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“Se ti chiama a casa il governatore Fontana”, il racconto del giornalista Max Rigano

Di Anna Ditta
Pubblicato il 20 Mag. 2020 alle 15:47 Aggiornato il 20 Mag. 2020 alle 15:57
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Immagine di copertina

“Se ti chiama a casa il governatore Fontana”, il racconto del giornalista Max Rigano

Succede che in Lombardia una dipendente regionale sia stata messa in isolamento per sospetto Covid-19 e poi dichiarata libera di andare in giro senza fare alcun test o tampone, in base a una dichiarazione telefonica al medico. A denunciare quanto accaduto in un post sulla sua pagina Facebook è il giornalista Max Rigano, che dice di aver ricevuto una telefonata dal governatore della Regione Attilio Fontana proprio sul caso da lui segnalato.

“Sono le sei del pomeriggio. Mi era da poco arrivato l’ennesimo messaggio”, inizia il racconto del giornalista. “Il tono era questo: ‘Caro Max sai come funziona in Lombardia??? Dichiarata da isolamento e poi libera, tutto senza alcuna prova, in base a dichiarazione telefonica spontanea. Per lui (il medico) dopo un mese di isolamento (da Covid) e 14 gg senza altri sintomi (che ho dovuto dichiarare io al telefono neanche per iscritto) il 22 maggio sarò libera di andare dove voglio, senza fare il test, senza fare il tampone. E se io oggi al telefono alla domanda “ha avuto altri sintomi” invece di dire “no” avessi detto al mio medico: “dottore starnutisco”, sempre sulla parola mi avrebbe dato altro 2 giri di isolamento! E se io avessi avuto altri sintomi ma mi fossi semplicemente rotta le scatole sarebbe bastato mentire e sarei stata libera come lo sono. Così vanno in giro le persone, da ieri… È PAZZESCO”

“Niente di nuovo per noi qui a Milano, in Lombardia”, prosegue Rigano, che racconta di aver girato il messaggio su WhatsApp al presidente Fontana, aggiungendo che l’autrice del messaggio è una sua amica che lavora in Regione Lombardia e chiedendo al governatore come si sarebbe comportato se si fosse trattato di sua moglie o suo figlio. “Dopo pochi minuti ricevo un suo messaggio”, racconta il giornalista. È Fontana, che chiede da quale città scriva la donna. Da Milano, risponde Rigano. “Passano circa trenta minuti e mi squilla il cellulare”. Ecco la sorpresa: “È Attilio Fontana. ‘Scusi Rigano, ma a me questa situazione non va proprio a genio. Questa persona deve avere un tampone se negli ultimi 14 giorni ha avuto sintomi o se è stata segnalata a una ATS. Mi può girare il numero di cellulare della signora?'”. Rigano rimane stupito, ma sente la signora e con il suo permesso passa il numero di telefono al governatore. “Passano altri trenta minuti e la mia amica mi conferma: ‘Sono stata chiamata da Carlo Cassani, (capo ufficio stampa e portavoce dell’assessore al welfare Gallera) il quale mi ha garantito che non devo essere io a pagarmi l’esame sierologico ed il tampone. Provvederanno loro a farmi chiamare e a farmi fare l’esame'”. L’intervento del governatore in persona, quindi, sembra aver portato a una soluzione. Ma Rigano non si ferma qui.

“Racconto questa vicenda perché ci vedo una bella differenza con quanto mi era accaduto ( e l’avevo scritto) circa un mese e mezzo fa”, scrive. Ripercorre a questo punto la storia di Veronica Rencricca, ragazza romana rimasta bloccata a Milano a causa del lockdown, che si era auto-denunciata in quanto sintomatica dichiarata, ma libera di circolare perché nessuna l’aveva visitata. Il suo video pubblicato su YouTube aveva fatto decine di migliaia di visualizzazioni e Rigano ne aveva chiesto conto all’assessore Gallera. Ma in questo caso non c’era stata nessuna risposta. “Mi sembrava importante che una sintomatica dichiarata, libera di circolare perché nessuna l’aveva visitata, potesse potenzialmente contagiare delle persone in città. Per questo mi ero sentito in dovere di avvisare l’Assessore”, spiega il giornalista. “Nel caso accadutomi ieri, c’è stata una bella differenza”, aggiunge. “Fontana mi ha chiamato, s’è informato e ha evidentemente preteso che l’Assessorato alla Sanità si attivasse subito. Da qui la domanda: perché due reazioni così diverse da parte di Fontana e Gallera?

“Ammettiamo pure che sia dipeso da due fattori. La ragazza di ieri è una dipendente della Regione e chi ha segnalato il caso al Governatore è stato un giornalista. Bastano per motivare due così diverse ed opposte reazioni?”, si chiede Rigano. “Gallera e il Governatore Fontana, si parlano? Perché la politica è fatta anche di etica individuale. E qui ci sono due modi completamente diversi di agire”. Resta anche un altro interrogativo: “Se un comune cittadino ha il timore di aver avuto o di avere in corso i sintomi del Covid, e dopo aver chiamato l’Ats o il suo medico di base, si senta dire che non ha diritto a fare né il siero né il tampone e che se lo fa è a suo carico, salvo che il siero risulti essere positivo, e posto che debba aspettare anche due mesi per fare il siero o il tampone, come si spiegano queste differenze? Come si spiega che in Lombardia non si tamponi o non s’indaghi con la sierologia almeno chi dice di avere i sintomi?”. Ciò che appare evidente – conclude Rigano – “è che il principio di uguaglianza non viene rispettato se ad alcuni il tampone si fa e ad altri no. Così come appare altrettanto evidente che non siamo tutti uguali se chi ha un amico giornalista che ha il numero di cellulare del Governatore della Regione riesce a fare il test; e chi invece non ce l’ha rimane senza. Perché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. O no?”

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