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Coronavirus, un 17enne italiano è dovuto restare a Wuhan perché aveva la febbre

Era andato in Cina nell'ambito di un programma di studio all'estero

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 3 Feb. 2020 alle 15:46 Aggiornato il 3 Feb. 2020 alle 15:47
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Immagine di copertina
Uno dei bus militari che trasporta gli italiani rientrati da Wuhan. Credit: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Coronavirus, un 17enne italiano è dovuto restare a Wuhan perché aveva la febbre

Sono rientrati oggi i 56 italiani rimasti bloccati a Wuhan, città focolaio dell’epidemia di coronavirus in Cina. Tra loro però non c’è un nostro connazionale, un 17enne, che non è potuto salire sul volo organizzato dalle autorità italiane perché perché al momento della partenza aveva la febbre.

Il ragazzo era andato in Cina nell’ambito di un programma di studio all’estero. Si trovava ospite di una famiglia a 400 chilometri da Wuhan e ha raggiunto la città per poter partire insieme al gruppo di italiani rimpatriati, ma poi non è potuto salire a bordo a causa della febbre.

“Ha fatto il test e domani dovremmo avere il risultato”, ha detto Stefano Verrecchia, capo dell’Unità di Crisi della Farnesina. “La sua situazione è abbastanza calma, è curato da due signore italiane in un appartamento dell’ambasciata che è costantemente in contatto con lui”.

Il 17enne non ha potuto prendere il volo insieme agli altri italiani perché i protocolli sanitari internazionali vietano di salire a bordo a chi mostra sintomi che potrebbero essere riconducibili al coronavirus, per la tutela degli altri passeggeri.

I 56 italiani che hanno lasciato Wuhan a causa del coronavirus  sono arrivati questa mattina con un volo atterrato all’aeroporto militare di Pratica di Mare. Dopo i controlli medici sul posto, sono stati condotti al campus olimpico della Cecchignola, dove resteranno in quarantena per due settimane, il tempo massimo di incubazione del virus.

“Ieri mattina dall’hotel di Wuahn sono venuti a prenderci con il pullmino”, ha raccontato il modenese Michel Talignani, di uno dei 56 connazionali rientrati in Italia. “L’autista aveva l’autorizzazione per superare i blocchi della polizia cinese e entrare nella zona protetta. Ci ha portato all’aeroporto, lì abbiamo trovato altri tre pullman di italiani. Un operatore ci ha radunato e ci ha dato le direttive per il check in, l’imbarco dei bagagli e il controllo passaporti. A quel punto hanno misurato a tutti la temperatura per tre volte. Allo studente di 17 anni, rimasto lì, hanno rilevato la febbre al primo controllo. Aveva 37,7”.

Tra gli italiani che erano a Wuhan una ventina hanno scelto di rimanere in città.

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