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Vaccino antinfluenzale, Federfarma a TPI: “Nonostante il Covid, la produzione mondiale non è stata pronta”

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 8 Ott. 2020 alle 06:36
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Immagine di copertina

“Quest’anno almeno 2 milioni di cittadini che non fanno parte delle categorie protette richiederanno alle nostre farmacie la possibilità di avere il vaccino antinfluenzale con la prescrizione del medico curante, ma non ci sarà per tutti”. Il Segretario Nazionale di Federfarma, Roberto Tobia, non nasconde la preoccupazione. “Il momento che stiamo vivendo è veramente difficile – ha detto a TPI -, nelle prossime settimane i sintomi Covid e quelli dell’influenza stagionale si sovrapporranno quando invece sarebbe importante riuscire a distinguerli per una maggiore chiarezza”. Esattamente uno dei motivi che ha spinto noi di TPI a lanciare una campagna sulla vaccinazione di massa a cui hanno aderito l’epidemiologo Andrea Crisanti, il virologo Fabrizio Pregliasco e il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Far vaccinare la maggior parte dei cittadini infatti potrebbe risultare molto utile nella lotta al Coronavirus. Da un lato potrebbe semplificare le diagnosi di SARS-CoV-2 e la gestione dei casi sospetti; dall’altro, secondo autorevoli studi scientifici, ridurrebbe il rischio di contagio e di mortalità.

Segretario, qual è la situazione attuale nelle farmacie per quanto riguarda i vaccini antinfluenzali?
“All’inizio dell’estate noi abbiamo segnalato al Ministero della Salute e al ministro Speranza la possibile carenza del vaccino antinfluenzale in Italia. Lo abbiamo fatto immediatamente quando abbiamo avuto notizia dalle nostre cooperative e dalla distribuzione intermedia del farmaco che non era possibile effettuare gli ordini alle aziende farmaceutiche perché non avevano dosi del vaccino antinfluenzale da destinare alle farmacie. Il Ministro, resosi conto di una problematica importante (ricordiamo che gli aventi diritto, quelli inseriti nelle categorie protette a cui viene raccomandato e offerto gratuitamente, quest’anno sono gli over 60 e i bambini fino ai 6 anni), ha inviato un atto formale alla conferenza Stato-Regioni affinché le quote vaccinali che erano state richieste dalle Regioni fossero rimodulate. Speranza aveva chiesto di destinare alle farmacie una percentuale di vaccini antinfluenzali tra il 7 e il 10 per cento, la conferenza Stato Regioni ha invece deciso di assegnare una quota dell’1,5 per cento. Tradotto: circa 12 vaccini per ogni singola farmacia. Un quantità sicuramente insufficiente se consideriamo che lo scorso anno le farmacie italiane hanno dispensato circa 900 mila dosi vaccinali ai non aventi diritto, ovvero alla popolazione attiva del Paese. L’anno scorso, a differenza di quest’anno, l’obbligo vaccinale partiva dal 65esimo anno di età quindi c’era una quantità minore di vaccini e la sensibilizzazione sempre attenta da parte del Ministro aveva fatto raggiungere una percentuale di persone vaccinate intorno al 15 per cento. Pochissimo. Di fatto gli italiani non si vaccinano, ma quest’anno a causa del Covid prevediamo che almeno 2 milioni di cittadini richiederanno alle nostre farmacie la possibilità di avere il vaccino antinfluenzale con la prescrizione del medico curante”.

A chi vanno ascritti i problemi che si stanno verificando? È colpa delle Regioni se mancano i vaccini?
“Non c’è una colpa. C’è una maggiore richiesta da parte delle Regioni che giustamente hanno richiesto quantità più alte per premunirsi rispetto a un aumento della popolazione da vaccinare. L’industria farmaceutica ha aumentato la quantità di vaccini da produrre. Però produrre un vaccino non è la stessa cosa che mettere in produzione un altro farmaco. Sono diversi gli step da seguire. La produzione mondiale non è stata pronta ad affrontare l’emergenza pur raddoppiando le quantità sul mercato. Non c’è una colpa. Alcune Regioni hanno dato disponibilità ampia ad aumentare le quote vaccinali da destinare alle farmacie. L’Emilia Romagna, ad esempio, ha già destinato anziché l’1,5 il 3 per cento o forse più, stando alle parole del governatore Bonaccini. La stessa cosa ha fatto la Regione Lazio. Ieri il Presidente Zingaretti ha dato disponibilità di 100mila dosi alle farmacie del Lazio. Idem De Luca in Campania. Siamo fiduciosi che qualcuno possa destinare un quantitativo maggiore alle farmacie per coprire il fabbisogno della popolazione attiva del paese che poi è quella che si muove, lavora, va in giro. Il vaccino è uno strumento importante per la tutela della salute, dei posti di lavoro”.

Ha citato Regioni che stanno provando a sistemare le cose, altre però sembrano ferme al palo.
“Sì, ci sono Regioni dove ci saranno difficoltà anche per le categorie protette. Oggi sentivo della Lombardia che ha 1 milione e mezzo di dosi da ricevere e che probabilmente non riceverà e che c’era un altro bando di gara per cercare di trovarli in giro. Nel documento che è stato inviato dal ministro Speranza alla conferenza Stato Regioni si chiedeva anche la possibilità, l’auspicio che si potesse trovare la possibilità di importare dall’estero le dosi di vaccino per destinarle alle farmacie. Al momento è rimasta solo un’ipotesi dato che il mercato mondiale è saturo di richieste”.

In pratica si sta verificando quello che è successo con le mascherine a inizio pandemia: tantissima richiesta e pochissima disponibilità?
“Esatto”.

Ma quanto costa, o meglio, costerebbe un vaccino per chi non fa parte delle categorie protette?
“Dipende dalla tipologia del vaccino prescritta dal medico: dagli 8,50 ai 20 euro. Ma guardi, il problema non c’è. Vorrei avere i vaccini nelle farmacie per poter parlare dei prezzi…”.

Sarebbe possibile far ripartire la produzione del vaccino 2020-2021? 
“No, è impensabile poter mettere in produzione il vaccino per quest’anno. A gennaio inizia la produzione per il prossimo anno. I ceppi vengono ricavati dai ceppi attivi nell’emisfero australe e sulla base di quelli si fabbricano i vaccini che poi saranno destinati all’utilizzo nell’emisfero boreale. Di fatto si sta teoricamente iniziando a lavorare sul vaccino della prossima stagione. Il momento che stiamo vivendo è veramente difficile, nelle prossime settimane i sintomi Covid e quelli dell’influenza stagionale si sovrapporranno quando invece sarebbe importante riuscire a distinguerli per una maggiore chiarezza”.

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