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Processo Cucchi, l’avvocato del carabiniere Di Bernardo, accusato del pestaggio: “È gravemente malato, per questo non è qui”

Il 14 novembre è attesa la sentenza di primo grado nei confronti dei cinque carabinieri imputati nel processo Cucchi bis

Di Anna Ditta
Pubblicato il 12 Nov. 2019 alle 09:58 Aggiornato il 12 Nov. 2019 alle 15:20
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Immagine di copertina
La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, durante l'udienza del processo sulla morte di Stefano Cucchi, presso l'Aula bunker di Rebibbia, Roma, 03 luglio 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

Processo Cucchi, l’avvocato del carabiniere Di Bernardo: “È gravemente malato, per questo non è qui”

Alessio Di Bernardo, uno dei due carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale in relazione al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, è gravemente malato. A riferirlo durante l’udienza di oggi, martedì 12 novembre, presso l’Aula bunker di Rebibbia, dinanzi alla Corte d’Assise, è Antonella De Benedictis, legale di Di Bernardo.

“Di Bernardo avrebbe voluto essere qui oggi, avrebbe voluto metterci la faccia e anche la parola, ma non è venuto perché è gravemente malato”, ha detto l’avvocato. “È affetto da un grave tumore da circa un anno e mezzo, che lo ha molto debilitato fisicamente e moralmente, oggi è sotto cura. Fino a qualche giorno fa ha provato a venire ma non ce l’ha fatta”.

Per il militare il pm Giovanni Musarò ha chiesto una condanna a 18 anni di reclusione.

​”La morte di Stefano Cucchi è stata una perdita grave e ingiusta per la famiglia”, ha proseguito l’avvocato. “Ma in questo processo si sta facendo una caccia alle streghe perché si deve trovare il colpevole di una morte ingiusta, non di un omicidio”.

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Il legale punta a smontare la testimonianza di Lainà, detenuto che riferì di aver parlato con Stefano Cucchi, ma anche di Riccardo Casamassima, il carabiniere che con la sua testimonianza fece riaprire le indagini, e della moglie Maria Rosati. “Casamassima non brillava nell’ambito dell’Arma, aveva dei trascorsi”, sostiene il legale.

Poi l’avvocato attacca la testimonianza di Francesco Tedesco, il carabiniere che ha accusato i due colleghi per il pestaggio. “Nella sua testimonianza non c’è coerenza, le sue giustificazioni sono grottesche e rocambolesche. La sua relazione non c’è, non è provato che ci sia”.

“L’intera ricostruzione di Tedesco è stata fatta a posteriori sulla base di riscontri oggettivi, che lui conosceva benissimo perché conosceva le carte processuali”, sostiene De Benedictis. “Tedesco ha dato tre versioni dei fatti, correggendosi ogni volta perché redarguito dall’attentissimo pubblico ministero”.

L’avvocato ha concluso sostenendo che il carabiniere Alessio Di Bernardo deve essere assolto dall’accusa di omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi perché non c’è un nesso diretto tra il pestaggio in caserma e la morte del ragazzo.

Per questo chiede che De Benedictis sia assolto per non aver commesso il fatto o, in alternativa, perché il fatto non sussiste o non costituisce reato.

In subordine, in caso di condanna del suo assistito, l’avvocato ha sollecitato la derubricazione dal reato di omicidio preterintenzionale a quello di lesioni personali con concessione delle attenuanti generiche.

La penalista, puntando il dito “sull’inciviltà degli operatori sanitari” dell’ospedale Sandro Pertini, dove Cucchi è morto sei giorni dopo l’arresto, ha ricordato che “per i periti, la vescica neurologica, causata dalla frattura della vertebra sacrale legata alla caduta durante il pestaggio, non è una lesione di per sè mortale. Non c’è un nesso diretto tra il pestaggio e l’evento morte, e in mezzo ci può essere stato un errore medico se è vero che Cucchi è morto per la crescita abnorme del globo vescicale dovuto all’ostruzione del catetere”.

A intervenire è poi l’avvocato Maria Lampitella, legale del carabiniere Raffaele D’Alessandro. Ricordando che per D’Alessandro, accusato insieme a Di Bernardo del pestaggio a Stefano Cucchi, la procura ha chiesto la condanna a 18 anni di carcere, Lampitella ha parlato di “una richiesta abnorme e assai ingiusta”.

L’avvocato ha attaccato anche la testimonianza di Anna Carino, ex moglie di Raffaele D’Alessandro, che aveva detto che il militare era “divertito dalle botte” a Stefano Cucchi. “Carino non è una ragazza di paese”, ha detto Lampitella, “ma una donna astuta, che puntava ad avere l’affidamento esclusivo dei figli dopo la separazione dal marito e l’inizio di una nuova relazione”.

“Stefano Cucchi non è morto per le lesioni, non è quella la causa della morte”, sostiene l’avvocato. “La prova è che il cuore di Stefano era affetto da lipofuscina, aveva delle striature sul cuore che arrivano con la vecchiaia. Invece lui le aveva perché aveva avuto una vita difficile. A questo è dovuta la sua bradicardia”.

Lampitella chiede quindi di assolvere Raffaele D’Alessandro per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste. “So che D’Alessandro non ha messo un dito addosso a Stefano Cucchi”, ha detto l’avvocato, tuttavia, in via subordinata, chiede la derubricazione del reato in lesioni.

Intanto, Ilaria Cucchi ha pubblicato un lungo post Facebook, accompagnato da una vignetta di Mauro Biani, in cui scrive: “Attendo il 14 novembre. Io ed i miei genitori siamo allo stremo delle forze. Mamma e papà sanno già di essere condannati all’ergastolo di processi che si protrarranno fino alla fine della loro vita. Comunque, grazie al lavoro dei PM Pignatone e Musarò, la verità è venuta a galla anche in un aula di giustizia ma c’è sempre qualcuno pronto a metter i bastoni tra le ruote di una Giustizia sempre più difficile da comprendere e spesso troppo lontana dai cittadini comuni in nome dei quali dovrebbe operare”.

Articolo in aggiornamento

Carabiniere Cucchi Di Bernardo malato | Chi sono gli altri imputati

Imputati nel processo Cucchi bis, sono 5 carabinieri: Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro (accusati di omicidio preterintenzionale), Francesco Tedesco (falso), Roberto Mandolini (falso e calunnia, quest’ultimo reato è prescritto) e Vincenzo Nicolardi (accusato di calunnia, reato caduto in prescrizione).

Sempre oggi al Tribunale di Roma sarebbe dovuto iniziare il processo per depistaggio sul caso Cucchi, stavolta nei confronti di 8 carabinieri – inclusi alcuni vertici dell’Arma – accusati di aver ostacolato le indagini con falsi e depistaggi. Tuttavia, il giudice che avrebbe dovuto presiedere l’udienza si è astenuto in quanto ex carabiniere. Qui chi sono i carabinieri imputati e i fatti per cui sono finiti a processo.

Processo Cucchi bis, cosa è successo durante l’ultima udienza

Durante l’udienza del 6 novembre, uno dei legali del maresciallo Mandolini, Piero Frattarelli, ha attaccato il carabiniere Francesco Tedesco (qui il suo profilo) che grazie alle sue dichiarazioni ha indicato le responsabilità nel pestaggio nei confronti di Stefano Cucchi da parte di alcuni componenti dell’Arma.

Tedesco secondo Frattarelli è “un bugiardo e un calunniatore, è documentalmente dimostrato. Non è quell’angelo che descrivono i suoi difensori”.

L’avvocato ha sostenuto che “le tesi accusatorie sono infondate e ricche di suggestioni. La logica e il buonsenso sono state prese a randellate in questo processo”.

Mandolini, all’epoca dei fatti comandante interinale della stazione Appia, è accusato di falso e calunnia nei confronti di tre agenti della polizia penitenziaria, assolti nel primo processo Cucchi, che in questo processo si sono costituiti come parti civili. Nei suoi confronti la procura ha chiesto lo scorso 3 ottobre la condanna a 8 anni di carcere per falso.

10 anni dalla morte di Stefano Cucchi: chi è stato condannato e assolto finora, il punto sui processi

Processo Cucchi bis, i prossimi passi

La sentenza della Corte d’assise nel processo Cucchi bis è attesa per il 14 novembre, lo stesso giorno in cui la Corte d’appello emetterà il verdetto nel processo ai cinque medici dell’ospedale Pertini per omicidio colposo.

Allo stesso tempo, nei prossimi mesi si svolgerà il processo per depistaggio, iniziato oggi presso la settima sezione penale del Tribunale di Roma. Gli otto carabinieri imputati sono Alessandro Casarsa, Francesco Cavallo, Luciano Soligo, Massimiliano Colombo Labriola e Francesco Di Sano (accusati di falso ideologico), Lorenzo Sabatino e Tiziano Testarmata (omessa denuncia e favoreggiamento) e Luca De Cianni (falso ideologico e calunnia).

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