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Quarantena da 10 giorni e un tampone per essere negativi: vuol dire che il Covid è meno virale?

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 12 Ott. 2020 alle 17:37
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Quarantena ridotta e un solo tampone: significa che il Covid è meno virale?

Una delle novità più rilevanti del Dpcm che contiene le nuove norme anti-Covid, e che dovrebbe essere emanato entro martedì 13 ottobre, è la quarantena ridotta da 14 a 10 giorni e la possibilità di uscire dall’isolamento dopo un solo tampone negativo anziché due. Ma perché è stata presa questa decisione? Il Covid è forse diventato meno virale dal momento che si è sempre sostenuto che il periodo di incubazione del virus fosse di 14 giorni? E cosa cambia in concreto? Di seguito, tutte le risposte a queste e altre domande.

Nuove norme anti-Covid, quarantena ridotta e un solo tampone: ecco cosa cambia

Diverse le novità in arrivo sul percorso diagnostico che d’ora in avanti dovranno seguire sia chi ha contratto il Coronavirus sia coloro che hanno avuto contatti con una persona risultata positiva al Covid. La prima novità riguarda proprio i contatti dei positivi che dovranno osservare un periodo di isolamento domiciliare di 10 giorni e non più di 14 come precedentemente previsto. Al termine del periodo di quarantena, questi dovranno sottoporsi a un tampone antigenico rapido o molecolare, che se darà esito negativo porrà fine al loro isolamento. Gli asintomatici che vengono trovati positivi con un tampone, magari perché a stretto contatto con una persona contagiata dal Covid, dovranno stare in quarantena per 10 giorni. A quel punto dovranno fare un tampone molecolare (e non due come prima), che se darà esito negativo porrà fine al periodo di isolamento. Se il test, invece, darà ancora esito positivo, verrà ripetuto dopo 7 giorni. Dopo 21 giorni, però, l’isolamento si interrompe comunque. Anche per i positivi sintomatici la quarantena si riduce da 14 a 10 giorni a patto però che il paziente non abbia avuto alcun sintomo negli ultimi 3 giorni. Se la sintomatologia va avanti invece bisognerà attendere comunque che vi siano 3 giorni senza sintomi prima di terminare l’isolamento. Anche in questo caso è necessario sottoporsi a un solo test molecolare e non più due come prima.

Meno giorni di isolamento e un solo tampone: vuol dire che il Covid è meno virale?

Ma perché il governo e soprattutto il Comitato Tecnico Scientifico hanno deciso di fare questi cambiamenti? Significa che il Covid è diventato meno virale o addirittura meno letale da poter “liberare” le persone già dopo soli 10 giorni di isolamento? O si tratta più che altro di una mossa politica/economica? La decisione è senza dubbio frutto di valutazioni sia politiche che economiche, ma, ovviamente, si basano anche su evidenze scientifiche. Proviamo a fare chiarezza. La scelta di cambiare i termini della diagnostica, e quindi di ridurre a un solo tampone il numero di test necessari per terminare l’isolamento, si è resa necessaria per ridurre il numero di tamponi effettuati, liberando risorse e test per i sospetti positivi che si affollano ai drive-in dove al momento si possono fare anche dalle 6 alle 12 ore di fila.

Al momento, infatti, poco meno della metà dei tamponi effettuati ogni giorno servono non tanto a individuare nuovi contagiati quanto a “liberare” i malati dall’isolamento. Questo permetterà al nostro Paese, che al momento realizza una media di 120mila tamponi al giorno, di aumentare in breve tempo il numero di test effettuati e di provare, quindi, a contenere meglio l’epidemia di Covid. Non solo, ridurre i giorni della quarantena significa bloccare per meno tempo le persone a casa, limitando, dunque, i disagi relativi alle attività produttive, ai percorsi scolastici, ma anche i possibili danni sullo stato psicofisico delle persone. Lo stesso Cts, dando il suo ok alle modifiche, ha sottolineato “l’esigenza di aggiornare il percorso diagnostico per l’identificazione dei casi positivi così come la tempestiva restituzione al contesto sociale dei soggetti diagnosticamente guariti”.

Ma perché non è più necessaria una quarantena di 14 giorni? Non era questo il periodo di incubazione della malattia? È la domanda che in molti si stanno facendo dal momento che, fin dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, è sempre stato dichiarato che, se si fosse venuti a contatto con una persona positiva al Covid, bisognava attendere almeno due settimane prima di essere certi di non aver contratto il virus. A essere cambiato, purtroppo, non è il virus, ma le informazioni scientifiche su di esso. Già lo scorso giugno, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha redato un documento (Criteria for releasing Covid-19 patients from isolation) in cui ha suggerito una posizione meno rigida sulla quarantena dopo che “recenti prove dimostrano come il virus risulta raramente presente nei campioni respiratori dei pazienti affetti dalla Covid-19 dopo nove giorni dall’esordio dei sintomi, specialmente nei pazienti con malattia lieve, solitamente accompagnati da livelli crescenti di anticorpi neutralizzanti e dalla risoluzione dei sintomi”. Da qui, l’indicazione a ridurre il numero dei giorni di quarantena a 10, ma anche il suggerimento a non ripetere un secondo tampone: esattamente le norme che l’Italia ha deciso di seguire nelle prossime settimane.

Il Cts, dunque, ha dato il suo ok proprio basandosi sui documenti scientifici dell’Oms, così come confermato dal ministro della Salute Roberto Speranza che nel corso della trasmissione Che tempo che fa ha dichiarato: “Il Comitato Tecnico scientifico è arrivato a decidere per una quarantena di 10 giorni come aveva fatto già la Germania da qualche settimana, sulla base di dati di evidenza scientifica secondo cui dal decimo giorno in poi il rischio che si corre è molto basso“. Per quanto riguarda la decisione di porre fine all’isolamento per gli asintomatici dopo 21 giorni aldilà di quale sia il risultato del tampone, il Cts si è basato sempre su alcuni studi recenti, i quali hanno provato che dopo 20 giorni la carica virale è così bassa da non poter più infettare altre persone.

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