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Caso Cucchi, legale di Mandolini: “Processo stalinista”. Ilaria Cucchi: “A subire questo tipo di processo è stato Stefano”

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La famiglia Cucchi è uscita dall’aula durante l’udienza in segno di polemica rispetto alle dichiarazioni dell’avvocato del maresciallo

“Mi auguro che questo sia l’ultimo processo dell’era Pignatone”. Con queste parole l’avvocato Bruno Giosuè Naso, legale del maresciallo Roberto Mandolini nel processo Cucchi bis, ha aperto la sua difesa nell’udienza di oggi, martedì 29 ottobre, presso l’Aula bunker di Rebibbia, dinanzi alla Corte d’Assise. Mandolini, all’epoca dei fatti comandante interinale della stazione Appia, è accusato di falso e calunnia nei confronti di tre agenti della polizia penitenziaria, assolti nel primo processo Cucchi, che in questo processo si sono costituiti come parti civili.

L’avvocato Naso ha parlato di un processo “stalinista”, di indagini fatte – durante quella che ha definito l”era Pignatone” – in maniera “ossessiva, in qualche caso anche con profili intimidatori” e di un “abuso dell’intercettazione telefonica, per mettere gli imputati in condizione di difficoltà”. Naso ha criticato il “bombardamento mediatico” che si è realizzato nel corso del processo.

“C’è qualcuno, anche in quest’aula, anche tra i difensori, che è convinto che Cucchi non sia stato ucciso?”, chiede Naso polemicamente. “Ma forse Cucchi è morto, non è stato ucciso”. “Nessuno nega che Cucchi sia stato malmenato, ma magari le percosse non sono cause della morte. Cucchi potrebbe essere morto per le mancate cure all’ospedale Pertini e in tal caso l’accusa di omicidio preterintenzionale non sarebbe sostenibile, perché sarebbe interrotto il nesso di causalità”, sostiene il legale.

“Non credo alla resipiscenza tardiva di Tedesco, per me la sua è una strategia interessante”, sostiene Naso, “Credete che se gli agenti di polizia penitenziaria fossero stati condannati Tedesco avrebbe fatto quello che ha fatto?”. L’avvocato punta quindi a mettere in discussione l’attendibilità delle dichiarazioni del carabiniere, che è anche l’accusatore del suo assistito, il maresciallo Mandolini.

“Chiedo l’assoluzione di Mandolini perché i fatti non sussistono e, in via subordinata, perché il fatto non costituisce reato”, conclude.

“L’Avvocato di Mandolini parla di questo processo come processo Stalinista attaccando il procuratore Pignatone. Chi ha subito un ‘processo Stalinista’ è la persona di questa foto”, ha scritto Ilaria Cucchi in un post su Facebook, pubblicando una foto del fratello Stefano. Ilaria, che oggi era presente in aula insieme ai genitori, è uscita durante l’intervento di Naso in segno di polemica con quanto dichiarato dal legale.

Nei confronti di Mandolini la procura ha chiesto lo scorso 3 ottobre la condanna a 8 anni di carcere per falso (il reato di calunnia è prescritto). Imputati nel processo Cucchi bis, insieme a Mandolini, sono altri 4 carabinieri: Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro (accusati di omicidio preterintenzionale) Francesco Tedesco, il carabiniere che ha denunciato i suoi colleghi per il pestaggio di Stefano Cucchi, e Vincenzo Nicolardi (accusato di calunnia, reato caduto in prescrizione).

Nel corso dell’udienza di oggi ha parlato anche la difesa di Francesco Tedesco, che ha chiesto l’assoluzione del carabiniere dall’accusa di omicidio preterintenzionale “per non aver commesso il fatto” e dall’accusa di falso perché “il fatto non sussiste” o, in alternativa, “perché il fatto non costituisce reato in mancanza dell’elemento soggettivo del dolo generico”.

La sentenza della Corte d’assise nel processo Cucchi bis è attesa per il 14 novembre, lo stesso giorno in cui la Corte d’appello emetterà il verdetto nel processo ai cinque medici del Pertini per omicidio colposo. Il 12 novembre inizierà invece un nuovo processo sul caso Cucchi nei confronti di 8 carabinieri, inclusi alcuni vertici dell’Arma, accusati di aver ostacolato le indagini con falsi e depistaggi.

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