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Silvia Romano, l’ex volontaria di Africa Milele: “Nessuna sicurezza, ero abbandonata a me stessa”

Un'ex collaboratrice della onlus per cui lavorava Silvia Romano racconta, sotto anonimato, la sua esperienza a Chakama, il villaggio in Kenya in cui è stata rapita la giovane milanese. Ma dall'associazione arriva la smentita

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 22 Mag. 2020 alle 10:26
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Immagine di copertina
Silvia Romano (Credits: Facebook)

Silvia Romano, ex volontaria di Africa Milele: “Io abbandonata a me stessa”

A due settimane dalla liberazione di Silvia Romano, la giovane milanese rapita da Al Shabaab a Chakama, in Kenya, a novembre 2018, non accennano a placarsi le polemiche contro la onlus Africa Milele. L’associazione con sede a Fano, per cui la ragazza lavorava all’epoca del rapimento, viene accusata – come denunciato a TPI da Daniela Gelso, Project manager di alcune delle principali Ong italiane e francesi – di mandare giovani come Silvia Romano “allo sbaraglio”, senza alcuna sicurezza. Un’altra accusa in questo senso è arrivata oggi da un’altra ragazza, una ex volontaria di Africa Milele, che ha raccontato la sua esperienza in Africa affermando di essersi sentita messa in pericolo.

La ragazza ha rivelato la sua storia a Repubblica, preferendo però mantenere l’anonimato. Ha detto di aver fatto volontariato proprio a Chakama, in Kenya, quattro anni fa. Ma di essere andata via dopo soli quattro giorni. “Non c’era organizzazione. Non c’era un progetto. Mi sono sentita inutile”, ha dichiarato. Ma soprattutto, l’ex volontaria ha denunciato il fatto che per fare un’esperienza di volontariato con Africa Milele non serve firmare nessun accordo, né tanto meno partecipare a corsi di formazione su questioni di sicurezza. “Per avviare la collaborazione – ha ricordato ancora – è stato sufficiente uno scambio di messaggi su Whatsapp con Lilian Sora, la fondatrice della onlus. Mi disse che chiunque poteva unirsi come volontario ad Africa Milele. E che se avessi avuto qualsiasi tipo di progetto, bastava che glielo dicessi”.

“Sono stata da loro per pochi giorni – ha continuato la ragazza – e me ne sono andata via. La casa di Africa Milele a Chakama, quella che ospita i volontari, in quel periodo era sporca. Non si hanno mai grandi aspettative sull’Africa in quanto a igiene, ma il minimo indispensabile per lavorare in sicurezza sì”. Ad accoglierla, a Chakama, l’ex volontaria ha trovato un responsabile Masai e un ragazzo del posto: “Mi aspettavo che qualcuno mi illustrasse il progetto della onlus. Niente. Ero abbandonata a me stessa. Organizzavano raccolte fondi. Ma quello che ho visto io è stato solo un magazzino dove tenevano perline, medicine, t-shirt e gadget”. La ragazza, infine, ha precisato che in quei quattro giorni non ha mai avuto paura, ma che “non c’era nessun tipo di sicurezza”.

Sempre su Repubblica, la fondatrice di Africa Milele Lilian Sora ha risposto all’ex volontaria, affermando che si tratta di informazioni false. “Non è possibile – ha dichiarato – che non sia stata selezionata e valutata prima di essere coinvolta in un nostro progetto. Mai nessuno nella storia di Africa Milele se n’è andato prima di terminare il periodo di volontariato. È impossibile. È impossibile che le cose siano andate in questo modo”.

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