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Regione Lombardia: via alla commissione d’inchiesta, forti perplessità sui mezzi pubblici

Fontana ottimista: "Siamo sulla strada giusta", ma non convince il distanziamento sui mezzi pubblici. Atm e Trenord scrivono alla ministra De Micheli: "Inapplicabile, limitiamoci alle mascherine"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 28 Apr. 2020 alle 18:57 Aggiornato il 29 Apr. 2020 alle 09:07
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Nel Consiglio Regionale della Lombardia è stata istituita una commissione d’inchiesta incaricata della “analisi e valutazione della gestione dell’emergenza sanitaria”.

Lo ha sancito oggi l’Ufficio di Presidenza, applicando l’articolo 19 dello Statuto d’Autonomia della Lombardia e l’articolo 52 del Regolamento generale.

La Commissione era infatti stata richiesta da tutti i consiglieri di opposizione, proprio sulla base dei predetti regolamenti.

“Mi auguro che la commissione possa vedere un confronto partecipato e propositivo tra tutti i suoi componenti – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi – con l’obiettivo di approfondire e analizzare la gestione dell’emergenza sanitaria di questi mesi in modo utile e costruttivo, senza cadere e perdersi in sterili polemiche e strumentalizzazioni politiche”.

La Commissione sarà composta da tre consiglieri per i gruppi consiliari più consistenti (Lega, Forza Italia, PD e M5S) e da un consigliere per gli altri gruppi. Entro dieci giorni i capigruppo dovranno comunicare i nominativi dei componenti designati, quindi Fermi convocherà la seduta di insediamento. Il presidente della commissione, che dovrà essere votato a maggioranza, spetta all’opposizione.

La Commissione dovrà concludere il proprio lavoro entro 12 mesi dall’insediamento.

Il Presidente della Regione Attilio Fontana, commentando l’evoluzione dell’epidemia, ha detto: “I dati di oggi ci dicono che siamo sulla strada giusta e ci indirizziamo verso una graduale uscita da questa situazione incredibile. Questo lo si deve innanzitutto all’impegno dei cittadini”.

“Anche nella fase di ripresa dovremo mantenere quei comportamenti fondamentali che abbiamo tenuto per evitare che il virus possa tornare a diffondersi”.

In particolare, Fontana ha sollevato il problema dei mezzi pubblici: “Bisogna fare in modo che non tutti abbiano lo stesso orario di inizio, dilazionandolo durante l’arco della giornata e magari non su 5 giorni ma su 7 giorni, così che sui mezzi via sia spontaneamente un numero tale di persone che non metta in pericolo gli altri”.

Il tema è particolarmente caldo, come si evince anche dalla lettera nella quale Arrigo Giana, d.g. di Atm, e Andrea Gibelli, presidente di Ferrovie Nord Milano, esprimono le loro perplessità alla ministra dei Traporti Paola De Micheli.

“Il distanziamento ipotizzato di un metro per la Fase 2 limita la capacità del sistema dei trasporti di persone al 25-30% del numero di passeggeri trasportati in condizioni di normalità”.

Pertanto, “l’offerta di trasporto sarebbe assolutamente insufficiente, anche a fronte di una domanda che, prevedibilmente, sarà inferiore rispetto alla situazione pre-emergenza Covid-19″.

Il vincolo di un metro potrebbe inoltre generare “sovraffollamento a ridosso delle aree di attesa delle stazioni e alle fermate, ottenendo un effetto contrario a quello desiderato” con “assembramenti non controllabili e pericolosi per la salute delle persone» oltre che «potenziali problemi di ordine pubblico”.

Per questi motivi il direttore generale di Atm Milano e il presidente di Ferrovie Nord chiedono alla ministra di mantenere solo “il criterio incardinato sull’obbligo di utilizzo delle mascherine da parte degli utenti, rigorosamente applicato, coerentemente, peraltro, a quanto disposto nel protocollo generale per la riapertura delle imprese”.

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