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Tutti i numeri su Immuni tra le omissioni delle Asl e la paura dei contagiati

L'app è stata scaricata 8,3 milioni di volte, ha registrato 499 positività tra gli utenti e ha inviato 8.887 notifiche. Ma finora grazie al tracciamento digitale sono stati scoperti appena 13 nuovi positivi

Di Anna Ditta
Pubblicato il 12 Ott. 2020 alle 13:04
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Immagine di copertina
App Immuni

Mentre la curva dei contagi è tornata a salire e si temono sempre di più le conseguenze della seconda ondata, crescono anche i dubbi sull’utilizzo corretto dell’app voluta del governo per il tracciamento dei contatti. L’app Immuni sta davvero funzionando? Una serie di testimonianze dirette raccontano che – ahimé – spesso questo strumento non viene correttamente utilizzato, e non permette quindi di agevolare il tracciamento dei contatti diretti, andando a gravare maggiormente sulle Asl.

L’ultima denuncia in ordine di tempo è quella arrivata dal neoconsigliere regionale della Liguria Ferruccio Sansa, risultato positivo al nuovo Coronavirus. “Tracciamento e Immuni sono spesso fantascienza”, ha scritto su Facebook Sansa, raccontando la propria esperienza con la Asl 3 genovese: “Abbiamo chiesto se possiamo comunicare i dati di Immuni visto che abbiamo scaricato la app tutti (genitori e figli). Risposta: Immuni? Non sappiamo cosa bisogna farne”. L’Asl ha smentito questa versione, affermando di aver rispettato il protocollo previsto nei casi di positività al Covid-19.

Ma cosa sta succedendo? Per capirlo, occorre guardare i numeri. Da giugno a oggi Immuni è stata scaricata 8,3 milioni di volte, ha registrato 499 positività tra gli utenti e ha inviato 8.887 notifiche a chi è stato a contatto con i contagiati. Grazie al tracciamento digitale, tuttavia, sono stati scoperti appena 13 nuovi positivi. Un numero molto basso, visto l’aumento di casi registrato in Europa e in Italia. Con i contagi attuali, i tecnici del ministero si aspettavano di vedere almeno il triplo dei casi rispetto ai 499 sinora registrati dalla app. Da qui, il sospetto di una dispersione dei dati nel tracciamento digitale di Immuni.

“Credo che il sistema si stia inceppando nella fase di ‘upload’, ossia quando bisogna caricare il dato”, ha spiegato a Repubblica il professor Ciro Cattuto, membro della task force che, per conto del ministero, ha studiato e selezionato Immuni. La procedura corretta dovrebbe essere la seguente, dopo aver ricevuto l’esito positivo del tampone, la Asl chiama il paziente per avvertirlo e gli chiede se vuole fornire il codice alfanumerico generato dalla app in modo da attivare anche il contact tracing digitale.

Non sempre, tuttavia, le cose vanno in questo modo, come dimostrano le segnalazioni di presunte omissioni dei Dipartimenti di prevenzione raccolte dal ministero dell’Innovazione. Ma se è possibile che siano gli operatori – oberati di lavoro e sotto organico – a dimenticare di porre questa domanda, è anche possibile che siano gli stessi pazienti, a scegliere di non comunicare il codice. Infatti, come non esiste l’obbligo di scaricare l’app, non c’è neanche quello di comunicare la positività, e alcuni pazienti potrebbero aver scelto di non farlo per paura o per lo shock del contagio.

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