Tre ragioni per cui la risposta di Salvini a Ramy sulla cittadinanza è imbarazzante

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 24 Mar. 2019 alle 16:38 Aggiornato il 26 Mar. 2019 alle 16:59
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Immagine di copertina

“Rami vuole lo Ius Soli? Si faccia eleggere e cambi la legge”: questo il commento del ministro dell’Interno Matteo Salvini sul bambino di origini egiziane che ha salvato i compagni di classe a San Donato.

Rami è il ragazzino di 13 anni di origini egiziane che il 20 marzo era a bordo dello scuolabus dirottato da Ousseynou Sy [qui il suo profilo] nel Milanese e che ha allertato le forze dell’ordine.

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Poco dopo la conclusione della vicenda il Viminale si era detto “pronto a farsi carico delle spese e a velocizzare al massimo le procedure per riconoscere la cittadinanza al piccolo eroe. L’auspicio è attribuire la cittadinanza a Rami e toglierla al conducente del bus autore del gesto”.

La richiesta della cittadinanza italiana era partita dal padre del bambino che aveva avanzato la proposta per il figlio come premio per il coraggio dimostrato e il comportamento esemplare tenuto dal 13enne. Il piccolo Rami, una volta appreso della reale possibilità di ottenere la cittadinanza, aveva esteso la richiesta anche per i suoi amici.

Nulla di così eclatante o sorprendente per un bambino che ha dimostrato soltanto il cuore dei suoi 13 anni, se non fosse che di mezzo c’è il dibattito sullo ius soli. 

Per Ius soli si intende la possibilità di acquisire la cittadinanza per nascita sul suolo di un paese e non per trasmissione da parte dei genitori. In Italia la riforma della cittadinanza che introduceva uno ius soli temperato è naufragata con il governo Gentiloni e, come ribadito dal vicepremier Luigi Di Maio, la possibilità che si discuta nuovamente della proposta di legge non è nei piani dell’attuale governo.

Il ministro, intervenuto nella trasmissione Agorà su Rai 3, ha detto che lo ius soli non è nel contratto di governo. Si tratta di un tema che va affrontato a livello europeo.

Nonostante questo, la risposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini al giovane Rami suona come una vera presa in giro. Per tre semplici ragioni.

1 e 2 | La cittadinanza e la maggiore età

Per farsi eleggere deputato non sono previsti requisiti specifici e particolari. Occorre essere cittadini italiani, avere un’età minima di 25 anni e, nonostante non siano fissati dei limiti in merito, occorre appartenere a un partito politico.

Alla luce di questo appare di banale comprensione come il piccolo Rami, appena 13enne, non abbia neanche due dei principali requisiti richiesti per candidarsi: i 25 anni di età per candidarsi alla Camera e proprio la cittadinanza italiana necessaria per candidarsi.

Con la battuta ‘si faccia eleggere’ rivolta a Ramy, il ragazzino di origine egiziana che ha chiesto la cittadinanza italiana per se e i suoi compagni coinvolti nel dirottamento del bus, il ministro dell’Interno “sfugge al dibattito” sullo ius soli, ha commentato il sindaco di Milano Beppe Sala.

“Io non voglio mettere il cappello su questi fatti, come fanno in tanti, perché i temi sono complessi. Certo la battuta di Salvini ‘fatti eleggere’ mi sembra una risposta che non ha senso. È un modo per sfuggire al dibattito” sulla concessione della cittadinanza, ha proseguito Sala.”Adesso si riattiverà il dibattito sullo ius soli – ha aggiunto – che è una questione significativa. Giusto che ne parli il Parlamento, quindi io voglio evitare di cavarmela con delle battute, ma certamente c’è un tema di tanti ragazzi che sono nati in Italia e vivono la nostra cultura”.

Sul tema dello ius soli era intervenuto, in tempi non sospetti, già l’ex presidente del Pd Pierluigi Bersani che a inizio marzo ospite a Stasera Italia, su Rete 4, condotto da Barbara Palombelli: “Avevo nel cassetto parecchie cose nel caso fossimo andati al governo ma la prima in assoluto è lo ius soli. Se io fossi lì (al governo, ndr) faccio subito lo ius soli. È contro gli italiani? No, lascia stare”.

Un’affermazione che non era piaciuta al vicepremier Salvini che aveva così commentato:

“Se fossi al governo farei subito lo ius soli. L’80 per cento degli italiani è contrario? Non me ne frega niente’. Se queste sono le ‘democratiche’ proposte della sinistra, allora governiamo per i prossimi 50 anni”.

“Un bacione anche per Bersani”, ha concluso il leader della lega, che ha fatto del contrasto all’introduzione della legge sullo ius soli un suo cavallo di battaglia.

3 | La convenzione di Strasburgo

“La convenzione di Strasburgo del 1992 promossa dal Consiglio d’Europa dà diritto di voto attivo e passivo ai lungo-soggiornanti. La convenzione, ratificata dall’Italia, nel nostro Paese non ha mai trovato applicazione. La convenzione dà diritto di voto per le amministrative, sarebbe un grosso passo in avanti la sua applicazione. Questa sarebbe la risposta da dare a Salvini. Se l’Italia non violasse questa convenzione e questo diritto, molte persone potrebbero esercitare il loro diritto di voto sancito dalla Costituzione e da questa convenzione, almeno a livello amministrativo. Rami e i genitori e io stessa potremmo esercitare il nostro diritto di voto. Nel lungo periodo aspetto comunque la legge sullo ius soli”.

“Chiediamo solo l’applicazione di diritti già sanciti”, spiega Elizabeth Arquinigo Pardo a TPI.

Elizabeth, peruviana residente in Italia da 18 anni, aveva scritto a Salvini a ottobre 2018 in merito alla sua richiesta sulla cittadinanza italiana. Nonostante le promesse del ministro, la sua condizione è peggiorata

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