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L’infettivologo Galli: “Coronavirus arrivato in Italia dalla Germania. A Milano già a fine gennaio”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 21 Mag. 2020 alle 09:20
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Immagine di copertina

Galli: “Coronavirus arrivato in Italia da Germania. A Milano già a gennaio”

Che il Coronavirus sia arrivato in Italia ben prima di quel famoso 21 febbraio, giorno in cui venne scoperto il famoso “paziente 1” a Codogno, è ormai chiaro a tutti: a ribadirlo, ancora una volta, anche il professor Massimo Galli, primario di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano: secondo il medico, a Milano il Covid ha iniziato a circolare già intorno al 25-26 gennaio ed è arrivato dalla Germania. Galli è intervenuto durante un webinar dedicato all’efficacia dei rapid test per il Coronavirus come strumento di prevenzione nella Fase 2.

“Secondo le informazioni decisamente importanti, che provengono dallo studio svolto con i colleghi del Centro trasfusionale del Policlinico di Milano a cui abbiamo partecipato – ha detto Galli – dicono che con ogni verosimiglianza il virus è arrivato all’uomo tra la fine di ottobre e l’inizio novembre dell’anno scorso. Si tratta di un virus tedesco proveniente in realtà da Shanghai, che ha avuto una minima diffusione in Germania”.

Per quanto riguarda poi i test rapidi, Galli ha detto di essere favorevole: “Meglio poter mettere migliaia e migliaia di persone in fila distanziate a fare un pungidito, aspettare dieci minuti per il risultato ed essere indirizzate nel modo migliore, piuttosto che mettere altrettante persone in attesa di un prelievo venoso con tempi di risposta che nel migliore delle ipotesi richiedono ore. I test rapidi, in termini di specificità (98%) e sensibilità (95%), sono la strada per questa Fase 2 soprattutto per chi deve tornare a lavoro. Rispetto a quelli col prelievo sono molto più facili, sostenibili e agili”.

Galli infine ha parlato anche dei test sierologici: “L’identificazione di una infezione recente attraverso un esame anticorpale – ha dichiarato – è praticamente impossibile perché abbiamo una fase-finestra nella produzione degli anticorpi di almeno 11 giorni dall’inizio della comparsa dei sintomi. C’è una percentuale importante di casi che si manifestano senza manifestarsi, questo per dire che gli asintomatici sono veramente parecchi”.

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