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Alla Lombardia non serve una commissione d’inchiesta sul Covid, ma le dimissioni di Gallera

Nella Lombardia che si loda e s'imbroda per bocca del presidente Fontana, il maquillage politico ieri ha partorito una commissione d’inchiesta che dovrebbe indagare sulle responsabilità politiche regionali in tempo di Coronavirus e che invece nasce già zoppa, fetida di compromessi politici che la delegittimano ancora prima di partire. Una commissione sostanzialmente inutile

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 27 Mag. 2020 alle 14:27 Aggiornato il 27 Mag. 2020 alle 14:43
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Immagine di copertina
Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e l'assessore al Welfare Giulio Gallera

Lombardia, non serve commissione d’inchiesta, ma le dimissioni di Gallera

L’unica vera commissione d’inchiesta che funzioni davvero in Lombardia ha una sola forma potabile: le dimissioni di Giulio Gallera. Nella Lombardia che si loda e s’imbroda per bocca del suo presidente Attilio Fontana, il maquillage politico ieri ha partorito una commissione d’inchiesta che dovrebbe indagare sulle responsabilità politiche regionali in tempo di Coronavirus e che invece nasce già zoppa, fetida di compromessi politici che la delegittimano ancora prima di partire e sostanzialmente inutile.

La politica, si sa, è un meccanismo molto più semplice di quello che vuole sembrare: se si decide di istituire una commissione d’inchiesta che faccia chiarezza sulle azioni politiche della maggioranza, viene facile facile comprendere che la presidenza di commissione debba essere assicurata all’opposizione che svolge il suo ruolo di garanzia. In Regione Lombardia presidente è diventata Patrizia Baffi, consigliera regionale ex PD salita sul carro dei renziani di Italia Viva e sempre piuttosto generosa con Fontana e compagnia cantante. A prima vista qualcuno potrebbe pensare: “Ehi, se è di Italia Viva allora significa che è all’opposizione”. Ma il fatto che Baffi sia stata eletta con i voti della maggioranza svela il trucco. Patrizia Baffi, del resto, si è distinta in qualità di unico membro dell’opposizione che non ha votato la sfiducia a Gallera (“Battiamo prima il Coronavirus”, aveva dichiarato in un’intervista a Il Riformista, seguendo lo stesso modello leghista per cui l’omertà viene rivenduta come rispetto dei morti) e ora si prepara a essere la sacerdotessa di una commissione che è solo un po’ di fondotinta politico.

Non conta nemmeno che il suo leader Matteo Renzi e il presidente di Italia Viva Ettore Rosato le abbiano chiesto di dimettersi: “Resto per rispetto dei morti”, dice. Come facciano tutti questi a leggere le volontà di gente deceduta è qualcosa di macabro che continua a riproporsi nel dibattito pubblico. Al momento della sua proclamazione, il Movimento 5 Stelle e (poi) il Partito Democratico ha fatto uscire dall’aula tutti i suoi consiglieri. Ma l’unico che dovrebbe alzarsi, in fretta, per cominciare a fare un po’ di chiarezza dovrebbe essere l’assessore Gallera e la sua banda di incompetenti. Eccola l’unica vera mossa politica di garanzia. “Ha fatto troppi danni per poter sopportare che resti al suo posto ancora un solo giorno in più”, dice il M5S Dario Violi. Viene difficile dargli torto. Invece ora Gallera e Fontana possono godersi l’opposizione più dolce che si sia mai vista ultimamente in Consiglio regionale.

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