Coronavirus, Galli: “Test sierologici a pagamento sono inconcepibili, debacle del Ssn”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 19 Mag. 2020 alle 10:50
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Coronavirus, Galli: “Test sierologici a pagamento sono inconcepibili”

“I test sierologici a pagamento sono una débâcle per la sanità: è inconcepibile che il pubblico non sia in grado di dare questo genere di risposta ai cittadini e gli dica che deve andarsi a pagare il test a 63 euro, come se questa fosse una scelta voluttuaria, e fare a sue spese il tampone, ma per favore”: con queste parole Massimo Galli, primario di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ha espresso ad Agorà il suo disaccordo con quello che sta succedendo in Italia nella Fase 2 della lotta al Coronavirus.

“Soprattutto dalle mie parti – ha detto il primario dell’ospedale Sacco di Milano durante la trasmissione di Rai 3 – moltissime persone stanno prendendo appuntamento negli ambulatori privati per fare il test che non sono riusciti ad ottenere dal Servizio sanitario nazionale e questa è una debacle per l’organizzazione della sanità. Perché la valutazione alla fonte dell’esistenza o meno di persone contagiate sarebbe il presidio fondamentale per evitare l’ulteriore diffusione del contagio”.

Ha fatto molto discutere infatti, nelle scorse settimane, la decisione della Regione Lombardia di far pagare ai cittadini il tampone qualora il test sierologico (svolto sempre privatamente) fosse risultato positivo. Sul tema è intervenuto poi il governatore lombardo, Attilio Fontana, spiegando che i tamponi saranno rimborsati in caso di positività. Il professor Galli (qui la sua intervista a Selvaggia Lucarelli per TPI) tuttavia punta il dito contro il fatto che al cittadino non venga garantito un test sierologico finanziato dal Servizio sanitario nazionale.

“Il test – ha continuato Galli – è molto più importante del distanziamento al ristorante, è il sistema fondamentale per ridurre l’ulteriore diffusione dell’epidemia. Scusatemi ma mi è scappato un momento di indignazione…”. “Mascherina e distanziamento – ha concluso – sono un tentativo ulteriore di difesa, ma non esiste una sperimentazione con dati certi che ci dice che questo è il sistema che funziona. Anche se il buon senso ti dice che è l’unico sistema per tentare una convivenza basata sulla grande responsabilità individuale”.

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