Coronavirus, allarme contagi e caos tamponi: cosa sta succedendo in Sardegna

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 23 Ago. 2020 alle 10:57
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Credits: Pixabay

Coronavirus, allarme contagi e caos tamponi: cosa succede in Sardegna

Nell’Italia che sta vivendo una fase di grande crescita dei nuovi casi di Coronavirus, a preoccupare particolarmente è la situazione della Sardegna: una buona parte degli infetti degli ultimi giorni, infatti, è di ritorno dalle vacanze nell’isola. Serate in discoteca (fino a quando queste non sono state nuovamente chiuse dal Governo), ma non solo: molti dei nuovi contagiati non hanno partecipato alla movida della Costa Smeralda, ma hanno semplicemente frequentato spiagge, ristoranti e alberghi. E così, mentre nel Lazio metà dei nuovi casi di ieri (97 su 215, record da inizio pandemia) sono di importazione dalla Sardegna, le due Regioni litigano su chi deve effettuare per primo il tampone sui viaggiatori. E il governatore, Christian Solinas, attacca direttamente l’esecutivo e la decisione di non approvare la sua proposta di un passaporto sanitario per ogni turista.

I numeri del contagio da Coronavirus in Sardegna

Partiamo dagli ultimi numeri disponibili. Il bollettino diramato ieri dalla Protezione civile parla di 44 nuovi casi di Coronavirus in Sardegna (34 nel Nord dell’isola, 6 a Cagliari, 3 nella provincia di Nuoro e 1 nella provincia del Sud). Nessun nuovo decesso: il totale dei morti da inizio pandemia è di 134, mentre i casi totali ammontano a 1.653 su 123.056 tamponi effettuati. I pazienti ricoverati in ospedale sono 14, nessuno in terapia intensiva, mentre 243 sono le persone in isolamento domiciliare. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 1.258 pazienti guariti, più altri 4 guariti clinicamente.

Ma il bollettino, in sé, non restituisce un quadro del tutto veritiero sull’andamento del contagio. Perché tutti i turisti che si infettano in Sardegna vengono poi inseriti nel computo dei positivi della loro Regione di residenza. Il caso del Lazio, ieri, è lampante per capire quanto l’isola stia diventando un potenziale focolaio del Covid: su 215 nuovi casi (non era mai successo da inizio pandemia che fossero così tanti gli infetti nel Lazio in un solo giorno), ben 97 sono persone di rientro proprio dalla Sardegna. Stesso discorso per altre Regioni: dei 53 nuovi contagi registrati in Toscana, ad esempio, 5 sono ricollegabili all’isola.

Discoteche, ma non solo

A finire al centro delle polemiche sono state in questi giorni soprattutto le discoteche. La Costa Smeralda, ogni anno, pullula di turisti che si riversano nei locali notturni a fare serata. Quest’anno non è andata diversamente, anzi i dati delle prenotazioni delle compagnie aeree e delle società di navigazione sottolineano come l’estate del Covid-19 in Italia sia stata dedicata al turismo locale, Sardegna in primis. In queste settimane sono tante le testimonianze di ragazzi che hanno contratto il Coronavirus dopo aver partecipato a delle serate in discoteca. Ma allo stesso tempo, non mancano i racconti di chi non frequenta i locali notturni ma si è ugualmente infettato.

E infatti il tema del boom di nuovi contagi dalla Sardegna non può prescindere dall’esaminare anche il fenomeno dei voli aerei strapieni di persone – da quando è saltato l’obbligo del distanziamento a bordo e quindi di occupare solo la metà dei posti -, ma soprattutto quello dei traghetti. Sulle imbarcazioni che permettono di raggiungere le isole, infatti, i controlli diventano molto complicati. Soprattutto nelle fasi di accesso e di discesa. Oltre alle spiagge super affollate e all’utilizzo della mascherina che, nonostante l’obbligatorietà all’aperto dalle 18 alle 6, non sembra essere così frequente.

Un intero resort in quarantena

Emblematico della situazione in Sardegna in questi giorni è stato il caso del resort La Maddalena, sull’Isola di Santo Stefano. Oltre 450 persone, tra turisti e lavoratori del resort, sono rimasti in quarantena nel villaggio per diversi giorni dopo che uno degli addetti stagionali è risultato positivo al Coronavirus. Alla fine, dopo i tamponi, si è scoperto che i contagiati erano in tutto 25, tutti dipendenti della struttura. Loro sono stati obbligati, ovviamente, a mettersi in quarantena nell’isola, mentre i 444 turisti del resort sono stati alla fine “liberati”. Molti di loro hanno parlato di un vero e proprio incubo: “Le persone stavano cominciando a perdere la testa”.

Lazio e Sardegna litigano sui tamponi. E Solinas attacca il Governo

Come già anticipato, da ieri è in corso un dibattito – con tanto di polemiche – tra la Regione Lazio e la Sardegna sui tamponi da effettuare sui turisti in arrivo e in partenza dalle due zone. Nella mattinata di sabato sono stati attivati i box di controllo con tampone al porto di Civitavecchia, un metodo che consente di intercettare subito gli asintomatici di rientro dalle vacanze. Ma ciò non è sufficiente e il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, lo ha fatto capire chiaramente: “Il Ministero della Salute e la Regione Sardegna devono urgentemente predisporre controlli con tampone agli imbarchi dei traghetti. Dai nostri dati, i positivi asintomatici agli sbarchi sono moltissimi, ma coloro che vengono eventualmente contagiati in viaggio non è possibile intercettarli allo sbarco perché il contagio si manifesta solo dopo alcuni giorni. Sono persone asintomatiche che stanno bene ma possono essere veicolo di contagio per altri familiari e persone fragili. Fare viaggiare i traghetti con questa promiscuità è un errore perché moltiplica i contagi di persone che poi tornano alle loro case in tutta Italia”.

Della stessa idea l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, che ha parlato addirittura di un rischio “bomba virale” dalla Sardegna. Suscitando la reazione del suo omologo sardo, Mario Nieddu: “Sarebbe il caso che i tamponi li facessero dal Lazio agli imbarchi per la Sardegna e non il contrario perché la nostra regione era pulita, avevamo azzerato i casi”. Ancora più duro il governatore della Sardegna, Christian Solinas: “Vorrei ricordare al governatore Zingaretti e all’assessore D’Amato che i giovani romani che sono tornati positivi nel Lazio non si sono sicuramente infettati nella nostra isola ma probabilmente prima di arrivare qui hanno girato mezza Europa, frequentando posti a rischio. Sono loro che hanno portato il virus in Sardegna e non il contrario”. Solinas, poi, ha attaccato direttamente il Governo: “Tutti i casi in Sardegna sono di importazione o di ritorno, persone già positive testate una volta giunte in Sardegna o sardi infettati durante le vacanze all’estero. Se il Governo avesse accolto il modello che avevo proposto già mesi fa per accompagnare l’ingresso sull’isola di ciascun passeggero con un certificato che attestasse l’esito negativo del tampone, oggi non ci sarebbe la recrudescenza del virus”.

Nonostante i battibecchi, le due Regioni hanno fatto poi sapere di essersi messe a lavoro per arrivare a una reciprocità nell’effettuare i tamponi con test in Sardegna per chi parte e nel Lazio per chi va nell’isola. In un’intervista a Repubblica, il ministro della Salute Roberto Speranza ha parlato anche di un’intesa “tra regioni per gestire i traghetti tra Sardegna e Lazio”. Per poi aggiungere: “Più tamponi si fanno e meglio è, in porti, stazioni, aeroporti, ma sono i governatori a doverli organizzare. Il Governo sa che non ci sono le condizioni per chiudere i collegamenti tra le regioni con mezza Italia in vacanza. Ma i controlli possono essere intensificati”.

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