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Il viceministro Sileri attacca il Comitato tecnico scientifico: “In Italia si muore e i documenti sono secretati”

Duro sfogo del viceministro della Sanità sui documenti del Cts, sulle decisioni non condivise e sulle notizie a cui il Ministero viene a conoscenza solo attraverso i giornali

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 18 Mag. 2020 alle 13:10 Aggiornato il 19 Mag. 2020 alle 11:38
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Immagine di copertina
Il vice ministro della Sanità, Pierpaolo Sileri Credits: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Documenti Cts, Sileri: “In Italia le persone muoiono e gli atti sono secretati”

Mi dicevano: ‘Non sono secretati ma non puoi leggerli’. Un perfetto comma 22, mentre in Italia si moriva a centinaia e purtroppo abbiamo ancora tante perdite“. Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute, si riferisce così ai verbali del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza Coronavirus, di cui TPI ha parlato in questa inchiesta.

In un’intervista di oggi, 18 maggio, a ‘La Verità’ Sileri torna su questioni interne già sollevate nei giorni scorsi, quando aveva puntato il dito contro la mancata attivazione di deleghe al ministero della Sanità. “Io e la mia collega, la sottosegretaria Sandra Zampa, che fra l’altro fa parte della delegazione del Pd – spiega Sileri – abbiamo ottenuto, non le dico quanto ci è voluto, di poter inserire degli osservatori durante gli incontri del Cts”.

Gli affondi di Sileri

“Attenzione – precisa – ho detto che è un osservatore nel Comitato: riferisce a me quando io non partecipo alle riunioni, ma non ha potere deliberativo al pari dei membri del Cts”. E quando gli viene chiesto se si tratti di “una spia”, lui risponde: “Per carità, è un medico del mio gabinetto, una persona serissima, mica Mata Hari”. Per rendere l’idea, Sileri ricorre a un aneddoto: “Una lunga giornata di lavoro al ministero – racconta – Resto in un ufficio senza mai muovermi, poi vado a casa. Mia moglie mi urla dal salone mentre mi faccio la doccia: ‘Ma come? Ci sono due infetti a Roma e non mi dici nulla?’. Gli uffici non mi avevano detto nulla. A nessuno di noi: né a me, né alla sottosegretaria Zampa”.

Poi lo sfogo del viceministro: “È normale che io il Dpcm lo ottenga da un altro ministero e non dal mio? È possibile che io una delibera o una circolare la scarichi dal Corriere della Sera e non la riceva dagli uffici che l’hanno diffusa? E che poi quando leggo dico: ‘Ma che cazzo stanno a dì?'”. E’ c’è anche un esempio preciso: “Il 7 maggio a Bergamo hanno fatto le analisi contro il parere del ministero. Da medico, mi sento di dire che abbiamo commesso un reato“. Parole forti quelle del viceministro Sileri, che raccontano un rapporto tra ministero della Salute e Cts non proprio roseo.

Perché i documenti del Cts sono importanti

I documenti ai quali si riferisce Sileri sono fondamentali. Ogni giorno, dall’inizio dell’emergenza, il governo si avvale del Comitato tecnico scientifico (CTS) che produce pareri, report e raccoglie note tecniche che passano dalle mani del capo dipartimento Angelo Borrelli direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Tra questi atti ci sono anche quelli della settimana che va dal 1 marzo all’8 marzo, periodo cruciale per la mancata chiusura dei due comuni della Bergamasca Alzano Lombardo e Nembro, diventati poi il peggiore focolaio d’Europa, su cui noi di TPI abbiamo pubblicato un’inchiesta in più parti. Tra quelle pagine c’è la nota dell’Istituto Superiore di Sanità in cui si chiedeva l’isolamento della Val Seriana già il 2 marzo, ci sono le ragioni del CTS per cui quest’ultima è stata ignorata, c’è insomma la cronologia di un pezzo di storia italiana.

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