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Ilaria Cucchi risponde agli haters con una foto: “Le mie mani non mentono”

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Ilaria Cucchi risponde agli haters con una foto: “Le mie mani non mentono”

“Le mani di chi, secondo gli haters, specula. Fa la bella vita a spese del fratello morto. Di chi non gliene frega nulla di niente e di nessuno”. Sono le parole che Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, 31enne geometra che morì il 22 ottobre 2009 dopo le percosse che gli vennero inferte mentre era sottoposto a custodia cautelare nella caserma romana di Via Appia a Roma.

Ilaria Cucchi legge su Rai Uno alcuni passi del libro dedicato alla morte del fratello Stefano, sotto il post dedicato all’ospite condiviso sui social da Domenica In spunta una vergognosa sequenza di insulti.

Pensi ai soldi”, “Ma basta! E i poliziotti e i carabinieri che hanno perso la vita?”, “Morto da solo come un cane…hai detto bene ma questo è accaduto per scelta sua e vostra come famiglia” . E anche, “Scusa, perchè non parli di Bibbiano?”. E’ questo il tenore di moltissimi dei commenti, in tutto oltre 400, postati sotto una breve clip dell’intervista a Ilaria Cucchi, accompagnata dall’avvocato ( e suo compagno) Fabio Anselmo. Una testimonianza forte che evidentemente però ha “disturbato” il pubblico della tivvù domenicale. Che forse tanto placido non è, stando almeno al tenore delle cattiverie che tributa a Ilaria Cucchi.

E saranno stati proprio quegli insulti ad aver indotto Ilaria a pubblicare una foto in risposta ai tanti haters che l’hanno accusata di lucrare sulla morte del fratello.

Una vicenda giudiziaria complicata quella sulla morte di Cucchi. Una vicenda da subito non chiara e che ha visto nelle aule di tribunale avvicendarsi perizie, centinaia di testimoni, decine di consulenti imputati, condanne e assoluzioni per cercare di trovare un punto fermo al decesso di un geometra di 30 anni arrestato durante un controllo antidroga.

Alcune perizie dissero che Stefano morì per “inanizione” (cioè per fame e sete), altre associarono il decesso all’ “epilessia“. La famiglia fu sempre convinta che Stefano fu picchiato, un pestaggio arrivato tra il fermo, avvenuto il 15 ottobre 2009, e l’udienza di convalida.

Sette giorni dopo il fermo Stefano muore all’ospedale Sandro Pertini, nel reparto protetto per i detenuti: è il 22 ottobre del 2009.

La vicenda giudiziaria su quella morte nasce nei giorni immediatamente successivi, dalla denuncia dei familiari: Giovanni, Rita e la sorella Ilaria Cucchi che a supporto delle loro convinzioni decidono di pubblicare le foto dell’autopsia.

Una ricerca di verità su chi e come hanno causato il decesso di Stefano arrivato al processo per direttissima con evidenti segni di violenza sul viso, difficoltà a camminare e parlare.

La svolta in quello che per i familiari è proprio “un muro di omertà” arriva nel 2018 grazie al pentimento del carabiniere Francesco Tedesco, uno dei militari dell’Arma finito sul banco degli imputati nel processo in cui si contesta anche l’omicidio preterintenzionale, che per la prima volta ha raccontato del pestaggio di Stefano accusando i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, anche loro sotto processo davanti alla corte d’Assise.

Lo stato ha preso a botte Stefano Cucchi per 10 anni: in attesa di giustizia, c’è solo da chiedere scusa

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