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Illegittimi i rincari degli abbonamenti di Netflix: “Rimborsi fino a 500 euro ai clienti”. La piattaforma streaming annuncia ricorso

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Credit: AGF

La sentenza del Tribunale di Roma

I rincari degli abbonamenti applicati da Netflix dal 2017 a gennaio 2024 sono stati giudicati illegittimi dal tribunale di Roma, che ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, che, nel frattempo, ha annunciato ricorso. Nella sentenza è stata accertata la vessatorietà – e quindi la nullità – delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti e di altre condizioni contrattuali dal 2017 a gennaio 2024. Ciascun abbonato, quindi, dovrebbe aver diritto a un risarcimento che potrebbe arrivare fino a 500 euro per i clienti dell’abbonamento Premium. Il tribunale ha inoltre imposto a Netflix di pubblicare il contenuto della sentenza sul proprio sito e su quotidiani di rilevanza nazionale e di informare tutti i consumatori, inclusi quelli che hanno disdetto l’abbonamento, della nullità delle clausole e del diritto al rimborso.

“Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro ad ottobre 2024” si legge in una nota del Movimento Consumatori. La sentenza impone a Netflix, secondo il Movimento consumatori, di ridurre anche i prezzi degli abbonamenti attuali in misura pari agli aumenti illegittimi. “Se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti, avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato”.

Netflix annuncia ricorso
Questa la nota di Netflix: “Presenteremo ricorso contro la decisione. In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”.

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