio di garanzia del 20enne figlio del noto regista Paolo Genovese. Il ragazzo, accompagnato dai suoi difensori gli avvocati Gianluca Tognozzi e Franco Coppi, è stato ascoltato dal giudice per le indagini preliminari Bernadette Nicotra che il 26 dicembre scorso aveva già disposto nei suoi confronti la misura cautelare.

Genovese ha spiegato, secondo lui, la dinamica del tragico incidente e quei momenti in cui Gaia e Camilla, all’improvviso, sono comparse davanti al suo suv. “Sono sconvolto e devastato per quello che è successo”, ha detto.

“Genovese non è un killer”

“Questa è una tragedia per tutte e tre le famiglie coinvolte. Genovese non è il killer che è stato descritto e merita rispetto e comprensione come le famiglie di queste due ragazze”, hanno spiegato gli avvocati Coppi e Tognozzi, al termine dell’interrogatorio di garanzia.

“Il nostro assistito ha risposto alle domande del giudice ma sul contenuto dell’atto istruttorio manteniamo il piu’ stretto riserbo. Al momento non abbiamo presentato nessuna istanza di attenuazione della misura cautelare, rifletteremo su un eventuale ricorso al Riesame”, hanno concluso i legali.

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