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L’assessore alla Sanità del Lazio a TPI: “Lockdown inevitabile se i contagi non scendono”

Intervista al titolare della Sanità: "Indice Rt è a 1,19: la soglia di pericolo è a 1,5. Puntare sul tracciamento. Terapie intensive? Situazione sotto controllo, ma ci aspettiamo grande stress. Il vaccino antinfluenzale deve essere obbligatorio, ma spetta allo Stato decidere. Dal 15 ottobre sarà distribuito alle farmacie della Regione". Frecciatina a Ricciardi: "Situazione fuori controllo? Lo stimo, ma la sua è una forzatura"

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 10 Ott. 2020 alle 07:02 Aggiornato il 10 Ott. 2020 alle 07:27
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Immagine di copertina

Coronavirus Lazio, D’Amato a TPI: “Meno contagi o lockdown inevitabile”

“Bisogna puntare assolutamente sul tracciamento dei nuovi contagi”: nel giorno in cui la curva epidemiologica del Coronavirus subisce una preoccupante impennata in Italia, l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, spiega in un’intervista esclusiva a TPI quali sono le prossime sfide per evitare un nuovo lockdown nazionale. Nell’ultimo giorno, la Regione ha registrato 387 casi, 6 morti e 47 guariti: numeri ben più alti di quelli di inizio estate, ma D’Amato è ottimista sulla tenuta del sistema sanitario: “La situazione terapie intensive è sotto controllo, ma ci aspettiamo grande stress nelle prossime settimane”. E sul vaccino antinfluenzale rassicura: “Dal 15 ottobre sarà distribuito alle farmacie. Doveva essere obbligatorio a livello nazionale, ma è lo Stato a dover legiferare in materia”.

Il bilancio della pandemia in Italia è in rapido peggioramento. Cosa la preoccupa di più?
Mi preoccupa che non si rispettino fino in fondo le misure per evitare nuove chiusure. Notiamo ancora focolai derivanti da feste, cerimonie e assembramenti, tutte cose evitabili per non tornare alla situazione di qualche mese fa.

Crede che sarà necessario un nuovo lockdown nazionale?
I numeri, di certo, sono preoccupanti. Posso dire che, nel resto d’Europa, con una tendenza simile è stato inevitabile introdurre elementi di chiusura. L’Italia ancora non è ai livelli di Francia, Spagna e Regno Unito, ma in queste settimane bisogna piegare la curva dei contagi. Altrimenti, il rischio di un lockdown è molto forte.

In Campania, De Luca ha detto che se si arriverà a mille positivi al giorno sarà obbligatorio un lockdown regionale. Il Lazio come si orienta da questo punto di vista?
Siamo monitorati, come tutte le altre Regioni, dal ministero della Salute e dall’Iss attraverso l’indice Rt. Quando il suo valore supera 1,5 la situazione diventa preoccupante. La Campania, a cui guardiamo con grande attenzione anche perché limitrofa al Lazio, ha numeri importanti in questa fase. Mi auguro che riescano a contenere i contagi, altrimenti saranno inevitabili nuove misure.

Al momento qual è l’indice Rt del Lazio?
Secondo l’ultima rilevazione, quella di venerdì 9 ottobre, siamo a 1,19. Benché possa sembrare il contrario, siamo lontani dal livello 1,5 perché i decimali scorrono molto lentamente. Il Lazio ha adottato con il giusto tempismo alcune misure: le mascherine obbligatorie all’aperto, il mini-lockdown a Latina per il numero di casi cresciuto del 155% in pochi giorni, l’esigenza di ridurre gli orari della movida.

Il professor Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, ha detto che nel Lazio la situazione sta andando fuori controllo. Come gli risponde?
Rispondo con i numeri. Se il monitoraggio è affidato a ministero e Iss, bisogna fidarsi di loro. Altrimenti aboliamo il monitoraggio e ascoltiamo Ricciardi. Lo stimo profondamente, è chiaro che la situazione vada attenzionata per bene, ma allo stato attuale credo che il professore abbia fatto una forzatura.

Passiamo alla situazione degli ospedali. Il tasso di ospedalizzazione nel Lazio, secondo la Fondazione Gimbe, è del 12,2% contro una media nazionale del 5,5. Il Lazio è pronto a un eventuale aumento dei ricoveri?
Fin dall’inizio della pandemia abbiamo avuto un tasso di ospedalizzazione superiore alla media nazionale. Questo perché abbiamo garantito il massimo dell’assistenza e infatti abbiamo uno degli indici di letalità più bassi in tutta Italia, quattro volte inferiore alla media. Al momento la situazione è sotto controllo, ma non possiamo negare che ci sia un forte stress.

Qual è la situazione delle terapie intensive e come si evolverà da qui a dicembre?
Non ci sono grandi difficoltà. La situazione è coerente con l’andamento della curva. A oggi, ci sono 866 posti ordinari e 261 in terapia intensiva e sub-intensiva. Il Lazio, al momento, ha 57 posti occupati in terapia intensiva. In ogni caso, ci stiamo preparando a qualsiasi scenario. La situazione, nelle prossime settimane, sarà molto pesante anche perché il Coronavirus coinciderà con l’influenza stagionale.

I maggiori contagi nei mesi scorsi sono avvenuti dove negli ospedali non sono stati separati bene i reparti Covid da quelli ordinari. Cosa farete per migliorare questo aspetto?
Grazie anche all’Istituto Spallanzani non abbiamo avuto molti casi derivanti da infezioni all’interno delle strutture ospedaliere. Abbiamo fatto test epidemiologici di massa nei confronti dei nostri operatori sanitari: il tasso di sieroprevalenza (coloro che sono entrati a contatto con il Coronavirus) era del 2%, quindi molto basso. Non abbiamo avuto nessun medico di medicina generale deceduto per il Covid. I maggiori casi che abbiamo avuto sono stati quelli di rientro da località turistiche, a cui si aggiungono i focolai nati all’interno di alcune comunità, come quelle del Bangladesh e del Perù.

È soddisfatto dell’attività di tracciamento dei contagi nel Lazio?
Oggi abbiamo raggiunto il livello più alto di tamponi eseguiti finora, oltre 14mila. Siamo inoltre la prima Regione ad aver bandito una manifestazione d’interesse ai medici generali e ai pediatri per poter effettuare il tampone rapido anche nei loro studi. Il potenziamento dell’attività di testing è essenziale, attraverso il miglioramento dei drive-in, i medici generali che potranno fare i tamponi rapidi, l’autorizzazione alle strutture private per effettuare i test: è questa la strategia per tracciare il più possibile.

Si può dire con certezza che il Coronavirus è mutato?
No, i nostri virologi non dicono questo. Il virus può anche subire delle mutazioni, ma dobbiamo abituarci a convivere con il Covid per altri sei o sette mesi. Potremo considerarlo sconfitto solo quando ci saranno una cura o un vaccino accessibili a tutti.

Parliamo del vaccino anti-influenzale. Avete avuto una risposta dal Cts sulla possibilità di somministrarlo direttamente in farmacia? E quali dosi andrebbero alle farmacie se tutte le dosi sono andate alle Asl?
La risposta non è ancora arrivata. La nostra Regione ha acquisito 2,4 milioni di dosi. Abbiamo anche aperto un tavolo di discussione con gli Ordini dei medici e dei farmacisti: l’obiettivo è che in farmacia non avvenga solo la vendita, ma anche la somministrazione del vaccino contro l’influenza. Per quanto riguarda le dosi, le farmacie ne riceveranno 100mila: verranno distribuite dal 15 ottobre. Ma la nostra campagna vaccinale è già iniziata: a mezzo milione di cittadini è già stato somministrato il siero attraverso i medici di medicina generale, i pediatri e gli operatori sanitari.

Quindi dal 15 ottobre sarà più facile trovare i vaccini antinfluenzali in farmacia?
Dal 15 ottobre li forniremo, sì. Poi ci saranno dei tempi per la distribuzione. Ma il vaccino per le fasce sensibili (da 6 mesi a 6 anni e oltre i 60 anni) è già disponibile gratuitamente presso il proprio medico e i pediatri di libera scelta. Le fasce non coperte, invece, dovranno acquistare il vaccino in farmacia. L’obiettivo comunque è costruire una rete che sia in grado, un domani, di ricevere non 2,4 milioni ma ben 6 milioni di dosi di vaccino anti-Covid, quando sarà pronto.

Perché non promuovere una vaccinazione di massa nelle scuole?
Purtroppo spetta allo Stato, tramite il ministero della Salute. Noi abbiamo provato a forzare la mano introducendo l’obbligatorietà del vaccino, ma il Tar si è opposto perché non è competenza della Regione. Io sono convinto che la vaccinazione, soprattutto quest’anno, vada fatta a tappeto per tutti.

A questo proposito, cosa ne pensa della campagna di vaccinazione antinfluenzale lanciata da TPI a cui hanno aderito tra gli altri anche l’epidemiologo Andrea Crisanti, il virologo Fabrizio Pregliasco e Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe)?
Aderisco volentieri perché soprattutto quest’anno la copertura vaccinale è un elemento di vitale importanza. Anche perché le complicanze dell’influenza producono tante difficoltà per chi è più debole (Clicca qui per firmare la petizione).

Per quanto riguarda gli stadi, cosa pensate di fare nell’immediato futuro?
Con questi numeri, io credo che gli stadi possano attendere. Piace a tutti seguire lo sport, a me per primo, ma al momento le priorità sono scuola e lavoro.

Ha mai parlato con il suo omologo Gallera? Cosa ne pensa della gestione del Covid in Lombardia?
Ci sentiamo spesso, c’è stima reciproca. Sappiamo che il nostro è un lavoro impegnativo, abbiamo anche ospitato alcuni pazienti lombardi durante la fase più critica della prima ondata. Io non mi permetto di giudicare il suo lavoro, ma in questa fase bisogna essere uniti perché ci attendono settimane molto difficili.

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