Chi è Alessio Di Bernardo, uno dei carabinieri condannati per il pestaggio di Stefano Cucchi

Di Anna Ditta
Pubblicato il 14 Nov. 2019 alle 20:39 Aggiornato il 15 Nov. 2019 alle 08:50
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Immagine di copertina

Chi è Alessio Di Bernardo, uno dei carabinieri condannati per il pestaggio a Stefano Cucchi

Alessio Di Bernardo è uno dei carabinieri condannati, insieme al collega Raffaele D’Alessandro, per il pestaggio nei confronti di Stefano Cucchi, il 31enne romano trovato morto la mattina del 22 ottobre 2009 in una stanza del reparto protetto dell’ospedale Pertini di Roma. Sei giorni prima, Cucchi era stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti.

Ad accusare Di Bernardo e D’Alessandro del pestaggio, a nove anni di distanza dalla morte di Cucchi, è stato il collega Francesco Tedesco, testimone chiave nel processo Cucchi bis. Oggi, 14 novembre 2019, sono stati condannati in primo grado a 12 anni di carcere.

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Ma chi è Alessio Di Bernardo? Su di lui sappiamo poco. Originario di Sesto Campano, in Molise, lavorava a Roma all’epoca dei fatti. In seguito, è stato in servizio a Cassino.

Come i due suoi colleghi che sono stati imputati per omicidio preterintenzionale, Alessio Di Bernardo è stato sospeso dal servizio a febbraio 2017.

Durante l’ultima udienza del processo Cucchi bis, il suo avvocato Antonella De Benedictis, ha comunicato che Di Bernardo è gravemente malato. “Di Bernardo avrebbe voluto essere qui oggi, avrebbe voluto metterci la faccia e anche la parola, ma non è venuto perché è gravemente malato”, ha detto il legale.

“È affetto da un grave tumore da circa un anno e mezzo, che lo ha molto debilitato fisicamente e moralmente, oggi è sotto cura”, ha aggiunto. “Fino a qualche giorno fa ha provato a venire ma non ce l’ha fatta”.

In totale sono cinque i carabinieri imputati nel processo Cucchi-bis. Il pm Giovanni Musarò aveva chiesto la condanna per omicidio preterintenzionale a 18 anni di carcere nei confronti di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, a 8 anni di carcere per falso nei confronti di Roberto Mandolini. Per l’imputato-testimone Francesco Tedesco, il pm aveva chiesto l’assoluzione dall’accusa di omicidio preterintenzionale con la formula “per non aver commesso il fatto”, ma la condanna a tre anni e mezzo di reclusione per l’accusa di falso. Il pm aveva chiesto inoltre il non doversi procedere per prescrizione dall’accusa di calunnia per Vincenzo Nicolardi, Francesco Tedesco e Roberto Mandolini.

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La ricostruzione del pestaggio

Secondo il racconto di Francesco Tedesco, la notte dell’arresto Stefano Cucchi fu pestato dai colleghi nella caserma della compagnia Casilina, a causa di un diverbio con Di Bernardo.

“Al fotosegnalamento Cucchi si rifiutava di prendere le impronte, siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Alessio Di Bernardo è proseguito”, ha raccontato Tedesco alla Corte d’Assise. “A un certo punto Di Bernardo si è girato e ha tirato uno schiaffo a Cucchi. D’Alessandro si è alzato e lo ha colpito con un calcio al gluteo. Cucchi è caduto a terra, ho sentito il rumore della testa sul pavimento. Poi D’Alessandro gli ha dato un altro calcio in faccia”.

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Tedesco ha anche riferito di aver aiutato Cucchi a rialzarsi e di aver chiesto spiegazioni ai colleghi. “La mattina successiva in tribunale era evidente che Stefano Cucchi era stato picchiato”, ha confermato.

Sul suo silenzio, durato nove lunghi anni, Tedesco ha spiegato: “Non sapevo come fare a dire la verità. In dieci anni non avevo mai parlato con nessuno di quello che era successo. Ero solo davanti a un muro”.

Qui le reazioni dopo la sentenza di primo grado:

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