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Vaccino antinfluenzale, boom di richieste: corsa contro il tempo per produrre le dosi. “Ce la faremo ma serviva più programmazione”

Aumentate del 42 per cento le richieste da parte delle Regioni. Governo e produttori al lavoro per garantire fornitura anche alle farmacie. Il presidente di Farmindustria a TPI: "Covid-19 insegni che serve programmazione"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 24 Set. 2020 alle 07:22 Aggiornato il 1 Ott. 2020 alle 14:14
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Immagine di copertina
Credit: Emanuele Fucecchi

Nei primi giorni di ottobre le Regioni avvieranno le campagne vaccinali contro l’influenza, il cui inizio è stato quest’anno eccezionalmente anticipato su indicazione del ministero della Salute per contrastare al meglio la possibile sovrapposizione con una eventuale seconda ondata di Covid-19 in autunno. TPI ha lanciato una campagna per chiedere al Governo e alle Regioni di promuovere una vaccinazione antinfluenzale di massa, con riguardo in particolare al mondo della scuola, che possa aiutarci a contenere gli effetti della pandemia. Ma in questi giorni l’interrogativo con cui si trovano a fare i conti produttori, farmacisti, medici, Asl, e autorità regionali è il seguente: ci saranno vaccini antinfluenzali a sufficienza?

La domanda è legittima, soprattutto a causa dell’aumento della richiesta sia da parte delle Regioni (che attraverso le Asl e i medici di base si impegnano a vaccinare gratuitamente gli anziani e la popolazione più a rischio, e che quest’anno hanno allargato tali fasce) sia dai privati che vorrebbero acquistare autonomamente il vaccino in farmacia per evitare di contrarre nei prossimi mesi un’influenza stagionale che, almeno per quanto riguarda i sintomi iniziali, potrebbe far sorgere il sospetto di un’infezione da nuovo Coronavirus. Secondo una ricerca di Assosalute, l’aumento della domanda previsto, rispetto al 2019, è addirittura del 160 per cento.

“Il vaccino antinfluenzale c’è. Avremo dosi sufficienti, con scorte in più se sarà necessario”, ha assicurato ieri il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, spiegando che questo “uscirà a ottobre, le prime settimane”.

Sia i medici di medicina generale sia i farmacisti, tuttavia, nelle scorse settimane, hanno espresso preoccupazione sull’effettiva fornitura dei vaccini antinfluenzali. “Ci preoccupa molto la quantità di dosi che avremo a nostra disposizione”, ha dichiarato Silvestro Scotti, presidente della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). Mentre l’associazione di categoria dei farmacisti, Federfarma, dopo aver diffuso l’allarme sul rischio che un milione di persone rimanesse senza vaccini, ha ottenuto la convocazione di un tavolo con il ministero della Salute e i produttori, che sta lavorando affinché un certo numero di dosi sia garantito alle farmacie.

Farmindustria a TPI: “Le dosi per le Regioni ci saranno”

“Le aziende hanno risposto con degli sforzi incredibili, per cui le dosi disposte dalle gare delle Regioni ci saranno”, assicura a TPI Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, l’associazione delle imprese produttrici di farmaci. “L’anno scorso c’è stata una richiesta da parte delle Regioni di 11 milioni di dosi, poi ne sono state rese quasi un milione”, spiega. “Quest’anno la richiesta è stata di 16milioni e 700mila dosi, con un aumento del 42 per cento“.

L’aumento nella richiesta ha avuto conseguenze? “Le aziende si erano preparate a una maggiore domanda, ma non ci aspettavamo il 42 per cento, per cui in qualche caso c’è stato qualche problema”, conferma il presidente di Farmindustria, “tuttavia l’aumento per arrivare a 16milioni e 700 mila dosi è stato gestito molto bene e ora siamo in grado di garantire che questi vaccini ci saranno”.

E per quanto riguarda le farmacie? “Il dato dell’anno scorso per le farmacie era di 800mila dosi, quest’anno tutti coloro che hanno dai 60 ai 65 anni e che l’anno scorso hanno fatto ricorso alla vaccinazione privata rientrano invece nella vaccinazione gratuita disposta dalle Regioni”, sottolinea Scaccabarozzi. A una soluzione per le farmacie, invece, si sta ancora lavorando. “Il ministero della Salute ha aperto un tavolo a cui sono seduti i rappresentanti dei farmacisti, l’Aifa, i produttori, in modo da trovare una soluzione. È già stata destinata alle farmacie private una parte dei vaccini che erano stati prenotati dalle Regioni, parliamo di 250mila dosi“, dice il rappresentante dei produttori. “Credo che alla fine il tavolo troverà le soluzioni affinché il vaccino non manchi a nessuno“.

La questione delle tempistiche: “Ce la faremo, ma serve programmazione”

I tempi per l’approvvigionamento dei vaccini antinfluenzali, per stessa ammissione dei produttori, potevano essere gestiti meglio. “Ci sono state delle pecche di programmazione, ma le imprese stanno facendo di tutto e ci sono i tavoli preposti”, dice Scaccabarozzi. “Alcune regioni si sono mosse per tempo e altre che si sono mosse un po’ in ritardo, però alla fine sulle regioni ci siamo arrivati”. Rispetto agli altri anni, aggiunge, “alcune aziende stanno già anticipando i tempi di consegna. Ovviamente i vaccini non arriveranno tutti insieme, però stanno cominciando ad arrivare nei tempi previsti dalle richieste regionali”.

Ad annunciare di aver anticipato i tempi di consegna, ad esempio, lo scorso 18 settembre è stato Mario Merlo, General Manager di Sanofi Pasteur in Italia (gli altri produttori italiani sono GSK, Mylan, Astrazeneca e Seqirus), mentre la Regione Lazio ha fatto sapere che da domani saranno distribuite le prime 400mila dosi alle Asl Roma 1, Roma 2, Roma 6 e alle Asl di Viterbo e Latina. Ma non tutte le altre regioni sono così in linea coi tempi (TPI ha approfondito finora la situazione di Lombardia, Sicilia e Calabria).

Sulle tempistiche inciderà molto la capacità delle autorità regionali e territoriali di provvedere a una distribuzione efficiente. Secondo il presidente di Farmindustria, tuttavia, una lezione può essere tratta da quanto accaduto negli ultimi mesi. “Credo che questo debba insegnare qualcosa a tutti, dalle Regioni alle farmacie private: sui vaccini bisogna fare programmazione. Lo chiedevo da aprile”, dice Scaccabarozzi. “Alle imprese bisogna dire per tempo quanti vaccini occorrono, non si può arrivare all’ultimo momento, a settembre”.

“La produzione di un vaccino non è come quella di una compressa, richiede mesi”, spiega. “Sono tempi necessariamente lunghi perché si tratta di produzioni con macchinari particolari, i bioreattori, che non tutte le aziende hanno. E soprattutto, più di ogni altro prodotto, devono essere certificati per sicurezza ed efficacia. Quindi mi auguro che, tra le varie cose che il Covid ci ha insegnato, ci sia anche questa. Mi auguro”, conclude, “che alla fine, come succede tutti gli anni, non ci siano dei resi di vaccini che non sono stati utilizzati”.

Vaccini antinfluenzali, l’infettivologo Galli a TPI: “Numeri modesti negli scorsi anni, bisogna fare di più”

A sottolineare l’importanza di una vaccinazione massiccia contro l’influenza è Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. “Mi auguro che si riesca a fare tutto per tempo e non ci siano problemi. Penso sia importante che chi di dovere faccia tutto il necessario”, dice a TPI, che lo ha contattato telefonicamente. “Sulla vaccinazione abbiamo avuto numeri modesti negli scorsi anni: gli over 65 raggiungevano a stento il 53-54 per cento, invece dovremmo avvicinarci al 70-75 per cento, ritenuto obiettivo minimo dall’Organizzazione mondiale di Sanità”.

Per non parlare dei portatori delle cosidette “patologie a rischio”, dove “la percentuale di persone che ricevono sistematicamente la vaccinazione è decisamente inferiore anche a quel 54 per cento, con una situazione a pelle di leopardo a seconda dei vari centri in cui vengono assistite le persone e del tipo di patologia”.

Il vaccino contro l’influenza può giocare un ruolo fondamentale nel contrasto alla pandemia di Covid-19, perché permette di rendere più semplici le diagnosi e la gestione dei casi sospetti. Inoltre, anche se non è scientificamente dimostrato che il vaccino antinfluenzale abbia un effetto di contrasto al Covid-19, alcuni studi pubblicati di recente rilevano che questa forma di prevenzione abbassa statisticamente le probabilità di contagio da SARS-CoV-2. Un’indagine osservazionale pubblicata su Vaccines e realizzata da alcuni ricercatori italiani ha scoperto che le vaccinazioni, e soprattutto l’anti-pneumococcica, sono associate a un minor rischio di positività al Covid-19. A ciò si aggiunge lo studio condotto dallo Swiss Tropical and Public Health Institute, dell’Università di Basilea e di quella di San Paolo del Brasile è emerso che nei pazienti Covid, le probabilità di morte sono più basse del 17% per chi è stato di recente vaccinato contro l’influenza.

“Auspicabilmente la campagna vaccinale deve iniziare nei tempi previsti e coinvolgere molte più persone”, spiega il medico. Questo permetterebbe di “risparmiare i circa 8mila morti l’anno che il nostro paese paga in qualche modo all’influenza”, spiega Galli, e permetterebbe “di non intasare il pronto soccorso degli ospedali nei mesi in cui dovremo fare i conti per capire se abbiamo di fronte influenza o Covid. Mi auguro che questo non accada, ma più avremo limitato i danni dell’influenza e più saremo in grado di affrontare quelli eventuali del Coronavirus”.

“Quest’anno in regione Lombardia si parla anche di vaccinazione dei bambini, e ritengo che sia un passo avanti importante, anche perché i bambini sono da sempre il laboratorio crogiolo dell’infezione anche agli adulti e agli anziani”, aggiunge l’infettivologo, che a proposito dell’ipotesi di consentire la vaccinazione in farmacia, di cui si sta discutendo in questi giorni, dice: “È un’opzione che può essere considerata a determinate condizioni”.

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