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Ricciardi a TPI: “In Campania siamo sul filo del rasoio, paura per saturazione posti letto”

Intervista al rappresentante italiano all'Oms: "Le Asl sono sotto pressione, a spaventare è la saturazione dei posti letto. C'è bisogno di attrezzare reparti per pazienti infettivi. Ma c'è anche un problema di tracciamento: in pochi qui hanno scaricato Immuni, si rischia che l’epidemia si diffonda in modo difficile da controllare. E non è ancora arrivata l’influenza"

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 7 Ott. 2020 alle 17:33 Aggiornato il 7 Ott. 2020 alle 17:45
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Immagine di copertina
Credit: Emanuele Fucecchi

“La situazione in Campania è preoccupante e deve essere affrontata con grande decisione. Siamo su una lama di un rasoio: sospesi tra riabbassare questa curva epidemica o avere problemi di pressione importante sul sistema sanitario”. Lo spiega a TPI Walter Ricciardi, super-consulente del Ministero della Salute e rappresentante italiano al Consiglio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ricciardi, napoletano, fa il punto sulla situazione in Campania, dove i contagi da settimane sono in aumento (quelli accertati oggi, mercoledì 7 ottobre, sono stati 544) e le strutture sanitarie iniziano ad andare in affanno.
Professore, negli ospedali campani iniziano a scarseggiare i posti Covid, dobbiamo preoccuparci?
Il sistema sanitario campano ha retto fino a questo momento, ma, se non si tiene sotto controllo, la curva epidemica può creare problemi di saturazione. A me non preoccupano tanto i posti in terapia intensiva, perché oggi sappiamo curare meglio il Covid e lo sappiamo diagnosticare prima. Ciò che spaventa è la saturazione dei posti letto in generale: sono pazienti che vanno gestiti con una serie di cautele (Leggi anche: All’ospedale Cotugno di Napoli esauriti i posti Covid, il direttore a TPI: “Più preoccupato ora che a marzo”).

Come dovrebbe agire la Regione?
C’è bisogno di attrezzare dei reparti per pazienti infettivi e di non farli incrociare con pazienti non infettivi. Il problema è la pressione sulla diagnostica e sulle terapie sub-intensive.
La Campania aveva gestito bene la prima ondata, ora sembra in affanno. Cosa è successo secondo lei?
Questo è un virus che non ha confini. Probabilmente la Campania, con il Lazio e la Sardegna, sono state le regioni più interessate da una mobilità di ragazzi tornati dalle vacanze che hanno cominciato a contagiare le loro famiglie. E chiaramente, a cascata, si è messo in moto un meccanismo di contagio. Va anche detto che la Campania, così come il Lazio e la Sardegna, è una regione debilitata da anni di tagli e carenze di organico, quindi è molto più in affanno rispetto alle regioni del Nord, che questi tagli non li hanno avuti.

E ora che succede?
Le Asl campane sono sotto pressione, la Campania è una delle regioni che ha scaricato meno l’app Immuni, si sta sotto il 10%. Si corre il rischio di perdere il tracciamento dei focolai e che l’epidemia si diffonda in modo difficile da controllare. E non è ancora arrivata l’influenza: quando accadrà, si sommerà questa situazione del Covid all’influenza e anche delle altre sindromi, come le sindromi para-influenzali, e sarà critica.

Leggi anche: Covid, boom di contagi e ospedali in affanno: la Campania sotto assedio. Cosa sta succedendo

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