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Coronavirus, la ricerca: “Le Regioni con meno contagi sono quelle che hanno firmato più ordinanze”

In testa ci sono Abruzzo e Campania, Lombardia e Veneto in fondo alla classifica

Di Anna Ditta
Pubblicato il 15 Mag. 2020 alle 09:17 Aggiornato il 15 Mag. 2020 alle 14:43
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Credit: Ansa

Coronavirus, la ricerca: “Le Regioni con meno contagi sono quelle che hanno firmato più ordinanze”

A quasi tre mesi dall’inizio dell’emergenza Coronavirus in Italia, il dislivello tra Regioni su numero di contagi e di vittime, salvo nuovi focolai, è ormai consolidato. Da un lato ci sono le Regioni più duramente colpite, come Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, dall’altro ci sono quelle dove l’epidemia è stata arginata per tempo grazie alle misure restrittive emanate dal governo (qui l’ultimo bollettino con i dati della protezione civile regione per regione). Ma non solo. Secondo una ricerca del Centro Studi di FB&Associati, la prima società di lobbying e advocacy fondata in Italia nel 1996, potrebbe non essere così semplice. A pesare, infatti, sul contenimento dei contagi sarebbero state anche le ordinanze varate dalle singole Regioni. Si tratta di una mole di provvedimenti impressionanti: in totale 468 nel periodo compreso tra il 24 febbraio ed il 25 aprile.

Il Centro Studi ha voluto misurare l’impatto avuto da queste ordinanze e, come anticipa il Corriere della Sera, il risultato è sorprendente. Le Regioni che sono state meno colpite dalla pandemia sono anche quelle che hanno varato più provvedimenti. In particolare, si tratta di Abruzzo (49 ordinanze), Toscana (40), Campania (39), Calabria e Lazio. “Se da un lato alcuni governatori hanno sostenuto che il contenimento dei casi sarebbe dovuto proprio alle maggiori restrizioni imposte, dall’altro sembrerebbe che Regioni omologatesi alle restrizioni del governo centrale siano riuscite a limitare, comunque, il numero dei contagi”, si legge nello studio. Al contrario, le Regioni che hanno contato più vittime per il Coronavirus sono in fondo alla classifica della produzione di ordinanze. La Lombardia ha adottato solo 9 provvedimenti, il Veneto appena 14, il Piemonte 13 e l’Emilia-Romagna 18.

L’analisi è ancora più importante se si guarda alla fase 2. “Se la fase uno, quella di maggiore crisi, ha comprensibilmente mostrato una serie di criticità nel rapporto tra Stato e Regioni in considerazione dell’articolato sistema di competenza previsto dalla Carta Costituzionale”, spiega il Centro studi, “le forze centripete di alcuni governatori rischiano di rendere quantomeno difficile la gestione della fase due. L’iniziativa della Presidente della Regione Calabria di una riapertura anticipata di bar e ristoranti con servizio al tavolo, e il conseguente annullamento – da parte del TAR Calabria – di parte dell’ordinanza regionale, è stata il primo esempio della difficoltà di assicurare una ripresa quanto più omogenea possibile”. In totale da febbraio a oggi il governo ha adottato oltre 200 provvedimenti per affrontare l’emergenza Coronavirus, tra decreti-legge e d.P.C.M., ordinanze del ministro della Salute e del capo della Protezione Civile, cui si aggiungono i decreti ministeriali su tematiche specifiche. Sommando i provvedimenti delle Regioni, in tre mesi si arriva a quasi 700.

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