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Il direttore del Gaslini a TPI: “Tutti dovremmo fare il vaccino contro l’influenza, anche i bambini”

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Paolo Petralia, direttore generale dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova

Nei giorni in cui la comunità internazionale si confronta su fallimenti e speranze della sperimentazione del vaccino per il Covid-19, molti medici hanno invitato la popolazione a vaccinarsi contro il virus influenzale. A sostenere questa tesi è anche Paolo Petralia, direttore generale dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, medico chirurgo specializzato in igiene e medicina preventiva, a capo di uno dei più importanti ospedali pediatrici in Italia. Petralia è inoltre presidente dell’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi) e coordinatore regionale della Federazione Italiana Aziende Sanitarie Ospedaliere (Fiaso).
Direttore, che fase dobbiamo aspettarci rispetto alla diffusione del Covid-19?
Si sta assistendo a una ripresa della contagiosità, e questo a causa, principalmente, dei comportamenti. Perciò è necessario ancora oggi mettere in atto misure preventive e di contrasto alla diffusione. Noi all’interno dell’Ospedale Gaslini abbiamo messo al centro dell’azione di sorveglianza e prevenzione tutti gli operatori, pazienti, caregiver, genitori e chiunque abbia necessità di entrare in ospedale.

Il ruolo del vaccino antinfluenzale: oggi si sente da più voci l’esigenza di promuoverlo.
Abbiamo sempre sottovalutato gli effetti dell’influenza, una delle malattie infettive con i maggiori impatti di morbilità e mortalità. La vaccinazione ne può attutire notevolmente la modalità di presentazione e quindi ridurre le conseguenze più impattanti sulla società: ad esempio l’influenza è il primo fattore di assenza sul lavoro o nei percorsi di formazione. La vaccinazione contro l’influenza è sempre stata raccomandata ed è considerata un presidio di sanità pubblica.

Perché adesso, con la diffusione del Covid-19, si ritiene particolarmente importante vaccinarsi contro l’influenza?
Innanzitutto bisogna sfatare un luogo comune: non esiste dire “Ho un po’ di influenza”. È una vera e propria malattia, con dei sintomi specifici: febbre, astenia, stanchezza, sintomi che sono tipici anche del Covid-19. Questa similitudine dei sintomi rende molto utile la vaccinazione, perché, diminuendo la quantità di pazienti malati, rende più facile effettuare lo screening e quindi distinguere tra l’una e l’altra patologia.
Poi ci sono gli operatori sanitari.
Questo è l’altro elemento: noi abbiamo una dote preziosa, i nostri operatori sanitari, e abbiamo visto quanto sono stati fondamentali nel lockdown. Pensare che una parte di queste persone siano “fuori uso” perché affette dall’influenza può rappresentare un problema vero. Inoltre siamo consapevoli che possono esserci situazioni di co-infezione, o di infezione in sequenza, ovvero potrebbe venire il Covid-19 e poi l’influenza o viceversa. Queste sono situazioni incognite rispetto a un fenomeno che non ha una storia alle spalle, e anche questo ci spinge a pensare che la vaccinazione contro l’influenza possa essere davvero importante per ridurre situazioni dubbie.

Che tipo di anno scolastico ci aspetta?
La scuola da sempre si svolge in contesti dalle caratteristiche di tutti gli ambienti “confinati”: si tende a dire che i bambini all’asilo o a scuola “si ammalano di più”, ma la verità è che si contagiano di più. La scuola, come qualunque altra attività che si svolge in ambienti confinati, rappresenta quindi un elemento di preoccupazione, e che favorirà l’emersione di quantità di “casi sintomatici”, ovvero di persone con almeno un sintomo evocativo (febbre, tosse , mal di gola, forme gastroenteriche…). Fino a ieri, se avevi uno dei sintomi influenzali magari continuavi ad andare a scuola e non avevi certamente nessun percorso dedicato. Oggi invece è necessario prendere in carico quel “caso sintomatico” per verificarne la eventuale positività al Coronavirus, e nel caso tracciare i contatti e isolarlo: è chiaro che questo introduce la necessità di una organizzazione sanitaria complessa. Avere fatto la vaccinazione antinfluenzale anche nei minori elimina una parte del problema, per lo meno a livello di evidenza della sintomatologia.

Perché alcune persone non si vaccinano contro l’influenza?
Le circolari ministeriali parlano del 75-95% come soglia minima e ottimale di popolazione vaccinata per evitare la diffusione di virus influenzale. La verità è che noi arriviamo a percentuali sotto il 50%. Quindi meno di una persona su due si vaccina, e questo è un problema di sanità pubblica. Io ritengo che in questo senso non si faccia ancora abbastanza promozione sul piano culturale. Lo dico da medico igienista: noi dobbiamo aiutare le persone a capire che la vaccinazione non ha problematicità di alcun tipo, ma protegge il soggetto vaccinato e insieme produce un beneficio sulla società. In questo modo il soggetto (e parliamo di milioni di persone ogni anno nel mondo) non si contagia e non viene tolto dal circuito lavorativo e scolastico, fatto che rappresenta altrettanto un danno importante.
Dobbiamo aspettarci la stessa ostilità anche per il vaccino contro il Covid-19?
Credo che tutti speriamo di avere presto il vaccino contro il Covid19. E allora, perché non usiamo il vaccino antinfluenzale?

Leggi anche: 1.  Non possiamo essere ostaggio dei no-vax: rendiamo il vaccino antinfluenzale obbligatorio a scuola (di David Parenzo) / 2. Corsa al vaccino antinfluenzale: “Ma un milione di persone rischia di restare senza”  / 3. L’inchiesta di TPI sui vaccini influenzali in Lombardia: “Sono in ritardo e distribuiti male” / 2.

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