Il ricovero di Briatore a confronto con il protocollo Covid dell’Iss: parla l’esperto

Paolo D'Ancona, ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità, spiega le regole per i tamponi nei ricoveri. Il San Raffaele a TPI: "Briatore dall'inizio in isolamento infettivo"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 28 Ago. 2020 alle 18:57 Aggiornato il 28 Ago. 2020 alle 19:05
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Immagine di copertina
L'imprenditore Flavio Briatore

“Briatore è ricoverato in una stanza a pagamento e non in un reparto Covid? Nulla di strano, purché siano rispettati i protocolli di sicurezza. Al massimo, si pone una questione di efficienza”. Paolo D’Ancona, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) che si occupa di Epidemiologia delle Malattie Infettive, ha accettato di fare chiarezza con TPI sulle regole per i tamponi e i protocolli Covid-19 nei casi di ricovero ospedaliero, dopo i dubbi sorti intorno al caso Briatore.

L’imprenditore, ricoverato domenica sera al San Raffaele e già pronto alle dimissioni (proseguirà l’isolamento al domicilio) è risultato positivo al tampone per la ricerca del nuovo Coronavirus, come confermato mercoledì da un comunicato dell’ospedale milanese. Attorno alla vicenda si sono aperte tuttavia delle polemiche. A sollevare dubbi sono state in particolare tre questioni: il motivo del ricovero e la sintomatologia di Briatore, la degenza nel reparto solventi (e non in un reparto Covid, con ipotetici rischi per la sicurezza del personale sanitario) e le tempistiche del tampone.

Il motivo del ricovero

Secondo il comunicato ufficiale del San Raffaele, Briatore è stato inizialmente ricoverato “per una patologia diversa dal Covid-19”. “Ho solo una prostatite forte“, dichiarava Briatore al Corriere della Sera martedì scorso, aggiungendo di non sapere ancora se fosse positivo o meno al Coronavirus. In un’intervista a Nicola Porro pochi giorni prima del ricovero, tuttavia, Briatore raccontava di aver avuto alcuni sintomi (aggiungendo che secondo il dottor Zangrillo si trattava di un banale raffreddore).

“Il motivo per cui una persona si rivolge all’ospedale è relativo, per prevenire eventuali contagi in ambito sanitario, il tampone viene fatto subito per capire dove posizionare il paziente”, assicura a TPI D’Ancona. “È chiaro che poi ci vuole un po’ di tempo prima del risultato, per cui è possibile in linea generale che il paziente prima finisca in un reparto e poi venga spostato in reparto Covid. Ovviamente ciò va determinato anche in base al suo quadro clinico, ad esempio se gli occorre un supporto respiratorio meccanico o meno”.

Molto dipende – sottolinea l’esperto Iss – dall’organizzazione dei singoli ospedali. “In generale cercano di avere le cosidette aree pulite, cioè con pazienti non Covid, e cosidette aree sporche, dove si trovano i pazienti Covid”, spiega. “In modo da cercare di tenere separati, quanto più possibile, i pazienti”. Inoltre, poiché “non è materialmente possibile avere lo stesso numero di precauzioni nell’intero ospedale, per i pazienti che entrano con una sintomatologia francamente Covid si utilizza da subito il massimo livello di precauzione. Per chi invece entra per un’altra patologia si adottano delle precauzioni standard, e poi se il tampone risulta positivo vengono adottati i protocolli adeguati”.

Tali precauzioni standard sono, ad esempio, l’uso dei dispositivi di protezione individuali, la distanza tra i letti, le limitazioni degli spostamenti dei pazienti, l’identificazione precoce dei positivi all’infezione da Covid (ovvero il tampone). Dopo la conferma della positività del paziente, queste precauzioni vengono innalzate ulteriormente.

Il reparto solventi

L’indiscrezione secondo la quale Briatore avrebbe pagato per essere ricoverato nel reparto solventi del San Raffaele è stata confermata dall’imprenditore stesso nell’intervista pubblicata oggi su La Stampa. “Sono ricoverato in una stanza da solo”, ha detto il proprietario del Billionaire. Questo reparto, riservato ai clienti paganti, è quello che in alcuni ospedali consente di ricevere un trattamento migliore rispetto agli standard, come maggiore privacy, biancheria no-limits, stoviglie e pasti migliori.

Ma nel caso di un paziente positivo a una malattia infettiva come il Covid-19, la degenza nel reparto solventi consente di rispettare le misure di sicurezza, tra areazione zone filtro, e misure di vestizione/svestizione del personale? “Il fatto stesso di essere ricoverato in una stanza singola chiaramente aiuta, perché non c’è l’esposizione di un’altra persona nella stessa stanza”, sottolinea D’Ancona.

Dopo il riscontro della positività, il trasferimento in un reparto Covid è obbligatorio? “No, l’importante è riuscire a garantire un isolamento funzionale, rispettando tutte le misure di controllo per i casi Covid. Ad esempio, il personale sanitario deve effettuare la dismissione dei dispositivi di protezione individuali usati in un luogo sicuro, ogni volta che esce da quella stanza. Se c’è una stanza di vestizione/svestizione questo aiuta molto, ma – se la stanza è grande – ci si può posizionare anche all’uscita. L’importante – e sono sicuro che i colleghi lo facciano – è effettuare il cambio dei dispositivi all’uscita”.

“In un reparto Covid questa operazione è facilitata, perché il processo di assistenza ai pazienti che hanno tutti la stessa patologia è più facile”, aggiunge il ricercatore, “il personale quindi non ha bisogno di cambiare tutti i dispositivi di protezione ogni volta che esce da quella stanza. Questo è uno dei grandi vantaggi di quello che si chiama cohorting, ovvero il raggruppamento dei pazienti nella stessa area. Nulla però impedisce di organizzarsi in maniera diversa. È solo meno efficiente, perché costringe il personale a cambiare i dispositivi più di frequente. Ma non è una questione di sicurezza, riguarda solo l’efficienza”.

Andiamo al caso specifico di Briatore: nella nota del San Raffaele del 26 agosto si legge che il tampone è risultato positivo e “di conseguenza al signor Briatore è stato applicato il protocollo standard che prevede l’isolamento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale necessari in caso di positività, sia per la sicurezza del paziente, sia per la tutela del personale di reparto e degli altri pazienti ricoverati”.

Ma è possibile che dopo tutti i casi Covid registrati al Billionaire, non si sia pensato subito che l’imprenditore potesse aver contratto il Coronavirus? Dopo la notizia del focolaio in Costa Smeralda e i sintomi riferiti da Briatore – di cui, come sostiene lui stesso nell’intervista, Zangrillo era a conoscenza – non sarebbe forse stato ragionevole che l’imprenditore venisse trattato col massimo livello di precauzioni sin dal primo momento, già prima dell’esito del tampone?

Contattato da TPI con domanda specifica sul punto, l’ufficio stampa del San Raffaele precisa: “Confermiamo che Flavio Briatore, dall’inizio del ricovero precauzionalmente, e poi dopo la diagnosi deliberatamente, è stato sottoposto a isolamento infettivo per Covid-19 in una stanza singola che dispone di un locale adiacente e comunicante con la stanza di degenza, utilizzato come filtro per la vestizione e la svestizione degli operatori sanitari”.

Le tempistiche del tampone

L’altra questione che ha sollevato dei dubbi riguarda le tempistiche sul tampone. Il ricovero, secondo quanto dichiarato dallo stesso Briatore, è avvenuto domenica sera. Martedì sera, 48 ore dopo, quando già la notizia della positività era finita sui giornali, l’imprenditore dichiarava di non sapere ancora se fosse positivo o meno. Ma quanto dura normalmente l’attesa?

“I tempi dipendono molto dal tipo di test, dalle procedure. Normalmente possono andare da alcune ore a uno o due giorni. Quarantotto ore è già tanto“, spiega D’Ancona. “Dobbiamo distinguere tra il tempo minimo del test e tutte le questioni che vi stanno intorno: il prelievo, il trasferimento del campione al laboratorio, la coda rispetto agli altri tamponi. In un percorso Covid è chiaro che quei tamponi avranno una procedura agevolata, ma è difficile dirlo, perché varia caso per caso e in base all’organizzazione dell’ospedale”.

E sul caso Briatore? “Stiamo nelle 48 ore, ci può stare se sono state intraprese tutte le precauzioni standard. Anche considerando la coda di persone che richiedono il test in questo momento, che può causare un allungamento dei tempi”. Ma lui era stato in Costa Smeralda e aveva una particolare sintomatologia, non era possibile una procedura accelerata in questi casi? “Questo può dipendere dalla valutazione delle condizioni del paziente all’ingresso e del percorso all’interno dell’ospedale”, risponde D’Ancona. “Ci può essere un’urgenza clinica o organizzativa. Questo non lo possiamo sapere. È chiaro che dal punto di vista della salute pubblica e del tracciamento dei contatti è importante ottenere il risultato il prima possibile”.

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