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Crisanti a TPI: “Sul vaccino antinfluenzale Governo e Regioni sono in ritardo pauroso”

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 3 Ott. 2020 alle 10:41
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Immagine di copertina

L’epidemiologo Andrea Crisanti è tra gli scienziati che hanno aderito alla campagna di TPI per una vaccinazione antinfluenzale di massa in ottica di contrasto al Covid-19. Il vaccino antinfluenzale, infatti, potrebbe semplificare le diagnosi di SARS-CoV-2 e la gestione dei casi sospetti anche se, secondo l’epidemiologo, non si può dire che – come sostenuto da alcuni studi – il vaccino antinfluenzale possa ridurre il rischio di contagio e di mortalità da Covid-19: “Non lo sa nessuno se è così. Teniamoci molto, molto cauti. La verità e che non si sa. Non sono studi pubblicati. Sono stati messi a disposizione della comunità scientifica, ma non stati analizzati nel dettaglio. Sarebbe pericoloso prendere una posizione su una cosa del genere”.

Quest’anno vaccinarsi contro l’influenza è più importante rispetto agli scorsi anni? Perché?
“Si, certo. Si evita di dirottare risorse preziose dalla lotta al Covid a quella contro l’influenza che di fatto può essere prevenuta con un vaccino. È molto semplice”.

Lei quindi consiglia di fare il vaccino antinfluenzale? A chi, in particolare? Perché?
“Adesso noi facciamo il vaccino antinfluenzale agli anziani perché giustamente bisogna proteggerli dato che l’influenza per loro può essere pericolosa però, nell’ottica di risparmiare risorse da dirottare contro il Covid-19, il vaccino dovrebbe essere fatto anche ai giovani e a coloro che lavorano, che si spostano e portano il virus in giro”.

Per la stagione 2020/21, secondo lei, il vaccino antinfluenzale dovrebbe essere reso obbligatorio per alcune categorie come anziani, personale sanitario o chi frequenta il mondo della scuola?
“In genere per le categorie a rischio, sì. Ma guardi: l’influenza fa 6 milioni di casi nei bambini fino ai 18 anni. Ok? Mi sembra chiaro che dobbiamo farlo ai bambini. Certo, ovvio, anche alle categorie a rischio, ma sopratutto ai ragazzi in età scolare”.

Le autorità – Governo e Regioni – hanno fatto abbastanza per la campagna di vaccinazione 2020/21? Ci sono stati ritardi o sottovalutazioni?
“Sono in ritardo pauroso. Lei consideri che le Regioni stanno ancora bandendo gare per l’acquisto di vaccini. Si rende conto? Quando avrebbero dovuto farlo ad aprile. Ci sono ditte che non accettano gare fino a dicembre ormai…”.

Secondo alcune stime (Federfarma, Fondazione Gimbe), in alcune Regioni non ci saranno abbastanza dosi per garantire il vaccino al 75 per cento delle categorie protette. E, tra le categorie non a rischio, circa un milione di italiani rischia di rimanere senza dosi. Questa situazione quali rischi può comportare?
“Semplice, se le categorie a rischio non sono vaccinate, potremmo avere una mortalità aumentata per influenza. Il tutto inoltre farebbe dirottare risorse dall’emergenza Covid”.

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