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Incidente di Roma, l’amica di Gaia: “Anche io attraversavo sempre quella strada col semaforo rosso. Qui lo fanno tutti”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 28 Dic. 2019 alle 12:31 Aggiornato il 30 Gen. 2020 alle 17:21
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Immagine di copertina

Incidente di Roma, l’amica di Gaia: “Anche io attraversavo sempre quella strada col semaforo rosso. Qui lo fanno tutti”

È passata una settimana dal tragico incidente di Roma nel quale hanno perso la vita Gaia e Camilla, entrambe 16enni. Ormai chiarita a grandi linee la dinamica dell’accaduto, a tenere banco ora è il dibattito sul presunto gioco del semaforo rosso che molti giovani farebbero lungo corso Francia, luogo del sinistro mortale (ne abbiamo parlato qui).

Il quotidiano La Repubblica ha raccolto la testimonianza di un’amica di Gaia, che conferma l’abitudine di molti ragazzi della zona nord di Roma di attraversare quella strada così pericolosa fuori dalle strisce pedonali e quando il semaforo lo vieta.

“L’ho fatto anche io. Prendi la rincorsa, scavalchi il guardrail e corri più veloce che puoi dall’altra parte”, racconta la giovane, anche lei 16enne. “Pensi sempre che se guardi bene a destra e a sinistra, e corri forte, dall’altra parte ci arriverai”.

La ragazza spiega di essersi veramente resa conto della stupidità di quel gioco soltanto dopo la morte dell’amica. “Vado lì ogni giorno. Accanto a quel guardrail pieno di fiori. Mi siedo e penso a Gaia. Alla mia amica che non c’è più. Ai nostri giorni insieme”, dice. “E rifletto su quanto siamo incauti noi ragazzi”.

“Quando quella mattina mia madre mi ha svegliato, dicendomi che Gaia era morta travolta da un’auto su Corso Francia, ho capito subito dove era avvenuto l’incidente”, racconta la ragazza. “Ho tremato. Sarebbe potuto accadere a me. Vorrei che nessuno togliesse più i fiori e gli striscioni da quel guardarail”.

Alla domanda sul perché di quell’assurdo e pericolosissimo gioco, la giovane risponde così: “Forse perché abbiamo 16 anni? Per fare più in fretta a raggiungere i tuoi amici, per non fare tardi sulla via del ritorno a casa. O forse e lo so che è stupido, perché è divertente”.

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