“Chiunque dopo due anni di prigionia tornerebbe convertito”: parla la madre di Silvia Romano

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 12 Mag. 2020 alle 16:46
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Immagine di copertina
Silvia Romano con la madre al suo arrivo a Roma. Credit: Ansa

“Cerchiamo di dimenticare, di chiudere un capitolo e aprirne un altro”, è perentoria Francesca Fumagalli, madre di Silvia Romano intervistata telefonicamente dal Tg3. “Come vuole che stia? Provate a mandare un vostro parente due anni là e voglio vedere se non torna convertito”. La madre della cooperante milanese rapita in Kenya un anno e mezzo fa e liberata venerdì scorso in Somalia si sfoga anche con i giornalisti che la aspettano sotto casa. “Usate il cervello”, aggiunge la signora – uscita di casa con il cane – rientrando e ribadendo di non voler rilasciare altre dichiarazioni. “Vogliamo stare in pace, abbiamo bisogno di pace”.

La priorità in questo momento per la famiglia di Silvia Romano e la stessa volontaria, tornata ieri nella sua casa a Milano, è di ritrovare tranquillità. Tra i punti sui quali proverà a far luce l’indagine della procura di Roma c’è anche la gestione della missione della cooperante in Kenya. Il sospetto è che Silvia Romano sia stata inviata in Africa sola, accusa respinta dalla responsabile della onlus Africa milele.

Secondo la famiglia Romano, infatti, ci sono anche le colpe della ong, per cui la 25enne lavorava, che l’ha lasciata sola e senza protezione nel villaggio di Chakama, dove è stato fin troppo semplice per la banda keniota rapirla. “Mi hanno mandata allo sbaraglio”, ha raccontato Silvia Romano agli inquirenti dopo il suo ritorno in Italia. Era l’unica bianca nel villaggio, senza scorta né collaboratori. Un bersaglio fin troppo facile. Già da tempo i Romano avevano rotto i rapporti con la onlus di Fano, guidata da Lilian Sora, ma ora chiedono che sia accertato se Africa Milele ha fatto tutto il possibile per evitare che la figlia fosse sequestrata, come rivela il Corriere della Sera.

La madre di Silvia ha ribadito di aver preso le distanze dalla onlus, ma “non sono io l’ordine preposto per parlare di queste cose, c’è una procura che indaga e ci pensano loro, io non rilascio dichiarazioni sull’argomento”, ha detto. Per quanto riguarda un’eventuale conferenza stampa, “non facciamo niente – ha precisato – perché Silvia ha la quarantena. Siamo qua, poi fra due settimane vedremo, non lo so, del doman non v’è certezza. Visto come sono andate le cose, non so nulla”.

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