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“Quando c’era lei”: Meloni smentisce di aver chiesto di censurare la campagna di Renzi

Immagine di copertina
Credit: AGF

Grandi Stazioni Retail ha chiesto a Italia Viva di modificare la sua campagna nelle stazioni poiché "lesiva del contesto ferroviario". La premier nega di essere intervenuta: "Anzi, ho fatto i complimenti a Renzi"

“Quando c’era lei”: Meloni smentisce di aver chiesto di censurare la campagna di Renzi

La campagna per il 2×1000 di Italia Viva diventa un caso politico. Il partito di Matteo Renzi grida alla “censura” dopo Grandi Stazioni Retail – la società che gestisce in esclusiva gli spazi pubblicitari nelle principali stazioni italiane – ha chiesto di modificare il contenuto di un manifesto, affisso in alcune di queste stazioni, in cui si sottolineano i frequenti ritardi nella circolazione ferroviaria sotto il Governo Meloni. E la presidente del Consiglio, a sua volta, interviene per smentire di essere irritata e di aver chiesto spiegazioni.

I manifesti di Italia Viva

I manifesti in questione fanno parte della campagna “Quando c’era lei” lanciata da Italia Viva per promuovere il sostegno al partito sotto forma di donazioni del 2×1000 dell’Irpef. I cartelloni sono scritti con un font che richiama volutamente quello tipico degli anni del regime fascista, e anche lo slogan è un chiaro riferimento alla frase nostalgica “Quando c’era lui”, dove per “lui” si intende Benito Mussolini. In questo caso, “Quando c’era lei” rimanda all’attuale premier, Giorgia Meloni.

I manifesti recitano ad esempio: “Quando c’era lei l’Italia era meno sicura”, “Quando c’era lei i giovani scappavano dall’Italia”, “Quando c’era lei la spesa si pagava di più”. In quelli fatti montare nelle stazioni ferroviarie c’è scritto invece: “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”.

La richiesta di modificarli

Stando quanto ricostruito, il partito di Renzi ha richiesto di poter rinnovare la campagna per altri quattro giorni, visto “il grande successo”, ma Grandi Stazioni Retail avrebbe chiesto di modificarne i contenuti poiché “lesivi del contesto ferroviario”.

A quel punto, Italia Viva ha protestato pubblicamente. “Censura”, ha scritto il partito sui suoi canali social: “Grandi Stazioni Retail ci impone di cambiare il contenuto della nostra comunicazione, sindacando le nostre scelte. È una palese violazione degli articoli 21 e 68 della Costituzione. Tuteleremo Italia Viva in tutte le sedi, legali e istituzionali.

Grandi Stazioni Retail ha successivamente precisato in una nota che “la rimozione della singola immagine relativa ai treni, e non della campagna nel suo complesso risponde alle disposizioni che prevedono che le attività pubblicitarie in stazione non siano lesive del contesto ferroviario. Grandi Stazioni Retail – si legge nel comunicato – rigetta ogni accusa di censura, precisando che la campagna continuerà a essere trasmessa per il periodo previsto”.

Il presunto intervento di Meloni e la smentita

Il quotidiano La Stampa ha riferito che la premier Meloni, “furibonda” per la campagna di Italia, avrebbe chiesto spiegazioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ma oggi lo stesso giornale pubblica una lettera della presidente del Consiglio che smentisce tutto. “Sono tra le persone più criticate e contestate nella storia d’Italia”, scrive Meloni. “E non mi ha mai spaventato la critica di nessuno, tanto meno quella che può arrivare oggi che sono al Governo da un partito d’opposizione. Io sono stata all’opposizione per decenni e ho profondo rispetto per chi legittimamente tenta di far valere le proprie idee. Quindi, tranquillizzo tutti: la Meloni non è “furiosa”, non si occupa dei manifesti nelle stazioni, non chiama Ministri e Ministeri per lamentarsi di sciocchezze di questo tipo. Sono cose che facevano altri prima di me. Io mi occupo dei problemi concreti delle persone, e continuerò a farlo”.

LEGGI ANCHE: Dalla vittoria al referendum al governo il passo non è breve (di S. Mentana)

“Non è vero – prosegue la premier – che la campagna di Italia Viva mi ha irritato. Così come non è vero che qualcuno a Palazzo Chigi abbia chiesto spiegazioni al Mit. Anzi, devo dire che ho trovato la campagna molto efficace dal punto di vista comunicativo e l’ho detto direttamente a chi l’ha ideata, cioè Matteo Renzi. D’altronde ‘c’era lei’ – ironizza Meloni all’indirizzo dell’ex premier Renzi – perché dopo che c’è stato lui quasi nessuno lo ha più votato. Ma questa, ovviamente, è un’altra storia…”.

“Leggo, inoltre – scrive ancora la presidente del Consiglio – che qualcuno avrebbe chiesto di modificare la campagna di Italia Viva. Non so se sia vero e non ho gli elementi per dirlo, perché mi occupo di tante cose ma grazie a Dio non degli spazi pubblicitari nelle stazioni, ma a scanso di equivoci mi permetto di suggerire a chi ha questa responsabilità che la campagna di Italia Viva non dovrebbe essere toccata e dovrebbe proseguire così com’è. Anche perché gli italiani sono molto più intelligenti e consapevoli di quanto si pensi, e sanno distinguere perfettamente tra la propaganda di partito e la realtà delle cose. E, soprattutto, ricordano bene che, quando al governo ‘c’era lui’ e c’era il Pd, l’Italia era in condizioni tutt’altro che rosee”.

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