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Coronavirus, come funzioneranno i test sierologici per l’immunità

Via libera del Comitato scientifico a una campagna di screening con 150mila cittadini coinvolti: saranno divisi per lavoro, genere e 6 fasce d'età

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 15 Apr. 2020 alle 22:54 Aggiornato il 19 Apr. 2020 alle 16:13
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Immagine di copertina
Test sierologico Credits: Ansa

Coronavirus: i test sierologici per l’immunità

Un test per il Coronavirus? Parte la campagna nazionale per i test sierologici, con il commissario Domenico Arcuri incaricato dal governo di reperire 150mila test necessari per lo screening su un campione che sarà diviso in 6 fasce d’età e servirà a ricostruire la diffusione del virus nella popolazione.

I test assumeranno importanza sempre più rilevante nella pianificazione del post lock-down. Infatti, è grazie a questi strumenti che potremo avere un quadro più chiaro di chi è entrato realmente in contatto con il virus. Un’informazione utile per poter allentare progressivamente le misure restrittive.

Coronavirus test, come funziona la procedura su scala nazionale

Il Comitato tecnico scientifico ha definito e validato i criteri e le caratteristiche dei test sierologici che dovranno essere utilizzati per la campagna nazionale. A breve sarà pubblicato un bando pubblico con indicazioni sulle tipologie. La procedura pubblica per la ricerca mirata all’acquisizione dei test per stabilire chi ha contratto il Covid-19 sarà curata dal commissario Arcuri. “I test dovranno essere rispondenti alle caratteristiche stilate dal ministero della Salute – ha spiegato il vicedirettore dell’OMS Ranieri Guerra rispondendo a TPI durante la quotidiana conferenza della Protezione Civile – e dovranno tendere al 100 per cento dell’affidabilità, ovvero non ci dovranno essere falsi negativi”.

Diverse Regioni negli scorsi giorni avevano annunciato indagini epidemiologiche mirate. Una scelta criticata dal vicedirettore dell’Oms e membro del Comitato scientifico, Ranieri Guerra, che ha sottolineato come l’obiettivo sia “avere un unico test nazionale perché se andiamo ad usare diversi test con diverse performance rischiamo di avere una difficile comparazione”. “I primi 150mila campioni del bando di Arcuri verranno effettuati soprattutto nelle regioni del nord“, ha detto Guerra a TPI. Ma i primi test sono in realtà già partiti: martedì la Toscana ha dato il via a 400mila test, mentre il Lazio ne effettuerà 300mila. In Lombardia, invece, dal 21 aprile effettuerà 2omila test al giorno principalmente in provincia di Bergamo, Pavia, Brescia e Como.

Cosa sono i test sierologici

A differenza degli ormai noti “tamponi”, esame di laboratorio che serve per individuare la presenza del coronavirus all’interno delle mucose respiratorie, i test sierologici servono ad individuare tutte quelle persone che sono entrate in contatto con il virus. Mentre i primi forniscono un’istantanea sull’infezione, i secondi “raccontano” la storia della malattia. Attraverso i test sierologici infatti è possibile andare ad individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus.

I test sierologici sono essenzialmente di due tipi: quelli rapidi e quelli quantitativi. I primi, grazie ad una goccia di sangue, stabiliscono se la persona ha prodotto anticorpi -e quindi è entrata in contatto con il virus-; i secondi, dove serve un prelievo, dosano in maniera specifica le quantità di anticorpi prodotti. In entrambi i casi i test sierologici vanno alla ricerca degli anticorpi (immunoglobuline) IgM e IgG. Le IgM vengono prodotte temporalmente per prime in caso di infezione. Con il tempo il loro livello cala per lasciare spazio alle IgG. Quando nel sangue vengono rilevate queste ultime, le IgG, significa che l’infezione si è verificata già da diverso tempo e quindi che la persona tendenzialmente è immune al virus.

Conoscere la presenza di questi anticorpi è utile per molte ragioni. Innanzitutto, poiché forniscono il “film”della malattia e non un’istantanea, ci consentono di sapere quante persone hanno realmente incontrato il virus. Grazie a queste analisi è anche possibile conoscere la reale letalità della malattia, la diffusione geografica e la diffusione nelle diverse fasce di età. Indicazioni utili per pianificare quando, come e quanto allentare le misure restrittive.

Problema affidabilità

Non tutti i test sierologici sono uguali però. Ciò che conta, in ottica delle prossime fasi di gestione della pandemia, è l’affidabilità di questi esami. Test con molti falsi positivi rischierebbero di dare il via libera a persone che in realtà non hanno mai contratto il virus. Non solo, si rischierebbe una fotografia della circolazione del virus poco aderente alla realtà. E’ per questa ragione che già ora si stanno valutando tanti test sierologici confrontando il dato ottenuto dal tampone positivo. Solo con un test altamente affidabile si potrà estendere l’utilizzo di queste analisi nell’ottica di un allentamento delle misure.

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